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Archive for giugno 2008

Come minacciato ecco la soluzione al concorso: poco più di un anno fa, cercando info sull’Heineken Jammin Festival capitai da Chissene, fu per me il primo incontro con il rutilante mondo dei blog. Il primo blogger che conobbi fu appunto Chissene, la mia prima avventura extra-Chissene (eccetto un passaggio da Warp9) fu nel blog di Fede perciò, dei miei contatti in WordPress, dopo Chissene lei è la blogger che “conosco” da più tempo (anche prima di Micia e Paul, che da Chissene a lungo ci siamo sfiorati ma mai “incontrati”) dipenderà forse da questo che lei, con sicurezza matematica (niente titubanze), ha indicato il cialtrone giusto. Ci è arrivata anche Monia, chiaro, lei può fare affidamento sul suo mega potenziato sesto senso modello Peter Parker alias Uomo Ragno. Sul filo del rasoio dà la risposta giusta anche Ani. Che cosa avete vinto? Niente, l’ho detto, così però vi fate due calcoli “se lo incontro per strada (Dio ci scampi) giro al largo”. 

 

Ho messo quella foto e soprattutto le prossime (non che se ne sentisse l’urgenza, me ne rendo conto) per un motivo ben preciso. Mi sono detto che mi pareva strano che io, dei miei contatti bloggari più prossimi, abbia visto il loro volto, mentre loro non abbiano mai visto la mia faccia. Ho visto tramite gli avatar Micia e Scarlett, ho visto Ani che mangiava il ciokko qualcosa al cocco, ho visto le foto di Paul nei sui MySpace, ho visto Fede con un pacco di soldi in mano (una scommessa vinta? Non ricordo, però c’era un tagliando Snai, certo, meno fotogenico 😉 ) ho visto “schegge” di Monia, un filmato di Rain, e ho visto cose che voi umani…  mettendoci le mie foto mi è sembrato di riequilibrare il rapporto, in fondo fatico a conversare senza guardare gli altri in faccia, o senza che gli altri che mi hanno mostrato la loro vedano la mia (che non è proprio uno spettacolo memorabile, declino ogni responsabilità). 

Un’immagine statica già di suo mortifica una persona (nello specifico poi io sono fotogenico come lo Yeti, non riesco a fare all’ammmmore con la macchina fotografica), in quanto viene a mancare la dinamicità espressiva del volto: sottili o accentuati cambiamenti, il vero spessore di un sorriso, ecc. comunque beccatevi le mie foto così siamo pari. Volendo (ma anche no) si può cliccare sulle foto per ingrandirle.

A conclusione di ‘sto outing ecco un video con titolo a tema: Linkin Park “Bleed it out”

 

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INTO THE WILD

La felicità è reale solo quando è condivisa

 

Ieri sera faceva caldo (capita d’estate), ho deciso di guardare il film Into the Wild (non conoscevo la storia, non avevo letto nulla sul film, ci arrivavo vergine, credo sia la condizione migliore): l’Alaska, la neve, il freddo, viaggiare, il deserto, il grano, la polvere, viaggiare… mi è piaciuto, già, specie le tettine di Sonia la turista danese svalvolata. Ma che cacchio scrivi? Niente, che mi sono piaciute le tettine di Sonia, sì, perché della bellezza mozzafiato del paesaggio se ne saranno accorti in migliaia (c’erano tutti i colori dell’America, tutti… e c’erano anche uomini e donne, non persone, ma uomini e donne). E la regia? Ovvio, sì. La fotografia, che mi dici, ti è piaciuta quella? Altroché, a me come ad altre migliaia di persone. E la storia, il suo senso… Ma sì, ma sì, come ad altre migliaia di persone che poi avranno sbrodolato, psicanalizzato, dato prova di acutezza, incensato, idolatrato, moraleggiato-filosofeggiato, trovato tutto ciò che c’era compreso ciò che non c’era nel film e avranno buttato tutto nei loro blog (quanto inadeguate sono le parole, esse sono le vere responsabili della nostra insicurezza). Mi sa però che nessuno ha scritto o indugiato sulle tettine di Sonia. Come ti è sembrata la colonna sonora? Monumentale, mi sarebbe proprio piaciuto fare l’amore con Sonia e le sue tettine con in sottofondo quella colonna sonora, magari distesi in un prato del Midwest, circondati dal grano che cresce, dal rosso che cola dal sole ed indugia sulla pelle, è una bella sensazione, un insieme di belle sensazioni se ci pensi. E poi saremmo potuti andare ad ovest a bagnarci i piedi nell’oceano, l’acqua è fredda all’inizio, ti si sono induriti i capezzoli eh bellezza? Anche qui altra bella sensazione, roba che ti sconvolge le budella. Ok, la pianto, ma se cambio discorso casco in peggio perché si materializza l’ombra densa di Thoreau, abbiamo un conto in sospeso io e lui. Non ho mai letto Thoreau ed ultimamente me lo ritrovo dappertutto (citazioni ovunque a partire da Paul Auster), se ci penso credo sia più probabile che sarà lui, in una immediatamente prossima notte notte d’estate, a finire a letto con me più che Sonia. Già vecchio mio, io e te, una lotta, ma terrò duro, dico davvero, magari mi prenderò delle pause… e penserò a Sonia, alle sue tettine.

