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Archive for ottobre 2008

Infila le scarpe della Strega del Nord, batti tre volte i tacchi ed esprimi un desiderio:

“Sì, ecco… beh… ne vorrei uno supplementare, che due sono sempre meglio di uno” TOC TOC TOC

 “ma non lì, cazzo! Strega vaffanculo! Sì, ridi, ridi… e adesso?”

“Sarà un bel problema quando avrai il raffreddore, occhio a non soffiarlo troppo che a sfregarlo non si sa mai cosa possa venir fuori. Posso chiamarti Pinocchio? Mi sa che anche a te il naso si allungherà, ma non quando dirai le bugie. La prossima volta le mie scarpe è meglio che non le metti”

[e con questo si chiude il ciclo “porno” 😀 … qualcuno ha mica un fazzoletto da prestarmi?]

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Io in queste cose spesso mi sento il Candide di Voltaire, o semplicemente sono un alieno, o vivo fuori dal tempo perché immancabilmente:

  1. la mia pur fervida immaginazione non riesce ad immaginare certe cose;
  2. ogni volta che mi trovo davanti all’evidenza dei fatti resto stupito come un cretinetti, o l’ultimo degli ingenui, anche se a pensarci non c’è nulla in realtà di cui stupirsi.

Veniamo al sodo. Stavo cazzeggiando in Flickr dando un’occhiata alle novità di uno degli ultimi gruppi a cui mi sono iscritto, ed ho visto un bel ritratto di una ragazza orientale. Ottima luce, l’ambientazione sembrerebbe un bar, pare uno scatto estemporaneo, colto al volo ma molto ben fatto. Mi sono regolato come al solito: ho prima visto la foto che mi interessava, poi sono andato a vedermi l’album della fotografa che l’ha realizzata, per ultimo sono passato al profilo, infatti guardo i contatti e da lì parto per altre esplorazioni.

Decido di cliccare un nome a caso nella lista contatti e giungo in una pagina in cui c’è una sola foto, uno scatto che ritrae una ragazza a mollo in una vasca idromassaggio, ignuda e bagnata, che esibisce un paio di tette galattiche, tette mozzafiato, specie se uno ci ficca la faccia in mezzo a quel ben di… beh, meglio lasciarlo fuori Lui da queste cose. La ragazza chiede di lasciare un commento ma niente volgarità, per cui io scrivo “wow, gran bel bagno” e poi mi dico: adesso voglio proprio vedere questa che amici ha. E mi si spalanca un mondo, anzi di cose spalancate ne ho trovate diverse.

Un mondo sotterraneo fetish, softporn, porno, hard, scopate, nudi, esibizionismo, foto patinate, foto casalinghe, alla buona, eleganti… moglie con marito non mettere il dito, prego metti tutto il resto; amica con amica che si fanno una visita integrale, quando si dice un’amicizia intima; feticismo da sbarco con richieste di pareri: che ve ne pare? Se la faccia è come il culo sei una donna meravigliosa. Posizioni da circo equestre, pose yoga porn in autoscatto. Donne attempate tipo casalingua disperata che ci tengono a farti vedere come tua moglie sarà dai 50 in su, maschietti in vena di mostrare quei due etti che fanno la differenza anatomica tra maschio e femmina (ma questi me li sono risparmiati). Qualcuna mostra, altre preferiscono che tu sia del gruppo degli amici… ah, a proposito di gruppi anche qui ce ne sono di tutti i tipi: per dire c’è quello dedicato agli amanti dei capezzoli. Io faccio parte dei gruppi: prints of darkness, no flash, rain and fog, pink, ritratti dal mondo, my guitar… roba così, e questo credevo fosse il mondo di Flickr. Ma non ci sono siti apposta per ste robe qua, cioè per le foto porno?

La mia ricognizione è stata piuttoto rapida, non so, mi sento sempre a disagio, mi pare d’essere un guardone, di entrare in un mondo di cui, non facendo parte, sono estraneo e come tale fuori posto.

Mica ne faccio una questione morale, ci mancherebbe è tutto divertimento, piuttosto stupisco di me, io mai avrei immaginato che in Flickr ci fosse un sotterrraneo mondo pop-porno, ma proprio mai ci avrei pensato, e capitandoci per caso ancora una volta mi sono detto: beh era chiaro, plausibile, perché no? Ma insomma tu dove vivi, verginella, nelle fiabe dei fratelli Grimm? Per carità no, che il porno va bene, quelli invece erano dei depravati mentali a tutti gli effetti!

