Uno nel pomeriggio ha cinque minuti e tanto sonno, la giornata poi concilia (piove), allora il suddetto uno si distende un attimo a letto e per rendere ancora più goduriosi quei venti minuti di relax decide di addormentarsi lentamente ascoltando la radio.
Solo che un attimo prima di addormentarsi c’è sta cazzo di canzone che parte, e uno non ha più la forza di cambiare stazione, si addormenta ascoltandola:
Quando uno si risveglia (più rincoglionito di prima, tra l’altro, ergo privo di volontà e forze per resistere al lato oscuro della forza) non fa che continuare a canticchiare fino a sera: ie-iiieieiei-eee it’s the party in the USA… come se avesse subito il lavaggio del cervello in un centro di rieducazione dei khmer rossi. Neppure il cantatone della settimana, proposto da Tendallegra, un tormentone che spesso canticchio, è riuscito a salvarmi. Ma in fondo chi ci salverà dal pop demente targato ieieieeee-ie USA?! Perché mi riferisco a me stesso usando: uno? Appunto perché mi sento completamente spersonalizzato, come dopo un camping estivo presso i khmer rossi.
e che io distribuisco a piene mani a tutti color che passando di qua volessero fregiarsi dell’occhio di Ra nel loro blog. Sì tutti voi, perché lo meritate, perché voi valete! Perciò quando tornerete a casa, dai vostri blog, fate loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa, cioé del Taglia, e poi sentitevi liberi di appiccicare il francobollo sul vostro blog e se qualcuno vi chiedesse: chi te l’ha dato? Rispondete: questo è il francobollo che mi ha donato il Papa, cioé sempre il Taglia. Pace e bene.
Non mi piacciono le generalizzazioni, ma è innegabile che in certe situazioni uomini e donne abbiano dinamiche di pensiero completamente diverse e antitetiche, del tipo che se tu uomo provassi a spiegare una cosa/situazione/circostanza e come la vedi ad un altro uomo quello ti capirebbe al volo, ma se la stessa cosa tu la spiegassi ad una donna quella ti guarderebbe come se fossi un alieno. E naturalmente ciò ha senso anche quando il primo fattore dell’equazione è una donna: donna spiega a donna che la capisce al volo una cosa che un uomo troverebbe assurda pertanto incomprensibile. E non solo quando si parla di realtà estranee all’uno o all’altro sesso, es. un pedata sulle palle (uomini), la migliore marca di rimmel (donne). Ma anche in situazioni che fanno parte dell’esperienza di vita di entrambi. Esempi concreti? Che siate uomini o donne attingendo alla vostra di esperienza scommetto che ve ne verranno subito in mente.
Guardavo una trasmissione televisiva, in fatto sentimentale, ad esempio, si diceva che questa differenza di prospettive è data dalla differente concentrazione in Adamo ed Eva di testosterone. Mah, la cosa mi puzza e non ci credo ma se l’hanno detto i dottoroni sarà così.
Prima di High School Musical, prima di Zac Efron c’era lui: il leggendario Vinnie Barbarino (John Travolta).
Non so quanti di voi abbiano visto questa divertente sit-com (appartiene alla mia infanzia, la trasmettevano su tv locali) titolo originale “Welcome back Mr. Kotter” ambientata in una scuola newyorkese di un quartiere degradato, tra povertà, poca voglia di studiare (la classe di Vinnie è una classe ghetto in cui finiscono gli studenti con i voti più bassi, derisi dagli altri compagni, odiati dal preside in quanto sovvertitori dell’ordine, non pecoroni buonini e sorridenti, ma gente che guarda in faccia ciò che non va e prova a reagire a suo modo, grazie all’aiuto di un prof che ha a cuore le sorti dei suoi studenti), necessità di emergere, questione raziale ecc. ma tutto trattato con grande umorismo e senza retorica o fare la paternale al telespettatore.
Io comincerò a diventare un vecchio rincoglionito eh, ma perché ho tanto l’impressione che High School e minchiate del genere ottenebrino le menti dei giovani, mentre le care vecchie sit-com di un tempo (o i film di un tempo) oltre a farci divertire ci insegnavano qualcosa, azzardo ci aiutavano a crescere, ma senza falsi moralismi, senza storielle blande e vuote per decerebrati incapaci di pensare. Ma forse si vuole proprio che sti giovini non sviluppino una loro lucida e analitica capacità critica? Che siano tanti pupazzetti come quelli che dimenano i fianchi tra larghi e mostruosi (perché vuoti) sorrisi come Zac Efron e compagnia? Mah.