 

Quasi quasi alla fine del film pure mi commuovevo… il finale… per questo conviene arrivare vergini a questo film, altrimenti non ha senso… rischiavi di commuoverti per le tettine di Sonia? Cazzo, non ci crederai ma in realtà è da un pezzo che ho smesso di parlare delle tettine di Sonia.

 

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Già, proprio così, come nelle riviste di cruciverba da portare in spiaggia sotto l’ombrellone. Prevedono tempo instabile per il fine settimana? Meglio ancora, così uno sa cosa fare a casa se dovesse piovere 😆

 

Mi sono sempre chiesto come qualcuno, partendo da ciò che dico o faccio in internet, possa immaginare non tanto come sono io (che tra il Taglia virtuale e quello reale c’è una distanza siderale, e devo ancora trovare un equilibrio tanto che a volte mi sento a disagio) bensì la mia faccia, l’involucro esterno.

 

Nella foto che metto ci sono dei bei soggetti, piuttosto vari (gran bel ricordo di un torneo estivo, come squadra avremmo avuto bisogno di più rodaggio, ma nessuno degli avversari si azzardava a dire a, perché eravamo una squadra piuttosto combattiva, non so se mi spiego), uno di quelli è il Taglia.

 

Alla fine non so se svelerò chi è Taglia, ma magari potrei dire se qualcuno (avendo partecipato) ha azzeccato.

 

Che cosa si vince? Niente, però puntate su di un cavallo, imprimetevi nella memoria la faccia e ne trarrete un vantaggio: “se quello è Taglia e mi capitasse di incontrarlo per strada, magari mi conviene cambiare marciapiede” :mrgreen: 

 

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Alta fedeltà è obiettivamente un bel libro, ed è anche curioso. La principale qualità credo sia l’onestà con cui Hornby affronta e rappresenta la vita (specie dal punto di vista sentimentale) del protagonista: Robert-Rob.

 

