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Posts Tagged ‘cinema’

Se ti siedi davanti al pc, ti metti a scrivere, guardi lo schermo e pensi: qui non mi pareva di aver messo un punto; torni indietro con il cursore (per ben due volte), provi a cancellare il punto ma quello non se ne va. Allora osservi da vicino lo schermo e ti accorgi che non si tratta di un punto, ma di un’indefinita macchia tonda, capisci che è tempo di pulire lo schermo.

In fatto di pulizie questi sono due specialisti:  i fratelli Sheen(Estevez) nella commedia, Il giallo del bidone giallo, (1990)

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Qual è una delle situazioni più imbarazzanti per un vip, o una star di fama mondiale? Posto che farsi beccare senza mutande oggi fa acquisire punti di merito, più che creare imbarazzo, e che se ti parte una scorreggia puoi sempre dire di essere il testimonial dell’Activia con il bifidus attivo-molto-attivo, passiamo alla numero tre della lista, che di colpo diventa la numero uno

Matt Damon, ospite del Late Show, ha raccontato di essersi trovato in questa situazione:

è a Londra per girare un film e, con la famiglia, decide di andare al parco. Si avvicina a Matt una coppia di giovani sposi spagnoli, che gli chiedono di fare una foto e lui, disponibile e contento, dice: ma certo. Mette il braccio intorno alle spalle della ragazza, e pianta un sorriso da conquista di Hollywood.

Matt dice di capire che qualcosa non va, quando il marito invece pianta su un’espressione da: brutto figlio di puttana togli le mani da mia moglie. L’espressione dice questo, mentre a parole gli spiega che desiderava che Matt facesse loro una foto. Non lo avevano riconosciuto.

Ora, Matt ha spiegato a David Letterman che l’imbarazzo non era tanto verso la coppia di spagnoli che non l’avevano riconosciuto, ma nei confronti della moglie dell’attore, che un paio di metri più in là era piegata in due dalle risate.

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Maniaci della corsa

Io corro da diversi anni, nel senso che faccio Jogging. Un’attività utile, sana, ma che non mi è mai granché piaciuta, né mi ha mai dato quella scossa di endorfine (se non in misura limitata a fine corsa), che trasforma il footing in una droga per molti.

Si può parlare davvero di droga, gente che se non va a correre comincia a soffrire di convulsioni causa crisi di astinenza.

Posso capire tutto, ma vedere quelli che corrono la domenica pomeriggio sul ghiaccio e la neve, no, quello non lo capisco! Metti a rischio caviglie e ginocchia, perché non puoi saltare un giorno di corsa causa neve? Mi piace l’agonismo, l’impegno, la dedizione, ma aborro il fanatismo.

Consiglio una commedia come si facevano una volta “Cammina, non correre”: Cary Grant (questo credo sia stato il suo ultimo film), e il grande Jim Hutton (purtroppo prematuramente scomparso, straordinario interprete di Ellery Queen, serie tv basata sull’omonimo investigatore dei libri gialli – i libri non mi hanno mai esaltato molto, la serie tv invece era valida, intrigante e divertente, e con un cast di superbi interpreti). Ci ho preso gusto con sta cosa dei film 😀

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La faccio breve e mi concentro su di un aspetto. Ci ho fatto caso ieri sera in un parcheggio affollato:

una volta si rispondeva al telefono prevalentemente con “pronto…” formula generale che valeva per tutti i possibili interlocutori, dato che non sapevi chi potesse esserci all’altro capo del filo.

Adesso, con il cellulare e il display su cui appare il nome di chi ti sta chiamando (quando si tratta di amici, familiari, compagni, conoscenti, beneauguranti ecc), se ne sentono di tutti i colori, il pronto è sparito sostituito da: ohi, era ora, ehilà, ciao, dimmi!, carissimo…, che vuoi? Ha sbagliato numero, ecc.

Ha cambiato anche le mie abitudini, anche in questo caso non la faccio lunga. Vi è mai capitato di essere al cinema e durante la proiezione del film si sente un cellulare squillare? Niente di che, può capitare, qualcuno se lo è dimenticato acceso, lo spegne in fretta, fine. Ma vi è mai capitato che un idiota durante la proiezione del film risponda al cellulare e si metta amabilmente a chiacchierare dei cazzi suoi finché tu tenti di seguire il film? A me è capitato un paio di volte.

