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Archive for dicembre 2008

Io e mia sorella eravamo in cucina, lei si stava preparando un caffè ed io un tè. In sottofondo c’era la tv accesa e ad un certo punto è saltata fuori una delle solite pubblicità idiote sulla stitichezza: lui che fa dell’ironia perché lei è gonfia, e lei che spiega che la situazione è quella perché è stitica e alla fine la baracca si salva con una meravigliosa supposta effervescente  (che deve essere tutta un programma, adatta magari per l’ultimo dell’anno tra botti ed effervescenza siamo in clima con la festività).

Sorella: non ho capito perché in queste pubblicità siamo sempre noi donne a soffrire di stitichezza, oppure, caso contrario, sempre noi donne siamo quelle colte dalla diarrea improvvisa, a voi uomini non capita mai? E da cosa dipende ciò, dal fatto che noi siamo creature più sensibili?

io: onestamente non posso spiegare l’idiozia dei pubblicitari, raggiunge livelli che vanno oltre l’umana comprensione. Piuttosto, mi incuriosisce questa cosa dell’effervescenza, ma se io uso nello stesso modo del citrato e ci butto un goccio d’acqua ottengo lo stesso effetto?

sorella: certo, e con la supposta effervescente ci puoi preparare una bevanda dissetante.

Ecco l’illuminante pubblicità, è di una stupidità imbarazzante, tanto quanto il nome della supposta: Eva-qu

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Buon Natale

Si sa come vanno queste cose: Natale, cene, parenti e tanto divertimento (ve lo auguro), qualcuno farà un viaggetto, pance piene, sonnolenza, pacchetti da scartare, regali da restituire e cambiare con qualcosa che ci piaccia davvero (no, scherzo). Il clima festaiolo, che lo si voglia o meno, occuperà interamente questi nostri giorni (ed è una grande fortuna, questo mica ce lo scordiamo) e credo ci sarà poco tempo per passare sui blog a far gli auguri agli amici. Per me almeno sarà così ed è per questo che all’antivigilia (oggi cioé) vi faccio gli auguri di felice Vigilia e Natale e Santo Stefano, resto dell’idea che sia meglio un giorno/due prima piuttosto che dopo (che pare che uno si sia dimenticato) o mai! E così, quando il 25 tutti, amici e parenti, vi augureranno un buon Natale, ricordatevi che tra quei tutti c’è anche il Taglia (che poi sarei io). Ragazze vi conviene tenervi lontane dal vischio che se no io parto con i baci e ci metto pure la lingua, quei tre o quattro metri di lingua che fanno tanto Natale 😆

Scrooge non ebbe più nulla a che fare con gli spiriti, ma visse sempre secondo i dettami della temperanza, e sempre si disse di lui che sapeva festeggiare il Natale, se mai creatura vivente possa attribuirsi questo vanto. Che altrettanto possa dirsi di noi, di tutti noi. E così come augurò Tiny Tim, il Signore ci benedica tutti quanti. (Charles Dickens “Canto di Natale”)

Ecco, ho chiuso con una citazione ultranatalizia (più o meno) e chiudo anche alla maniera del Taglia, che se la citazione o il Natale non vi piace, francamente “me ne infischio” (questo invece è Rehtt Buttler in Via col Vento), a Fumisterie city il Natale ci piace assai perché è l’unico periodo dell’anno in cui i suoi cittadini hanno deciso che in fondo è bello sentirsi felici, non in modo vacuo o irresponsabile, solo è bello ogni tanto prendersi cura di sé, imbambolarsi estasiati davanti alle luci colorate escludendo tutto il resto… una pausa è necessaria, e… e francamente me ne infischio.

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In salotto: Lei è in cima alla scala che sistema le decorazioni sull’albero. Lui, sotto, gliele passa

 

Lei: facciamo che non attacchi con i tuoi soliti doppi sensi cretini sulle palle di Natale… e dove la metto la punta… sotto il vischio mi ci invischio ma me ne infischio e non faccio fiasco ecc., intesi?

Lui: perciò facciamo che attacco solo le decorazioni. Tu però non tiri fuori: quanti regali ho dovuto fare quest’anno, e non so mai cosa prendere per le amiche… perché faccio tutto all’ultimo minuto? Hai visto Miriam che schifo di regalo mi ha fatto, lo avrà riciclato

Lei: ma sei scemo o che? Quando mai io ho fatto discorsi del genere?

Lui: nel caso quest’anno ti fosse venuto in mente di farli, io ho messo le mani avanti. Anzi, le spingo un attimo più avanti e te le metto sul culo. Com’è caldo.

Lei: come sei romantico tu

Lui: ho voglia di fare l’amore, ti voglio

Lei: adesso?