Fatto sta che tra le zuccherose e avvilenti storie di High School, tra la banalità dei film genere giovanlistico che vanno adesso, il vecchio Vinnie Barbarino (come Bluto-John Belushi di Animal House) i suoi compagni Washington e Horshac, il caro vecchio prof. Kotter risultano ancor più leggendari.
Intitolava così un suo libro Philip K. Dick (e non uno dei suoi migliori a detta dei conoscitori di quest’autore, io l’ho letto e devo dire che si lascia leggere). Che cosa sognano gli androidi che di cose ne hanno viste sui bastioni di Andromeda e al largo della cintura di Orione? Che cosa sogniamo noi che di cose tutti i giorni ne vediamo e ne sentiamo anche se restiamo con i piedi ben saldi sulla nostra amata Terra?
Johnny Deep ha dichiarato che tutte le mattine si alza, si guarda allo specchio e piange, perché per lui la sua bella faccia è una condanna. (Fonte: Omnibus, La7)
Tutte le mattine io mi alzo, mi guardo allo specchio e piango pensando alla terribile disgrazia occorsa a Johnny Deep.
Però se li guardo bene sti due paiono fratelli… e pensare che bastava un niente perché Johnny fosse come Gattuso e non dovesse più disperarsi, natura crudele.
Mi piacerebbe inaugurare una rubrichetta: un libro in poche parole, anche perché non ho tempo per dedicargliene di più, anche perché spesso non ha senso farlo.
Partiamo dal presupposto che i clown mi stanno sul cazzo, che la retorica e la miseria che li circonda nelle storie stereotipate che li rappresentano non mi piace per niente (quella necessità di mendicare la lacrima al lettore/spettatore) e diciamo subito che niente di tutto questo c’è nel libro di Heinrich Böll “Opinioni di un clown”. Libro definito il più cupo di questo scrittore, io lo trovo semplicemente il più deciso e disilluso, il più onesto e profondo.
Böll attraverso l’analisi che fa il suo protagonista della realtà che lo circonda, quella della Germania del secondo dopoguerra, non fa che mettere a nudo l’uomo: contraddizioni, meschinità, cattiveria, ipocrisia (quanta!) e lo fa in modo lucido, intenso, cristallino, profetico, mai compiaciuto, mai piagnucolando, anzi. L’uomo nudo al di fuori di ogni determinazione storica, è questa la vera forza del libro, non è rappresentata una realtà nella storia, è rappresentato l’uomo come da sempre è e sarà.
E il clown, chi è il clown? Un ragazzo di cuore drammaticamente e irresolubilmente solo, che ha voglia di bere un goccio e farsi una scopata.
I nostri rapporti erano stranamente tesi: una cosa idiota perché in fondo al cuore lui trovava “straordinaria” la mia vita “fuori dalla legalità”, mentre la sua, così borghese e limitata, in fondo al cuore mi colmava d’invidia.
La faccio breve e mi concentro su di un aspetto. Ci ho fatto caso ieri sera in un parcheggio affollato:
una volta si rispondeva al telefono prevalentemente con “pronto…” formula generale che valeva per tutti i possibili interlocutori, dato che non sapevi chi potesse esserci all’altro capo del filo.
Adesso, con il cellulare e il display su cui appare il nome di chi ti sta chiamando (quando si tratta di amici, familiari, compagni, conoscenti, beneauguranti ecc), se ne sentono di tutti i colori, il pronto è sparito sostituito da: ohi, era ora, ehilà, ciao, dimmi!, carissimo…, che vuoi? Ha sbagliato numero, ecc.
Ha cambiato anche le mie abitudini, anche in questo caso non la faccio lunga. Vi è mai capitato di essere al cinema e durante la proiezione del film si sente un cellulare squillare? Niente di che, può capitare, qualcuno se lo è dimenticato acceso, lo spegne in fretta, fine. Ma vi è mai capitato che un idiota durante la proiezione del film risponda al cellulare e si metta amabilmente a chiacchierare dei cazzi suoi finché tu tenti di seguire il film? A me è capitato un paio di volte.
Ebbene, ecco come le mie abitudini sono cambiate: io adesso al cinema ci vado così: