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Archive for marzo 2008

Ci sono persone che riescono (almeno a parole) a perdonare qualunque offesa subita, forti del precetto evangelico “porgi l’altra guancia”, oppure lo fanno per pigrizia o per vigliaccheria. Perdonano ma non dimenticano mai, e qui si svela l’inghippo, perché ciò significa che in realtà non hanno perdonato, in quanto perdonare equivale a passare oltre, consegnare l’offesa al passato, o meglio all’oblio, confinarla in una dimensione che lasciamo per strada, non portiamo più con noi.

 Un giorno due monaci buddisti, ritornando al tempio, incrociarono una bella ragazza, ben vestita, che non poteva attraversare la strada a causa di una enorme pozzanghera fangosa. Uno dei due monaci se la caricò sulle spalle e la traghettò oltre. Arrivati al tempio il monaco che aveva assistito alla scena disse “noi monaci non dovremmo avvicinare le ragazze, è pericoloso, perché l’hai fatto?” ed il compagno gli rispose “io quella ragazza l’ho lasciata sulla strada, tu la porti ancora con te”.

Ciò che conta, quando si perdona, se lo si vuole fare realmente, è dimenticare ciò che ci è stato fatto, chi porta con sé il ricordo dell’offesa, porta con sé anche il rancore e non ha realmente perdonato.
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Mi capita raramente di soffrire di mal di testa, ma quando capita… ne sono soggetto specie in questo periodo, probabilmente a causa del mutamento nei cicli di luce ed oscurità dovuti al cambio di stagione.
Alcune tra le cause più comuni di mal di testa sono:
  • Lo stress: tutta la settimana uno corre come un forsennato, lavoro, amici, famiglia, scadenze, incombenze, obblighi vari, ecc. Il corpo accumula fatica, ma il dover fare “sono in ritardo, sono in ritardo…” come il Bianconiglio di Alice fa sì che l’adrenalina, l’isteria, la sindrome del martirio, o più probabilmente i litri di caffè che uno si beve, sostengano il corpo e ci si senta moderatamente bene (o non si abbia il tempo di valutare quanta energia abbiamo disperso). Perciò la fatica c’è ma il cervello non manda segnali al corpo, e continuiamo a correre “sono in ritardo, sono…ecc.”. Quando poi arriva il fine settimana, e finalmente tiriamo un sospiro di sollievo allentando la tensione, ecco che di botto ti si scaricano addosso gli strapazzi della settimana e giù mal di testa. Il fisico ti sta inviando un chiaro messaggio: sei stanco, ora hai il tempo per rendertene conto, forse è meglio che ti riposi. Tante grazie, la prossima volta mandami piuttosto un telegramma.
  • Problemi di digestione, magari se si è ingurgitato un eccesso di zuccheri, specie di cioccolata che funziona alla grande come regolatore dell’umore, e quanto si ha bisogno in certi momenti di cioccolata: affetto sintetico a buon mercato, altro che il sopravvalutato sesso che poi ti trovi la scocciatura di dover preparare la colazione per due la mattina dopo… non è vero, tutti preferiremmo tale scocciatura a brufoli e mal di testa da indigestione.
  • Mal di testa dovuto alla perdita di ore di sonno.
Per quanto mi riguarda, i miei mal di testa appartengono alla terza categoria. Se dormo poco, dopo un paio di giorni vengo colto da lancinanti dolori che martellano le mie tempie, il nervo ottico in modo particolare, e non c’è medicina o rimedio che tenga. L’unica soluzione è dormire. Ma fino a quando non recupero, mi trovo non solo a soffrire in uno stato di prostrazione fisica, ma calato in una dimensione sospesa in cui i miei sensi funzionano ad intermittenza, le mie facoltà intellettive sono in stand-by ed è allora che… beh… vedo la gente morta! 

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A volte mi capita di chiedermi:

  • che fine fa il mondo quando chiudo le tende di casa?
  • quando non sono a casa i ragni fanno l’amore incoraggiati dall’intimità che il silenzio crea e presuppone? Quando non ci sono, i personaggi rappresentati nei miei poster chiacchierano tra loro? Si accendono mai le luci della città nella stampa sistemata sopra il mio letto, che rappresenta uno scorcio londinese di fine Ottocento?
  • I fiori che decorano la fantasia della stoffa del divano si chiudono di notte quando dormo?
  • E’ possibile sentire gli altri mentre pensano? E’ possibile ascoltare realmente gli altri?
  • E’ possibile che le persone, nei sogni che facciamo e che fanno, siano migliori di come sono nella realtà?
  • E’ possibile che il mio armadio, quando non lo apro, contenga e nasconda infiniti universi, qualcuno persino migliore del nostro?
i’ve waited hours for this
i’ve made myself so sick
i wish i’d stayed
asleep todayi never thought this day would end
i never thought tonight could ever be
this close to mejust try to see in the dark
just try to make it work
to feel the fear before you’re here
i make the shapes come much too close
i pull my eyes out
hold my breath
and wait until i shake…but if i had your faith
then i could make it safe and clean
if only i was sure
that my head on the door was a dream

i’ve waited hours for this
i’ve made myself so sick
i wish i’d stayed asleep today
i never thought this day would end
i never thought tonight could ever be
this close to me

but if i had your face
then i could make it safe and clean
if only i was surethat my head on the doorwas a dream to

