Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2008

Ieri sera…

Qualche minuto prima delle ventuno. Sono appena arrivato a casa, cotto. Che belle le sere di tarda primavera quando sta per piovere e le nuvole colorano il cielo di una tonalità inedita per la stagione, grumi di blu in diverse sfumature. Un accenno d’oscurità precoce indotta dal tempo, il silenzio , il vento, un uccello che vola in alto è un puntino nero sospinto dalla corrente, il profumo dell’erba, l’eccitante attesa che elettrizza l’aria prima di quella vibrazione decisiva che precede lo scroscio. Che pace, che piacevole sensazione formicola attraverso il mio corpo… un cane in lontananza che abbaia, penso “non mi riguarda”, un profumo di fritto “non mi riguarda”, un aereo, chissà dove, è solo una scia rumorosa, dove saranno diretti i suoi passeggeri? “Non mi riguarda”…

 

“Davide, è pronto in tavola da mezz’ora, ti decidi a venir su o no!” ecco, questo mi riguarda.

Annunci

Read Full Post »

 Queste sono le dieci canzoni che con più frequenza suono in questo periodo, coadiuvato dalla mia Ibanez Paul Gilbert (quella all’inizio dell’articolo).

Alla numero UNO (non sono riuscito a trovare il video originale,  quello messo in youtube non si sente, perciò piazzo un live, tagliato) Verdena con Viba:

 

2. Smashing Pumpkins “bullet with butterfly wings”

3. Nickelback con la loro versione di “Saturday night”

4. Jimi Hendrix “Hey Joe” (specie per le illimitate, o quasi, possibilità di improvvisazione)

5. Alanis Morrisette “hand in my pocket”

6. Metallica “Fade to black”

7. Pink “Who know”

8. Foo Fighters “Stranger things have happened”

9. Oasis “Champagne supernova”

10. Queen of the stone age “Little sister”

Read Full Post »

In tv

Che fine hanno fatto i bei vecchi film di una volta? Stasera ne riemerge uno dall’oblio, uno dei miei preferiti tra l’altro, un mercoledì da leoni (trasmesso da 7 gold): storia di un’amicizia che si forma, rinsalda, sfilaccia, patisce, ritorna, muta, attraverso la struggente parabola esistenziale di tre surfisti, attraverso malinconia, dolore e divertimento, e attraverso il rapporto complicato con il mare e la vita, considerando che il primo (per i surfisti) non è che metafora della seconda… che meravilgia…

Read Full Post »

Eccomi qua con le newssss in campo editoriale, eccomi in versione Quinto Fabio Massimo detto il Temporeggiatore: per la serie ogni promessa è un debito solo che per ora il debito è rimandato (temporeggio), ma spero sia una cambiale che prima o poi onorerò, ormai è una questione, appunto, d’onore [per capire bisogna leggere il finale del post].

 

Ok, sono fatto così: dopo l’iniziale entusiasmo per aver ricevuto una proposta editoriale (ma la mia coscienza è sempre stata vigile: corri, corri amico che tanto poi ti riprendo, perché talvolta sembro il Candide di Voltaire) ho cominciato ad elaborare e razionalizzare la questione. Come ho detto ho bazzicato l’ambiente letterario, una volta ero io a dare i consigli e poi mi comporto come Alice nel paese delle Meraviglie? Dicevo, sfumato l’entusiasmo che mi annebbiava il cervello ecco in azione il mio io razionale, la mia esperienza, il mio sesto senso. Ma quando si è coinvolti e si hanno delle aspettative è difficile restare savi. Per considerare la questione da un’altra prospettiva ho attivato un paio di conoscenze “ragà, ne vale la pena?”: la prima, uno scrittore, mi ha già risposto con un nì “vedi tu se vale la pena, io l’ho fatto, è comunque un modo di fare esperienza, è un modo, sbattendosi e se ti sai organizzare, di arrivare nelle librerie vicino a casa”; l’altra è un contatto con una sede legale, mi ci vorrà un po’ di più.

 