Ebbene, ecco come le mie abitudini sono cambiate: io adesso al cinema ci vado così:

fester

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“Invito a cena con delitto”

Mr. Wang (Peter Sellers) al figlio adottivo numero Tre (Richard Narita) “Coversazione è come televisione in luna di miele: non necessaria”

Sempre Mr. Wang e sempre al figlio “domanda è come carta igienica vetrata, a lungo andare irrita!”

Dick Charleston (David Niven) alla moglie “il maggiordomo è cieco!” e lei “ti prego caro non fargli parcheggiare la macchina”. Poco dopo sempre David Niven “ah, dobbiamo prendere le valigie” e il maggiordomo (Sir. Alec Guinness) “le prenderò io signore, dopo, quando andrò a parcheggiare la macchina”.

Dick Charleston “devo andare al bagno”, la moglie “caro ti accompagno” e lui “cara, ci sono momenti nella vita di un uomo in cui deve rimanere solo”

Scoperto il cadavere pugnalato del perfido e folle Lionell Twain (Truman Capote), qualcuno chiede “ma è morto?” e l’investigatore Sam Diamante (Peter Falk) “con un coltello piantato nella schiena, a lungo andare sta meglio morto”.

Figlio numero Tre a letto con il padre Mr. Wang “papà, mi dici chi è l’assassino?” e Wang “te lo dirò domani”, “ma papà, se domani non dovessi svegliarti?” “allora assassino sei tu!”

E alla fine di tutto il figlio numero Tre “papà, c’è una cosa che non ho capito, ma è stato ucciso qualcuno?” “Sì, ucciso bel weekend!”

Il campionario delle battute è potenzialmente infinito, parto di Neil Simon (e chi altri?). 

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23 agosto

River Jude Phoenix

Metolius 23 Agosto 1970 – Los Angeles 1993

Mosquito Coast – Stand by me – Vivere in fuga 

My own private Idaho

A lui i R.E.M. hanno dedicato l’album Monster, e i Red Hot Chili Peppers la canzone “Transcending” 

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Rubo un meme ad Alessia, tanto semplice, quanto intrigante: indica il personaggio di un libro e un personaggio cinematografico di cui potresti innamorarti.

 

Non ho dubbi. Personaggio letterario è Cass del racconto “La donna più bella della città” scritto da Bukowski. Permettetemi la brutale franchezza ma Bukowski è uno scrittore che riesce, in alcuni ispirati casi, a farmelo diventare duro e contemporaneamente a commuovermi, e non è cosa facile. Facile per qualsiasi scrittore è ottenere l’una o l’altra separatamente, solo Bukowski e pochi altri (magari con diversi strumenti letterari, penso alle sublimi sospese trasparenze in sublimata calibratissima liricità di Kawabata e, tramite la lezione di questi, Mishima) riescono a far sì che due sensazioni antitetiche come quelle sopra esposte, possano convivere nell’animo del lettore senza che questi provi fastidio o ne rifiuti una con forza. Per me almeno funziona così, specie se penso a Cass. Eccola:

 

Cass era la più bella ragazza di tutta la città. Mezz’indiana aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano. Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando […] Lo spirito o alle stelle o giù ai calcagni. Non c’era via di mezzo per Cass. C’era anche chi diceva che era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevano capirla […]  E Cass ballava e civettava […] quando si stava per venire al dunque, com’è come non è, Cass si eclissava, Cass aveva eluso gli uomini.

Le sorelle l’accusavano di sprecare la sua bellezza, di non fare buon uso del cervello. Ma Cass ne aveva da vendere di cervello e di spirito. Dipingeva, danzava, cantava, modellava la creta e quando qualcuno era ferito, mortificato nel corpo e nell’anima, Cass provava compassione per costui. […] Di solito Cass era gentile con quelli più brutti, i cosiddetti fusti non le dicevano niente “[…] tutta esteriorità e niente dentro”. La sua indole era affine alla pazzia; aveva un temperamento che certi chiamano pazzia.

 

Veniamo al personaggio cinematografico, anche qui pochi dubbi: Shirley MacLaine in “L’appartamento” di Billy Wilder con Jack Lemmon, come dice il Morandini: “è un film cinico, divertente, amarissimo. Ritratto della solitudine metropolitana” solitudine superata dall’incontro di due splendide anime gentili: l’ascensorista MacLaine e l’impiegato Lemmon.

Ho trovato questa citazione dal film (mi è venuta voglia di rivederlo): lo specchio è a pezzi – sì, lo so, mi piace così, mi ci vedo come mi sento.

 

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