Lui: no, questo è un avviso, come per le dichiarazioni di guerra che vanno inviate almeno un giorno prima, facciamo capodanno, va bene? Sì adesso.

Lei: qui?

Lui: in piazza non mi pare l’ideale e non è tanto per la gente, ma per il freddo

Lei: scordati che io mi distenda nuda sul pavimento: primo, è freddo; secondo, mi scassa la schiena. Neanche sul tappeto che quello mi fa prudere il culo

Lui: io sotto non mi ci metto, sono l’uomo! Che figura ci farei con i pastori del presepe? Comunque non occorre distendersi, tu scendi sul piolo più basso della scala, te ne stai di spalle, allarghi le gambe, sporgi il tuo sederino verso di me e al resto penso io. Anzi: mentre scendi ti spogli, un indumento ad ogni piolo e ad ogni piolo ti fermi ed io mi concentro in adoremus su di una parte del tuo corpo

Lei: quattro scalini, spogliarsi e pausa, quando arrivo giù mi sono beccata l’influenza, e non credo ne valga la pena

Lui: e allora scendi direttamente all’ultimo, io ti spoglio e ti do il regalo di Natale anticipato: dove la metto la punta?

Lei: ti vedo un po’ troppo allegro, non è che fai scherzi vero? Non è che confondi un buco per un altro, perché in quel caso so io dove te la metto la punta: nel tritacarne

Lui: ma che hai oggi? Mica faccio il cretino

Lei: che hai tu che sei su di giri, hai bevuto? Fatti baciare che controllo. Lei si sporge, lui la bacia e le mette le mani sul seno

Lui: che due belle palle di Natale

Lei: figurarsi se alla fine non li piazzavi i tuoi doppi sensi idioti

Lui: dai scenditi e spogliati che infilo il torroncino nella calza

Lei: ma tu oggi hai fatto colazione con panettone farcito con viagra al posto dei canditi?

Lui: è il clima natalizio che mi rende euforico, e scendi! Se no salgo io.

Lei: vengo giù, sì. Ma sarà sicura la scala, non è che finiamo sopra l’albero, vero? Hai detto su questo piolo, sono all’altezza giusta? Si spogliano

Lui: sporgiti un attimo ed allarga di più le gambe

Lei: non ho spazio, più di così non posso… ma che fai là sotto, ti serve un mirino? La pianti di farmi il solletico spostando la punta su e giù?

Lui: però ti piace il solletichino

Lei: scende dalla scala, gli dà una spinta facendolo finire col culo sul pavimento. Al diavolo, adesso che mi hai messa in moto lo facciamo così, non fiatare e stattene buono, goditi la giostra che mi è venuta voglia, poi le dico io due parole ai pastori del presepe se ti prendono in giro perché stai sotto.

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Chi ga pan no ga denti, chi ga denti no ga pan, e chi ga pan e denti no ga vogia de magnar.

Voglio scrivere una ricetta veloce della tradizione venexiana, seppur io non abbia la pretesa di fornire una ricetta filologicamente corretta al 100%, d’altra parte manco vi prendo per i fondelli: che no vogio butarla in Padovana (non voglio trasformare la cosa in burla). Voi, amici, fate bene attenzione che: scoltar, veder e tàser xe tre cose difficili da far (ascoltare, osservare e tacere sono tre cose difficili da fare insieme).

Trattasi delle “sepe col nero” le seppie cotte con il nero che dalla base che io fornirò di seguito, possono essere utilizzate per farne risotto, o da mangiarsi come secondo con la polenta (con la polenta che senza  xe come andar a Roma e no veder el Papa), oppure, ed è la preparazione che io imbastirò per la Vigilia, uno ci condisce i tagliolini o le tagliatelle.

Per i tagliolini vi arrangiate voi, è normale pasta fresca all’uovo, al massimo se vi piacciono un attimo più “rugosi” si può miscelare la farina de fior (la 00) con un po’ di farina per polenta gialla. Il risultato è lo stesso: a cambiar forno no se cambia forner, ossia buoni.

Per quattro persone io credo che 1 kg di seppioline sia più che sufficente. Ora, per la ricetta c’è chi preferisce usare le seppioline piccole (specie se si intende preparare il piatto come secondo), ma secondo il mio modesto parere per il tagliolino va bene anche un’unica seppia grande che ne trovate di meravigliose (che sia nostrana eh!) . Fatevela pulire dal pescaor, fate attenzione che vi tolga la pelle e soprattutto ricordate di farvi dare le vescichette con il nero.