Se proprio dovessi fare un appunto, il pelo nell’uovo o il pelo nella depilazione accurata che mi è capitato di vedere, direi: fatele ste foto ma curatele un attimo, perché è sempre la stessa cosa, stessa roba all’infinito, metteteci un attimo di cuore e testa non solo passere e tette alla cazzo.

tommy

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Ce l’ha fatta!

Già, è stata una corsa estenuante, una gara memorabile, una rimonta appassionante che mi ha lasciato fino alla fine con il fiato sospeso. Ebbene, qui, oggi, celebro il sorpasso! Mica lo splendido film di Dino Risi interpretato da Gassman, macché, il sorpasso del post, una gara tutta interna a Fumisterie City:

Le perversioni degli italiani (letto 341 volte) che, partito con un certo svantaggio in quanto scritto dopo, ha finalmente superato il post Leggere i Tarocchi (333) piazzandosi così alla posizione numero uno dei post più letti! La gara chiaramente è ancora in corso, chissà cosa ci riserverà il futuro, magari do una letta ai tarocchi giusto per vedere se la situazione cambierà ancora, ma d’altronde tira più un pelo della donna di cuori che cento mazzi di carte e mi sa che il distacco si allargherà ulteriormente.

Ed ora con quel vecchio avvinazzato di Ludwig gaudeamus… lalala-lalala- fa girare quella cazzo di pinta Ludwig

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Canta Caparezza in versione Tron “sono paranoico ed ossessivo fino all’abiura di me”

In Tron si tira dritti: parallele, linee precise, nette, chiare, mai una curva se non ad angolo retto, intersecarsi di tracciati ben delineati. Dritto: ho sempre invidiato chi riesce a tirare dritto, chi anche quando affonda nella merda fino alle ginocchia non perde l’equilibrio e procede con una postura impeccabile, e ciò non dipende da ipotetici pali ficcati nel didietro, è piuttosto una virtù che si sviluppa nel tempo. L’unico modo per resistere, per vivere alla grande, per procedere dritti è di rinunciare a se stessi “abiura di me”. Abiura di me ossia tacitare ogni slancio, ogni spontanea emozione ogni spontaneo desiderio ed aspirazione, per rimanere dentro il solco dritto già tracciato da altri, come quelli di Tron, ed è una cosa che a me non è mai riuscita e se ci provo, e più volte ci ho provato, dopo un po’ ogni parte di me, ogni atomo, urla: basta! Un urlo però sordo e sottopelle, nulla traspare al di fuori, solo l’andatura tende ad essere basculante. Traccio tante di quelle curve da dare al sottoscritto un certo senso di nausea e spaesamento, e lo stesso effetto suscito in chi ipoteticamente si mettesse a guardarmi mentre procedo. Io non riesco ad abiurare a me e la cosa può essere triste (perché può renderti la vita complicata)  o meravigliosa. Io che non seguo rette vie la trovo, nel mio continuo disegnar tornanti, alternativamente triste e meravigliosa.

Le parole non procedono in linea retta (basta scriverle, osservarne quindi graficamente la forma, per accorgersene) le mie in modo particolare. Ogni tanto fa così bene scrivere: ne ho le palle piene cazzo! Ahhhh liberatorio. Ed è preferibile scriverlo, perché a dirlo c’è sempre qualcuno che ti chiede perché e per come, e allora per farlgliela breve e comprensibile ti tocca “abiurare a te stesso”, perché mica vogliono sapere veramente perché, vogliono solo essere rassicurati che tutto va bene, che possono proseguire lungo le loro linee rette senza che qualcuno tagli loro la strada. Ahhhh, gli amici.

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Operazione molto semplice, ormai una consuetudine, una tradizione alla pari del Natale, alla pari del nonno che si lamenta dei reumatismi, del ministro della pubblica istruzione di turno che propone una riforma fallimentare (tocca alla Gelmini, c’è qualcuno che non ne parli in questo periodo?) qualcosa a cui siamo abituati, c’è poco quindi da spiegare: sabato notte, o meglio, domenica mattina quando scoccheranno le ore tre, basterà portare l’orologio indietro di un’ora. Gesto semplicissimo come accendere l’albero decorato a Natale e calcolare quanti soldi costerà il cenone (male che vada ci aiuterà Studio Aperto), annuire gravemente al nonno che si lamenta degli acciacchi dell’età, incazzarsi per la riforma assurda di turno.

