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Archive for the ‘musica’ Category

E’ una domanda che ci siamo posti per anni, che fine hanno fatto i Guns’n’Roses? E non mi riferisco tanto all’attesa biblica, divenuta poi barzelletta, trasformatasi poi in delusione – o per i più tenaci fan parziale delusione (era inevitabile) – di Chinese Democracy, tanto più che dei Guns era rimasto solo Axl. Il mio discorso è più ampio, e certamente personale, ma con la distanza che solo il tempo può mettere nell’analizzare le umane vicende, ciò che allora mi chiedevo (1990), oggi corroborato dai fatti, era: che fine hanno fatto i Guns’n’Roses dopo Appetite for destruction?

Il 6 Febbraio Axl Rose ha compiuto 50 anni. Foto di rito su quotidiani e magazine di un ex rock star in declino, soprattutto fisico, qualche articolo commemorativo che sa già di “come eravamo” e fine.

Che fine hanno fatto i Guns dopo Appetite for destruction? A mio modo di vedere i Guns sono tutti e solamente lì. Fu un successo enorme, fu la loro consacrazione, fu un album che si inseriva (1988-89) in un contesto trita palle e loffio di glam metal (si pensi a Motley Crue, Poison, L.A.Guns ecc., in parte Bon Jovi) che tanto successo aveva in quegli anni e avrebbe avuto poi in quelli successivi, apportandone una componente di maggiore “aggressività” tanto nei testi (politicamente scorretti, sessisti, razzisti, violenti – polemiche, accuse, difese, smentite) quanto nella musica.

Se consideriamo la storia dei Guns osserviamo che già il secondo album, Lies, non è che un tentativo di battere il ferro del successo finché è caldo, proponendo qualche inedito (Petience ebbe notevole fortuna), e qualche pezzo già noto in chiave acustica. Tracce che non lasciano il segno.

La svolta con Use your Illusion uno e due (1991). Una svolta prevalentemente pop-rock, seppure un’anima più aggressiva rimanga in diversi pezzi, è una melodia più accomodante per il grande pubblico, e accattivante per le radio (e la tv-MTV), a imporsi come filo rosso che lega i brani. Alcuni potrebbero definire il doppio album (venduto però singolarmente) la maturazione di uno stile già in nuce nei Guns. Appetite è più grezzo ma in fondo ha quell’appeal pop rock che lo rende più facile all’ascolto anche per un pubblico non di nicchia, però Appetite in sottofondo ha una genuinità ed una freschezza che mancano completamente agli Use Your Illusion. Più maturi certo, ma anche più mainstream.

Segue The spaghetti incident? (1993) Album, a mio modo di vedere incolore, fatto di cover.

L’anno dopo registrano la cover di Sympathy for the devil, dei Rollin Stones, per la colonna sonora del film Intervista con il vampiro. Mi stupì cosa Slash dichiarò riguardo al pezzo: “quello è il sound di una band già morta”

E se dicessimo che i Guns’n’Roses sono artisticamente morti dopo l’uscita di Appetite for destruction? A mio modo di vedere non ci si discosterebbe molto dalla realtà.

In attesa di una loro, mai del tutto smentita e perciò probabile, reunion non ci resta che ascoltare ciò che di buono nel passsato ci hanno regalato, ricordando che la strada verso il successo di una gruppo non è affatto semplice e c’è chi è disposto a far di tutto, si veda Airheads: una band da lanciare

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Modalità rock

Le opinioni non valgono un cazzo, perché anche l’ultimo dei coglioni può averne una, e talvolta anche più di una… per carità, la mia è solo un’opinione.

Ho sempre creduto che quanto di meglio hard rock ed heavy metal siano stati in grado di produrre sia cominciato e derivi da qui (ogni tentativo di cover è solo una banalizzazione dell’originale):

“I got blisters on my fingers” credo lo si potrebbe prendere come slogan-manifesto per definire il rock

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Echoes, silence, patience & grace

Stranger things have happened

goddamn this dusty room
this hazy afternoon
i’m breathing in the silence like never before
this feeling that i get
this one last cigarette
as i lay awake and wait for you to come through that door
oh maybe, maybe, maybe i can share it with you
i behave i behave i behave so i can share it with you

you are not alone dear loneliness
you forgot but i remember this
so stranger, stranger, stranger things have happened i know
i’m not alone dear loneliness
i thank god that i remember this
so stranger, stranger, stranger things have happened i know, oh ohh, oh ohhh

you’ll dream about somewhere, a smoke will fill the air
as i lay awake and wait for you to walk out that door
i can change, i can change, i can change, but who do you want me to be?
i’m the same, i’m the same, i’m the same, what do you want me to be?