Il contratto di edizione, come ho detto, è per certi versi interessante e chiaro (non sempre la cosa è così automatica) è quasi perfetto, ed è quel quasi che mi ha messo un tarlo nella testa. Perciò prima di accettare ho telefonato per alcune informazioni preliminari alla casa editrice. Se ho spedito lì il mio dattiloscritto è perché si vantava una distribuzione nazionale. Non è realmente così, o almeno la cosa è più ambigua, e qui mi sono cadute le braccia. In realtà si appoggiano ad un distributore nazionale, ma quanto sia efficace tale collaborazione intendo appurarlo questo pomeriggio, facendo un salto alla Feltrinelli. Perché, dato che so come girano queste cose, il libro di sicuro te lo procurano ma oltre al prezzo di copertina ti paghi in più la spedizione, e questo in genere scoraggia un eventuale acquirente, a meno che non sia un amico (quello sbuffa e basta). Nella sezione distributori, nel sito della casa editrice, vengono nominate anche alcune librerie della mia città (perfetto dissi, qui almeno avrò uno sbocco, per un esordiente è già importante) ma… quelle librerie non sono luogo deputato a diffondere i libri della casa editrice, luogo dove normalmente uno possa trovare le ultime uscite della casa editrice. Ma sono librerie che nel tempo hanno richiesto qualche copia di libri da loro stampati. Di più, mi viene detto dalla casa editrice che probabilmente il libro non verrà neppure distribuito in libreria a meno che un libraio non ne faccia richiesta, e l’amico scrittore mi dice: è normale, per ovviare fai come me: organizza una presentazione, il libraio ha interesse ad ordinare qualche copia e poi se non riesce in quell’occasione a venderla di sicuro la espone in vetrina. La cosa però non mi convince del tutto. Chiaro, può sembrare normale questa situazione, specie per un esordiente, io non pretendevo un’operazione capillare in tutta Italia, ma almeno pensavo si appoggiassero a qualche libreria a Roma, Milano, magari una dalle mie parti, in cui materialmente il libro fosse esposto e potesse attirare l’attenzione, e da lì uno spera nel passaparola, non per scalare le classifiche, ma per poi pensare ad una seconda ristampa, e intanto lavora sodo in promozione. Niente, vendita tramite richiesta, tramite internet o “datti da fare” comunque a onor del vero per locandine e supporto la casa editrice si impegna a sostenerti (bisognerebbe però vedere nei fatti, anche qui l’amico risponde con un nì: devi ogni tanto alzare la voce). Il datti da fare era già in preventivo, rompevo le balle in comune in cui ho qualche aggancio per organizzare le serate, per avere spazio in biblioteca, rompevo le balle a mio padre dicendogli: và, pà, quando fai un concerto, magari mi piazzo anch’io, oppure: organizziamo una serata promossa dall’assessorato, o dal quartiere: musica e letteratura, e lì ti fai un po’ di pubblicità e se hai culo vendi qualche copia.

 

  • Alla fine però mi sono detto: Taglia, non sei con l’acqua alla gola, è la prima volta che spedisci il tuo dattiloscritto (non l’ha mai letto nessuno tranne loro) non hai provato ancora alla Fazi, Marcos y Marcos, alle edizioni Nottetempo. Che fretta c’è? Se ti devi sbattere fai a tempo, se proprio non riesci a trovare qualcuno che te lo pubblichi, vorrà dire che te lo stamperai da te per il solo gusto di regalarlo a coloro a cui interessa e… ogni promessa è debito (ecco l’incipit del post), piazzarci come promesso una dedica a Monia (con molto rispetto, s’intende), ormai è una questione d’onore (o d’odore dato che a Monia piace “annusare”).

 

Però, dopo tutto ciò, mi è ritornata la voglia di sbattermi un po’ in giro, di riprendere i vecchi contatti, di ributtarmi nella mischia letteraria, di ricominciare a scrivere, di spedire, aspettare, incazzarmi… ma sì, Taglia, ma sì che non hai nulla da perdere e nulla di meglio da fare… affezionatissimi a presto…

Read Full Post »

Non mi ha mai creato particolari problemi fare la spesa al supermercato. Se posso, preferisco organizzarmi in modo da essere lì nel primo pomeriggio, così da evitare la ressa. Può capitare comunque di dover fare la coda alla cassa, ed è allora che penso a questa scena tratta dal film “Giovani, carini e disoccupati”.

E’ un bel modo di fare la spesa, un bel modo per ingannare l’attesa in coda… ci penso e mi viene da ridere, anche se io credo che in una situazione del genere reagirei come Ethan Hawke.

 

Read Full Post »

Un tuffo nel passato

Acrimonia (e chi altri?) parlandone in un suo post, mi ha fatto tornare alla memoria il parco “Fiabilandia”, che io credevo non esistesse più (specie il povero mago Merlino), che non avesse retto al confronto con i nuovi scintillanti Gardaland, Mirabilandia ecc., invece l’arcigno mago è ancora lì. Non ricordo molto del parco, e dell’estate in cui ci sono stato, perché all’epoca ero troppo piccolo, ma ero sicuro di avere delle foto. Ne ho scelta una (confrontandola con quella sul blog di Monia evidentemente qualcosa è cambiato… trova le dieci differenze) 

e già che c’ero, in tema di ricordi e di estati memorabili ho trovato anche questa 🙄

 

Read Full Post »

Oggi mi è capitata una cosa (beh, più di una) e mi andava di condividerla con voi, mica per darmi delle arie (che non ce n’è motivo), ma perché in un certo senso mi va di dirvi grazie, non solo perché credo abbiate agito da miei talismani portafortuna, ma anche per quello che mi avete dato, e spero vorrete ancora darmi. Grazie. Due cose: o ti sposi, o stai provando il discorso per quando ti daranno il nobel (nobel? Cala, cala), l’oscar (l’oscar? Cala, cala), ok il premio fedeltà con i punti della benzina (bravo).