Ma non è questo ciò di cui vorrei parlare. Con l’ora solare si compie un’operazione apparentemente impossibile: si porta l’orologio, e con esso il tempo, indietro di un’ora. Bene, ognuno di noi, penso, vorrebbe poter portare indietro le lancette del magico orologio del tempo per rivivere un’esperienza, per poter cambiare qualcosa del nostro passato, rimediare ad uno sbaglio, compiere una scelta diversa, lasciar perdere una relazione fallimentare in cui ci siamo tuffati anima e corpo, ma che non è finita come speravamo ecc. Impossibile, già, impossibile.

Però, qualcosa del genere forse… mi viene in mente un film “Tempi migliori” (1986) una commedia alla buona, di quelle senza pretese però godibile, interpretata da Kurt Russell e Robin Williams. I due erano compagni al liceo ed entrambi facevano parte della squadra di football, e succede che nella partita decisiva il buon Kurt lanci la palla che deciderà le sorti della partita, deciderà se sarà vittoria (e gloria) o sconfitta (e conseguente infamia) all’imbranato Robin Williams che se la fa sfuggire dalle mani. L’occasione della vita (l’occasione della svolta: eroe o cilatrone, un marchio che ti porterai dietro indelebile) sfumata in una cappella, e quell’errore a perseguitarti per il resto della tua vita, una vita tra alti e bassi nella miseria della periferia americana, in una cittadina in piena depressione economica che langue in una noia a metà tra soddisfatto letargo e decadenza. Finché Robin Williams ha un’idea: rigiocare quella dannata partita, rimettere insieme la squadra (una squadra ormai sgangherata) e sfidare gli avversari di allora, che invece abitano una cittadina florida e si sono tenuti magnificamente in forma. Pare che tutti i guai dei due protagonisti: fallimenti al lavoro, matrimoni in bilico, figli in piena crisi adolescenziale, siano conseguenza diretta della sconfitta di allora e così la crisi della città in cui vivono, mentre i vincitori hanno costruito un presente radioso ed hanno un futuro blindato in estatiche promesse di ogni paradisiaco bene… già un bel film, niente roba sconvolgente, ma assolutamente godibile.

Qual è l’avvenimento che ti piacerebbe rivivere? Quale il momento che vorresti avere la possibilità di cancellare o modificare? Quanto indietro porteresti le lancette dell’orologio e ne varrebbe davvero la pena? Qualcuno tutto ciò se lo è mai chiesto? Robin Williams sì e ha capito che se non si può cambiare il passato almeno lo si può riscrivere, o fare in modo che non influenzi troppo il presente.

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Morning yearning

My fingers touch upon my lips
It’s a morning yearning
It’s a morning yearning
Pull the curtains shut try to keep it dark
But the sun is burning
The sun is burning

The world awakens on the run
And we’ll soon be earning
We’ll soon be earning
With hopes of better days to come
That’s a morning yearning
Morning yearning

Morning yearning…

Another day another chance to get it right
Must I still be learning?
Must I still be learning?
Baby crying kept us up all night
With her morning yearning
With her morning yearning

Morning yearning…

Like a summer rose I’m a victim of the fall
But am soon returning
Soon returning
You’re love’s the warmest place the sun ever shines
My morning yearning
My morning yearning

Morning yearning…

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Mi ha incuriosito, mentre sfogliavo “Viva Verdi” il mensile della S.I.A.E, la divertente pubblicità di Webster.it la libreria online, eccola:

Da ciò si potrebbe dedurre che la rabbia post divorzio stimoli la creatività, mentre il felice appagamento dell’amore faccia pensare a tutto tranne che  ad esprimere creativamente se stessi attraverso la scrittura o l’arte. Che sia davvero così? Magari da sposati ci si esprime creativamente a letto… questa è la più grossa idiozia che potessi buttare nel mucchio di idozie finite in questo post 😀 comunque la pubblicità è carina.

E già che ci sono ci metto una canzone che non c’entra niente, ma mi andava di ascoltare: Buffalo Springfield “For what it’s Worth”

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