La preparazione è semplice e veloce: preparate un fondo di cipolla con un goccio di olio extra vergine di oliva (se amate un gusto un attimo più forte metteteci un po’ d’aglio porro al posto della cipolla, ma non l’aglio, per l’amor di Dio non ammazzatemi le seppie con l’aglio! Ea sepa ea xe delicata come le tete dele muneghe – delicata come il seno delle monache) fate appassire la cipolla, quindi mettete la seppia tagliata a rondelle, o come più vi piace, e la fate appena rosolare. A questo punto c’è chi vi aggiunge il prezzemolo, decidete voi se lo volete mettere adesso (o a fine cottura) o non metterlo; c’è anche chi bagna con un goccio di vino bianco e lo fa sfumare (Dio ci scampi che ho visto che ci mettono anche il brandy, no eh) regolatevi secondo il vostro gusto. La seppia mollerà un attimo d’acqua, se non fosse sufficiente mettete un mestolo di delicato brodo vegetale, fate cuocere per circa 10 minuti, quindi aggiungete un po’ del nero contenuto nella vescichetta che vi siete fatti dare dal pescaor. A piacere, io lo faccio, aggiungete un po’ di passata o concentrato di pomodoro. Sale e pepe e proseguite la cottura per circa altri 20 minuti, la seppia è tenerella e tale deve rimanere. Ogni tanto mescolate perché quella tenderà ad attaccarsi sul fondo, e se non vi sembra nera come la desiderate, aggiungete un altro po’ di nero. Occhio a non scottarvi, ricordate l’adagio: a pignata che bogie no se vicina mosche (alla pentola che bolle le mosche non si avvicinano, per paura di scottarsi). Ecco fatto, tutto qua, un piatto veloce (anche perché: la pasiensa xe de l’aseno; la pazienza è la virtù dell’asino) se le seppie sono fresche e nostrane (il mio pescivendolo me ne ha fornite di eccezionali) otterrete un piatto gustoso, profumato (e ben lo so io che mi dicono “amigo, che Napoli che ti ga” che naso sopraffino hai)  e di grande effetto cromatico, specie quando dopo aver condito i tagliolini metterete sopra al piatto (si consiglia un piatto perlaceo che contrasti con il nero) un attimo di olio extravergine di oliva che diventerà ambrato e magari, a piacere (io non lo trovo necessario) uno spruzzo appena di prezzemolo. Ne vale la pena, un piatto così xe come aver par le mani el tesoro de Sanmarco. Comunque per il prezzemolo regolatevi come preferite, in cucina non funziona: o merda o bareta rossa (o tutto o niente).

Il vino: francamente non saprei, io non bevo: omo de vin no val un quatrin! Anche qui fate a vostro piacere, un bianco chiaramente si sposa meglio, ma non è regola inderogabile. L’importante è bere in compagnia: chi ga un amigo ga qualchedun, chi ga parenti no ga nissun! Anche se poi occorre ricordare che a tavola gli amici sono come le tegole o le grondaie: i copi se da da bevar un co st’altro, ma ghe xe de quei che vol esser gorne (quando piove le tegole si danno da bere l’una con l’altra, occhio però che c’è chi vuol essere grondaia e tenere tutto per sé).

Mi pare di aver detto tutto e non voglio certo annoiarvi oltre, o come si dice dalle mie parti: andar zo del bonigolo (scendere sotto l’ombelico). Dite che sta ricettina vi fa schifo? Cocchi: el pèzo no xe mai morto!

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  • Non è tanto il fatto che ci fosse una coda infinita (come aveva pronosticato Micia);
  • non è tanto il fatto che nonostante tale coda solo due sportelli fossero aperti (più quello per le raccomandate, che però fa storia a sè);
  • non è tanto il fatto che quando qualcuno ritira la pensione o lo stipendio impiega minimo quaranta minuti;
  • non è tanto il fatto che coloro che ritirano la pensione o lo stipendio, e lo fanno da tempo, si siano comunque dimenticati qualcosa nella procedura, non capiscano, dove ha detto che devo firmare? E quei quaranta minuti di prima diventano un’ora;
  • non è tanto il fatto che una delle impiegate se ne esce dicendo: verso la fine dell’anno è sempre così, c’è ressa; e tu pensi: ma se lo sapete, cazzo, aprire anche qualche altro sportello pare brutto?
  • non è tanto la tizia che deve pagare sei euro e usa la carta di credito allungando la procedura… per sei euro?
  • non è tanto che ci sono quei rompicoglioni che ti mandano in aceto lo spirito natalizio in quanto, dopo aver espletato i loro bisogni, si fermano a fare auguri augurini all’impiegata: e mi saluti questo e quest’altro e anche suo marito… ti togli dalle palle o il capodanno lo festeggiamo qui dentro?
  • non è tanto il fatto che per spedire una raccomandata ci sia tempo solo fino all’una, poi l’impiegata dice: “adesso chiudo per dieci minuti lo sportello e poi chi ha qualcosa da spedire lo può fare, ma partirà domani. Intanto aspettate che chiudo i conti!” Ma se è così, perché cavolo non lo scrivete sugli orari affissi sulla porta, dove invece c’è scritto che tale sportello funziona dalle 8.30 alle 14 senza i dieci minuti (10 minuti? 😕 )di chiusura conti, che magari uno anche si potrebbe regolare;
  • non è tanto il fatto che l’impiegata dello sportello 1 non ride neanche se la scanni e tu hai voglia con “buongiorno, grazie e arrivederci” niente, muta come una tomba e nel mezzo le avanza anche tempo di litigare con quella addetta alle raccomandate, quella che già chiude i conti con pausa di dieci minuti (dieci minuti?), se litigano i dieci minuti diventano mezzora!
  • non è tanto che l’altra impiegata, sportello 2, invece parla, parla, parla, non la smette più… e va avanti che di sto passo nasce Gesù bambino.