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“Signore, ha subito un intervento chirurgico di recente?”

“Che vuoi dire??”

“Beh, è che la scopa che aveva nel culo non sembra più affliggerla”.

(Margaret Cho e John Travolta in Face-off)

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Certi giorni, al lavoro, in coda alle poste o al supermercato, in treno, al cinema o al ristorante, capita di incontrare dei perfetti idioti, gente che da una natura di merda è riuscita a distillare il massimo della stronzaggine possibile, gente talmente idiota da esporla in fiera, ed il bello è che si concentrano tutti lo stesso giorno, con l’intento di rovinarti la giornata, l’umore, la vita, la digestione ecc. Ad esempio: il capo al lavoro che vorrebbe tu fossi la versione maschile ed occidentalizzada della dea Kalì (ossia fornito di sei-otto braccia); quelli che in coda ti passano davanti credendoti lobotomizzato o in catalessi per non accorgerti che sono arrivati dopo di te; quelli che al cinema fanno squillare il cellulare e non è che lo spengano, oppure decidano di alzarsi e allontanarsi dalla sala, ma fanno conversazione (la metà delle quali superfluamente vacue) mentre tu tenti di seguire la trama del film. Quelli che al ristorante, piazzati a due centimetri dalle tue orecchie, sono belli carburati e non fanno  che urlare e sbraitare bestialità con gli amici, mentre tu cerchi di fare conversazione e rilassarti: “bacio… bacio…” e dalle sto cazzo di bacio così la piantano! Quelli che mentre fai jogging con un maledetto tendine del ginocchio logorato e dolorante, ti vengono incontro in gruppo e siccome tu sei solo, col cazzo che si spostano e: o giù spallate, e la spalla che ti fa “ma non ti basta il ginocchio fuori uso?”, oppure devi balzare sul ciglio accidentato della strada e il ginocchio che ti urla “ma non ti faccio abbastanza male? Scegli, o la spalla o me” che è l’equivalente di: vuoi più bene a mamma o a papà? Domanda idiota, impossibile scegliere, e ciò vale anche se riferito all’anatomia del mio corpo: il ginocchio mi serve per correre, la spalla deve funzionare altrimenti come la suono la chitarra? Voglio bene sia al ginocchio che alla spalla, alla mamma e al papà e mi piacciono sia il panettone che il pandoro. Quelli che, dieci metri più avanti nella stessa corsa, vanno in giro con i cani senza guinzaglio ed il cane abbaiando ti corre dietro, o ti si pianta davati ringhiando, la reazione del padrone è duplice: o tenta inutilmente di richiamare Cerbero, mentre tu rimani immobile trattenendo il respiro (e non solo quello) con il sudore che cola e non per la corsa ma per la strizza (quello di restare immobile fingendosi morti funziona unicamente con gli orsi), oppure ti guardano ebeti “non fa niente, è buono” questo lo sai tu, adesso lo so io, ma Rin Tin Tin affetto da rabbia galoppante lo sa? 

Insomma, capitano quelle giornate catalogabili sotto la voce: “piovono stronzi, e quando succede non ho mai l’ombrello a portata di mano… o del napalm”.

Comunque potrebbe andare peggio: Jay-Z “99 problems”

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Bugo è tornato, viva Bugo! Bugo il casalingo dopo aver trovato il gel (anche se poi ha deciso che non valeva la pena di usarlo), è uscito di casa e ha scoperto con disappunto (espresso attraverso stralunata malinconica poesia) che… fa niente…

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Se lui (ma vale anche se è una lei) ti lascia e la cosa ti fa soffrire, puoi trovare conforto nel Vangelo. Se volessimo sintetizzare il pensiero di Gesù, ne ricaveremmo un insegnamento “Ama il prossimo”, riferito al nostro caso: ama il prossimo, cioè il successivo/a.

Nei rapporti interpersonali risulta pericoloso spalancare le braccia per accogliere gli altri, perchè così facendo ci mettiamo nella posizione ideale per essere crocifissi.

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