you are not alone dear loneliness
you forgot but i remember this
so stranger, stranger, stranger things have happened i know oh ohh, oh ohh

i’m not alone dear loneliness
i thank god that i remember this
you’re not alone dear loneliness
you forgot but i remember this
oh stranger, stranger, stranger things have happened i know

i’m not alone dear loneliness
i thank god that i remember this
oh stranger, stranger, stranger things have happened i know oh ohh, oh ohh, oh ohhh

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Stagioni

Ogni giorno ti riserva una piccola sorpresa, c’è sempre qualcosa da imparare, qualcosa che ti incuriosisce, che ti stupisce, che ti colpisce, ogni giorno o quasi.

Oggi ho scoperto che tale Edgar Winter ha scritto la canzone Autumn: ma vai-a-cacare, intitola in modo diverso! Winter ha scritto Autumn.

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Uno nel pomeriggio ha cinque minuti e tanto sonno, la giornata poi concilia (piove), allora il suddetto uno si distende un attimo a letto e per rendere ancora più goduriosi quei venti minuti di relax decide di addormentarsi lentamente ascoltando la radio.

Solo che un attimo prima di addormentarsi c’è sta cazzo di canzone che parte, e uno non ha più la forza di cambiare stazione, si addormenta ascoltandola:

Quando uno si risveglia (più rincoglionito di prima, tra l’altro, ergo privo di volontà e forze per resistere al lato oscuro della forza) non fa che continuare a canticchiare fino a sera: ie-iiieieiei-eee it’s the party in the USA… come se avesse subito il lavaggio del cervello in un centro di rieducazione dei khmer rossi. Neppure il cantatone della settimana, proposto da Tendallegra, un tormentone che spesso canticchio, è riuscito a salvarmi. Ma in fondo chi ci salverà dal pop demente targato ieieieeee-ie USA?! Perché mi riferisco a me stesso usando: uno? Appunto perché mi sento completamente spersonalizzato, come dopo un camping estivo presso i khmer rossi.

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Vota il tormentone

Mi sono detto: tiriamo fuori qualche tormentone per fare un paio di sondaggi, e così mi sono reso conto che la lista è potenzialmente infinita, perciò eccone una scelta e chi volesse aggiungerne qualcuno che io mi sono dimenticato faccia pure

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Da chi celebra quest’anniversario, da chi vi dedica articoli sui giornali o servizi in tv, si sente ripetere una domanda: che cosa è rimasto di Woodstock? Che cosa è rimasto di quel clima, di quel modo di intendere la vita? Cosa è rimasto di quel periodo?

Io mi chiedo se sia possibile che chi come me, che all’epoca non era ancora nato, possa sentire la nostalgia per un periodo che non ha conosciuto né vissuto perché francamente, guardando attorno la vuota desolazione che ci circonda, io ho tanta nostalgia per quello che deve essere stato un periodo vivo, attivo, propositivo, intenso. E non ne faccio un discorso limitato alla musica, ma un discorso più generale di coscienza e vita: la voglia di prendere la vita, considerarla, sbatterci pure il muso contro, analizzarla e sovvertirla, accettarla ma a modo proprio, incazzarsi ma vivere, costruire, creare, sentire. Non dico che fosse tutto perfetto, non dico che non ci fossero stronzi o ipocrisia (tanta quanto oggi), dico solo che mi pareva venisse assorbita in qualcosa di più grande, che la merda puzzasse meno, o quantomeno che fosse più facile trovare un angolo incontaminato dove condividere qualcosa di speciale con persone speciali.

E allora che cosa resta di Woodstock? Niente, ma non è questo il problema, non si può vivere eternamente nel 1969, il problema è che dopo quel periodo entusiasmante in cui credere che il mondo sarebbe potuto cambiare, o almeno una parte di esso, non era utopia, di quella botta di vita oggi non è rimasto più niente. Da una botta di vita ad un letargo che toglie il fiato, se restiamo ancora in apnea non so come andrà a finire, cioè lo so ma non ci voglio pensare.

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