Io voglio affrontare un aspetto del libro, o meglio dell’approccio alla lettura di questo libro (come più in generale dei libri) parlando dell’inevitabile processo di identificazione tra lettore e protagonista. Per questo ho inizialmente definito “Alta fedeltà” curioso, perché più leggevo più mi sorprendeva il fatto che mi pareva di leggere di me. Esistono diversi tipi di identificazione: pura evasione, ad esempio mi immagino d’essere Legolas l’elfo del Signore degli anelli (anche se sai che quella è una vita che non vivrai mai). Oppure, chi non si è mai sentito come Gregor Samsa della Metamorfosi di Kafka? Io per un lungo periodo ero convinto d’essere il gemello diviso alla nascita di Bandini protagonista di Ask the dust di Fante, ecc. Ma quelle sono solo pose letterarie, piacevoli sì, a volte ti danno la carica, certo, ti fanno capire alcune cose, però in fondo sono vuote sovrastrutture mentali. Invece leggendo di Rob, per la prima volta, il riconoscimento è stato decisamente più profondo (non lineare, non semplice, ma comunque profondo). Per cui o tra me e lui c’è una sorta di affinità nel considerare la vita, affrontarla, soprattutto il modo di muoversi nel rapporto di coppia, l’educazione sentimentale; oppure Hornby non ha fatto che attingere ad un patrimonio d’esperienze emotive comuni alla maggior parte dei maschi (un po’ come leggere l’oroscopo, ci si convince che quello che c’è scritto riguardi proprio noi). Chiaramente la verità sta nel mezzo. Se certe cose avrei potuto pensarle io, viverle io, se certe situazioni le ho realmente vissute, se certi atteggiamenti o certe considerazioni mi appartengono (ma lo stesso credo valga per molti), è anche vero che in altre io e Rob siamo distantissimi. Talvolta l’ho addirittura considerato un idiota integrale (ma talvolta penso lo stesso anche di me, per cui). A volte l’immagine di Rob si sovrapponeva alla mia, altre volte un solco ci divideva e poi quel solco si assottigliava di nuovo fino a diventare una linea sottile, dello spessore di un vinile, magari dei Clash.

 

Questo libro mi ha fatto venire in mente un film che, dopo aver rimandato per anni (senza un preciso motivo), ho deciso di guardare lo scorso inverno: “Il Grande freddo” che tra l’altro viene citato nel libro.

 

 

Un cast azzeccato e perfettamente in parte: Tom Berenger, Glenn Close, Jobeth Williams (per me è stata l’equivalente di Susan Dey per Rob, quella bellezza che credi di vedere solo tu, e che perciò ti appartenga in modo speciale), Jeff Goldblum, William Hurt, Kevin Kleine. Libro e film percorrono lo stesso binario (senza mai scadere nel becero sentimentalismo): un bilancio fatto da persone che vivono sospese, che si ritrovano in un momento in cui sentono di avere il fiato corto, qualche rimpianto ecc. Sia il libro che il film hanno degli interessanti acuti a livello di scrittura/trama, ma prevale un clima pacato (ecco, forse io avrei preferito che Rob fosse più Rob, ossia una personalità definita in modo univoco, una caratterizzazione psicologica più profonda, non che Rob fosse centinaia d’altri uomini, me compreso, altrimenti non riesco ad affezionarmi completamente ad un personaggio, ma il mio è solo un cavillo ozioso). Film e libro sono una ricognizione dall’alto (una panoramica perciò priva di dettagli) di VITE, in cui il passato è legato a doppia mandata con il presente (quest’ultimo è il frutto di scelte o avvenimenti che sono già stati vissuti, per cui o tiri avanti, o fai qualcosa per cambiare ma, per l’amor di Dio, non frignare) mentre il futuro resta una dimensione temporale se non completamente esclusa (ma quasi) comunque sfumata, irrisolta (ed è giusto così).

 

Ho fatto la ola leggendo una delle tante classifiche di Rob: i cinque gruppi o cantanti che andrebbero fucilati se ci fosse la rivoluzione musicale: Michaek Bolton, U2, Bryan Adams, Genesis (per me dall’arrivo di Phil Collins) e Simple Mind. :mrgreen:

 

Chiudo in musica con una citazione “Barry ha ragione, un tempo ero così. Adesso mi sembra lontanissimo. Non riesco più a mettere insieme quel tipo di rabbia” funziona così Rob la vita, su e giù, alti e bassi, lento e veloce… proprio come nella canzone degli Artic Monkeys “When the sun goes down”

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E dire che ho letto gli insegnamenti dei maestri zen (le loro esperienze), i racconti dall’eremo, ho studicchiato “l’estetica” del vuoto nel taoismo (poco), nel buddismo (di più) e quel vuoto è anche sinonimo di silenzio. Io ho perso la rara virtù di tacere, specie quando dovrei o almeno molto più spesso di quanto io non faccia. Il problema è che mi faccio prendere la mano, soprattutto mi faccio coinvolgere, mi trovo in un euforico stato di estasi che però mi fa perdere le reali proporzioni della comunicazione nel blog, del fatto che in fondo non sempre è così automatico capirsi, che non c’è tutta la confidenza che uno immagina ecc. Se ultimamente sempre più spesso mi trovo a specificare nei commenti