 

Trattasi di una cosa per me importante, ma che a giudicarla con obiettività non è poi così importante (lo capisco). Oggi, verso l’una, mentre stavo uscendo di casa ho preso la posta. C’è un plico per me, guardo il mittente e si tratta di una casa editrice, ah, faccio, conosco, sì, avevo partecipato con un dattiloscritto ad una selezione per opere inedite. Si tratterà di pubblicità, poi vedo che nel timbro c’è scritto sede legale. Faceva così schifo che mi hanno fatto causa? Apro credendo si tratti di pubblicità, roba del genere, ed invece mi viene spiegato che ciò che ho scritto è loro interessato e nella busta avrei trovato allegate copie del contratto di pubblicazione, con tanto di condizioni ecc.

 

Calma, non è esattamente: complimenti lei ha vinto un milione di euro, deve però comperare la nostra batteria di pentole. Io ho bazzicato l’ambiente per un po’ (non vuol dire niente, non è facile comunque orientarsi) facendo da correttore e valutatore di bozze e manoscritti. Mi sono informato e parecchio capendo che: se vai da un piccolo editore quello ti pubblica in due secondi, basta pagare; se vai da un editore grande e non sei la Litizzetto, il comico di turno o uno scrittore già acclamato ti considerano meno di zero. Ma è possibile puntare su quelle case editrici medio-grandi, medio- piccole che con tanta passione tirano avanti, perché ci credono. Questa casa editrice (di cui magari dirò più avanti) si conosce nell’ambiente, vi scrivono importanti scrittori, vi collaborano importanti personalità, ha distribuzione nazionale, i loro autori, anche tra gli esordienti, hanno partecipato a trasmissioni televisive o radiofoniche, hanno vinto premi letterari; tenendo conto di ciò ho deciso di rivolgermi a loro in quanto li ritengo seri, e non gente che si sputtanerebbe a livello nazionale tirando fregature, o inserendo nel loro catalogo il primo cialtrone che capita, avendo appunto una reputazione da difendere. Li contraddistingue poi la professionalità nel promuovere e supportare gli esordienti. Il contratto (che è standard) è interessante per alcuni particolari a livello di promozione che non è facile trovare in altre situazioni simili, magari dirò più avanti (ma magari anche chi se ne frega, te lo ripeto: cala, cala) ok, ho capito, ho capito.

 

Ora, non è che d’improvviso io sia diventato il Pavese della laguna (non ci sono dubbi), l’Eco de noantri, tutto ciò non mi darà ricchezza, né fama, ma un po’ di soddisfazione sì però, per due motivi: primo, qualcuno dell’ambiente ha realmente letto ciò che ho scritto, ed è questo ciò che conta molto più del giudizio finale su ciò che ho scritto. E poi poter dire “cosa fai adesso?” io, il folle che ha lanciato l’università e le prospettive di miserie e frustrazioni con il dottorato per diventare “quello che capita a giornata” (almeno finché non otterrò quella benedetta seconda risposta che sto aspettando) “sai, sono uno scrittore, adesso sono impegnato nella promozione del mio libro” stronzate del genere senza crederci troppo, ma l’idea mi piace, mi piace anche se sarà qualcosa per poco e da poco, però sentirmi una specie di Bukowsky in giro per librerie (cala, cala, cocco) con molto meno alcool e molte meno ragazze (bravo), credere per un attimo di vivere il sogno che ho sempre sognato (ma che miseria amico, non ti metterai mica a piangere adesso, vero? Perché non lo sopporterei)… già, mi piace illudermi e non mi importa, ne ho bisogno, quello che sarà, tutto quello che verrà, sarà comunque qualcosa di nuovo, qualcosa per darsi una smossa. Niente di speciale per una persona che veda la cosa da fuori, me ne rendo conto, ma qualcosa di buono per me. Non rivoluzionerà la mia vita, ma un piacevole diversivo di sicuro sarà. Magari, dato che il ciclo di merda che sto vivendo è stato proprio la molla che mi ha fatto inchiodare un po’ di parole su carta in quel libro, magari, dico, quanto sta succedendo chiuderà quel ciclo (sì, sì, continua ad illuderti). Cacchio, ‘sta maledetta coscienza: ti avverto cocca, se continui così fai la fine del grillo parlante di Pinocchio.

Read Full Post »

Older Posts »