No, c’è il colmo dei colmi: finché siamo in coda c’è una donna che sbuffa e si lamenta con un giovane “ma guarda questi che arrivati allo sportello si dimenticano cosa devono fare, ma guarda quanto tempo ci fanno perdere, ma si sveglino un po’” e quando arriva il suo turno, blocca tutta la fila perché si è dimenticata cosa deve fare, perciò passa prima ad un altro sportello a chiedere lumi su di un codice d’invio posta, ha dimenticato di staccare e firmare ciò che deve spedire, i soldi non li trova più. Ma va a …

Ci terrei a sottolineare che: tutto ciò che ho scritto non è parto di una fervida fantasia, non è un dickensiano racconto natalizio, ma la cronaca nuda e cruda di ciò che ieri è successo alle poste.

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Cari i miei fedeli compagni di blog, voi non vi fidate del Taglia e dei suoi magggggigi numeri vero? (E fate bene 🙂 ) però se vi siete giocati i miei numeri natalizi, e li avete giocati per benino (ossia avete avuto culo) vi siete beccati l’ambo:

Bari 70  27  10  13  16
Cagliari 35  66  13  65  5
Firenze 9  57  59  88  54
Genova 31  63  64  25  85
Milano 31  56  65  3  49
Napoli 26  59  52  13  41
Palermo 58  33  81  86  68
Roma 29  62  32  83  27
Torino 71  52  18  72  43
Venezia 21  68  10  88  72
Ruota Nazionale 43  38  36  52  72

La ruota di Bari ci regala qualche soddisfazione, non solo ci fa sognare su quell’ambo secco in cui io proponevo 4 – 10… quest’ultimo è uscito ma non il 4.

Ma è sempre la ruota di Bari che ci regala l’ambo con i 4 numeri natalizi dal sottoscritto proposti: 27 e 16! Se qualcuno li ha giocati, tanti complimenti, il sottoscritto mette i numeri ma poi è talmente cretino da non giocarli, i soldi non danno la felicità, e di sicuro un ambo non ti cambia la vita, ma piuttosto che niente è meglio piuttosto. La prossima volta il mago Taglia vi darà meno numeri, dati più precisi per farvi vincere, perché ci sarà una prossima volta… senz’altro… contateci 🙂

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Proprio così, non sapendo esattamente cosa avrei potuto regalarvi per Natale, ho deciso di darvi alcuni fenomenali numeri da giocare al lotto, che in questo periodo tornano sempre buoni… io declino ogni responsabilità! Primo, già il fatto di dichiarare dei numeri farà sì che essi non escano. Secondo, non ho avuto molto tempo per elaborarli. Terzo, con i miei numeri, quelle poche volte che ho giocato, non ho mai vinto niente. Fate un po’ voi se vi conviene o meno giocarli. E allora perché li ho messi? Perché non si sa mai e perché era da un po’ che non scrivevo un post e avevo voglia di metterne uno ma, onestamente, non sapevo cosa scrivere!

I

VIA

L’ambo del Taglia: 14 – 27

(lo potete giocare su tutte le ruote, su una ruota a vostro piacere o sulla ruota Nazionale)

Il terno magico: 3 – 22 – 87

(per la giocata organizzatevi come sopra)

L’ambo natalizio: 3 – 12 – 16 – 27

(pigliatevi due numeri da questi quattro e giocateveli, o prendetene tre o tutti e quattro che poi non voglio sentire: è uscita la quaterna e tu ci hai detto di giocarne solo due… perché uscirà la quaterna eh, o io non mi chiamo più Luigi)

Ambo secco sulla ruota di Bari: 4 – 10

I numeri della ruota di Napoli: 3 – 83 – 85 – 90

(di questi ultimi numeri a ruota francamente non sono molto sicuro, mentre degli altri… ‘na botte de fero)

I numeri vanno giocati per almeno tre estrazioni a partire da oggi. Perciò tra questi numeri fate la vostra oculata scelta… ossia lasciate perdere 😉

Non sembra un alberello di Natale?

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