  • “Sto scherzando, eh”, significa che qualcosa non quadra, significa che mi accorgo di muovermi sulla cresta di un pericoloso dirupo in cui ci vuole un niente a fare, anche in buona fede, quel passettino in più e andare fuori bersaglio;
  • se ultimamente mi sento in dovere di dare consigli, pareri, spiegazioni non richieste modello guru da talk show qualcosa non quadra.

Bene, l’unica è fare la revisione alla macchina, soprattutto la convergenza in modo da evitare di procedere sbandando con il concreto rischio di urtare qualcuno, o di finire fuori strada sbattendo il muso.

Ciò significa che mi prendo una piccola pausa per riassestare la rotta. Continuerò con molto piacere a leggere ciò che scrivete nei vostri blog ma non parteciperò attivamente commentando (però ci sono eh!), riscoprirò il silenzio, la misura, l’equilibrio (almeno fino alla prossima volta 😆 ).

 

Domani, massimo dopodomani, metterò il post su “Alta fedeltà” di Hornby.

 

Un bacio (se posso permettermi di scrivere così) e  a presto… prestissimo 😀

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Negli ultimi 10 giorni (circa) i miei sogni si sono arricchiti della presenza di alcune guest star, che mi hanno deliziato regalandomi alcuni cameo. La frequenza delle apparizioni vip in un tempo così limitato mi ha stupito. Credo sia la prima volta (credo sia la prima volta in generale che sogno dei vipsss, a memoria non ho altri ricordi in tal senso).

La prima e la più gettonata è Afef. Afef? Già. Inizia con uno spogliarello integrale da infarto, accompagnata da Tania Zamparo (ex miss Italia che rappresenta la mia donna ideale, e averla sognata così mi ha fatto vergognare di me stesso, dico davvero)

Afef ritorna in un sogno confuso, infine (terzo sogno) eccola con una minigonna mozzafiato, e ci tiene proprio a farmi vedere di che colore sono le sue mutandine mentre si siede (per la cronaca: color arcobaleno).

Poi tocca ad Alanis Morissette che si fa una passeggiatina nel mio sogno modello Hitchcock.

Una fugace apparizione di Jennifer Aniston, un’altra della Chiabotto con capello biondo lisco che mi regala un sorriso di enigmatica ottusità.

Quando la scorsa notte mi è apparsa Renée Zellweger in versione Bridget Jones indossando un costume spugnoso e morbido da dinosauro 😯 , mi è corsa incontro e ci siamo concessi un lungo e piacevole abbraccio… beh, mi sono detto: strani forte ultimamente i miei sogni… strano anche che Briatore e consorte, in occasione del matrimonio, non abbiano fatto un salto nel mio subconscio, ma magari è solo questione di tempo.

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Questo è una specie di post musicale di risposta (e di redenzione… e dettato dal terrore perché Micia ha promesso di suonarmele se vado in modalità acido-piagnisteo) a quello di Acrimonia intitolato “1, 2, 3, 4… smile!”, insomma un po’ di sana, desiderata, indispensabile allegria-allegria canaglia (no, quella era nostalgia) anche perché il weekend è alle porte, c’è il sole… ho lasciato un commento assurdo da lei sul video che aveva postato 😆 … e non vorrei finire così:

Acido, amaro. Tutti sembrano d’accordo sul fatto che non ho un sapore molto gradevole (dice Rob protagonista di “Alta fedeltà” di Hornby 😉 )

Come ho detto c’è una canzone che mi mette esageratamente di buonumore (una di quelle che quando la senti ti frulla nel cervello per tutto il giorno, fino ad esasperarti), non solo l’ho ascoltata ma l’ho pure suonata e risuonata con la chitarra per purificare il mio karma. E’ del gruppo giapponese Zone e si intitola “Yume no naka e”  (trad. sgangherata ma pertinente: nel sogno).

 

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