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Archive for the ‘libri’ Category

Il titolo del post allude al fatto che oggi, entrando in libreria e dando una scorsa ai romanzi appena usciti, ci si accorgerà dell’alta percentuale di libri scritti da donne e per le donne, e di libri scritti da uomini per le donne. Con ciò intendo trame che prevalentemente parlano di donne, sentimenti e amore, meglio se con tragedie o storie complicate dietro l’angolo.

Ieri, in libreria con mia morosa, questo elemento si è palesato proprio scorrendo lo scaffale dei libri novità: basta osservare le copertine, basta leggere i titoli. Ne avevo il sospetto quando, dopo aver dato una scorsa ad uno di quei cataloghi-pubblicità, che sempre in libreria si trovano e ti danno dopo un acquisto, mi stupii e chiesi (in buona fede, non per fare dell’ironia) se il catalogo fosse in previsone dell’otto marzo e per questo virato a forti tinte rosa.

Non voglio dare giudizi di merito, e di sicuro non sono qui a lamentarmi – anche perché non ce n’è motivo – osservo e riporto solo un dato che mi pare evidente, e che mi ha colpito. Oggi la letteratura, in prevalenza, è rosa, cioé è donna. E mi interrogavo sul perché: forse oggi non solo chi scrive è donna, ma in prevalenza anche chi legge? Ma in fondo non è sempre stato così?

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Non amo il caldo, specie quando si fa umido e soffocante. Da anni non sono un fan dell’estate, eppure per molte ragioni di ordine pratico la aspetto, la sopporto, dico: meglio dei guasti dell’inverno con il suo carico di neve, ghiaccio e nebbia. Ma, ripeto, solo per questioni pratiche, non certo per affinità di spirito. Il mio spirito è ben radicato nell’inverno. Potrei elencare decine di motivi per cui amo l’inverno, potrei elencarne altrettanti per cui non mi piace l’estate (né mai mi piacerà, questo è un dato di fatto).

Ognuno di noi credo abbia un elenco di cose che gli piacerebbe fare una volta nella vita, dalle più assurde e improbabili, alle più semplici (quelle per cui non c’è mai abbastanza tempo). Il mio elenco non è così lungo, anzi se ci penso forse c’è solo una cosa che mi piacerebbe fare nella vita ed è illustrata   in queste foto Giappone, una polla d’acqua termale calda, circondati dalla neve. Mi viene in mente il libro Il paese delle nevi, di Kawabata Yasunari

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Ah, beh…

“Si sta bene seduti qui”

“direi che dipende da dove stavi seduta prima”

(Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi)

Confucio diceva:

“se cerchi una mano che ti aiuti nel momento del bisogno, la trovi alla fine del tuo braccio”

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Opinioni di un Clown

Mi piacerebbe inaugurare una rubrichetta: un libro in poche parole, anche perché non ho tempo per dedicargliene di più, anche perché spesso non ha senso farlo.

image_book.phpPartiamo dal presupposto che i clown mi stanno sul cazzo, che la retorica e la miseria che li circonda nelle storie stereotipate che li rappresentano non mi piace per niente (quella necessità di mendicare la lacrima al lettore/spettatore) e diciamo subito che niente di tutto questo c’è nel libro di Heinrich Böll “Opinioni di un clown”. Libro definito il più cupo di questo scrittore, io lo trovo semplicemente il più deciso e disilluso, il più onesto e profondo.

Böll attraverso l’analisi che fa il suo protagonista della realtà che lo circonda, quella della Germania del secondo dopoguerra, non fa che mettere a nudo l’uomo: contraddizioni, meschinità, cattiveria, ipocrisia (quanta!) e lo fa in modo lucido, intenso, cristallino, profetico, mai compiaciuto, mai piagnucolando, anzi. L’uomo nudo al di fuori di ogni determinazione storica, è questa la vera forza del libro, non è rappresentata una realtà nella storia, è rappresentato l’uomo come da sempre è e sarà.

E il clown, chi è il clown? Un ragazzo di cuore  drammaticamente e irresolubilmente solo, che ha voglia di bere un goccio e farsi una scopata.

I nostri rapporti erano stranamente tesi: una cosa idiota perché in fondo al cuore lui trovava “straordinaria” la mia vita “fuori dalla legalità”, mentre la sua, così borghese e limitata, in fondo al cuore mi colmava d’invidia.

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Ah, ma quanto è meglio la piccola libreria, le piccole care vecchie librerie, quelle d’essai, le librerie con l’anima.

Inferno 01_01-02 La selvaQuanto mi girano l’intestino crasso sti discorsi: io mi trovo benissimo dentro le grandi catene: la melbook per dire è il mio paradiso, tre piani di piacere, ci vado sempre con l’amore mio. Invece se sei uno in gamba, uno che ama i libri, le dovresti detestare: le grandi librerie impersonali, gli squallidi supermercati del libro non hanno l’anima! Ok, le piccole con il caro vecchio libraio ce l’hanno l’anima, ma è un anima di merda: snob, apparenza, retorica borghese da salotto in, ipocrita, stronzetta, in più i libri che cerco non ce li hanno mai. – Te li ordino, arrivano next week, per la prossima settimana mi è passata la voglia di leggere quel libro, che hai a portata di mano? E non c’è mai niente che mi vada, così esco a mani vuote e insoddisfatto. Ma vuoi mettere i consigli del libraio? E quando mai ho bisogno di consigli, che non ce l’ho una testa per sapere cosa desidero leggere, o un po’ di fantasia per inventarmelo ciò che desidero e mi aspetto da un libro? Come può uno che non mi conosce consigliare una cosa tanto intima come un libro? Come posso io chiedere a uno che non mi conosce di consigliarmi un’esperienza tanto intima come la lettura di un libro? E’ un cazzo di consiglio senz’anima, oh voi che ci tenete tanto all’anima. Ma d’altronde si va nella libreria di un tempo per comprarla l’anima, giusto: la libreria ha l’anima, il saggio libraio ce l’ha e così il libro ha l’anima, ecco: adesso anche voi ce l’avete l’anima, la pagate il prezzo di copertina, il prezzo di un consiglio vuoto, il prezzo di quattro frettolose ciancicate chiacchiere. Alla fine mi viene pure da chiedermi: ma che cazzo ve ne fate dell’anima? Guardate che è una bella responsabilità avercene una. Mah.

Oh cara piccola vecchia libreria,
tu che nei miei ricordi sei un crocevia,
d’estati passate all’ombra di un pino
girandomi i pollici con in mano un crodino.
/
Perchè da te non trovavo il libro che cercavo
te lo ordino presto – (caro libraio)
e io agognavo…
/
agognavo il momento che mai si palesava
di legger con gioia sta cazzo di storia.
/
E ancora oggi tutto è immutato,
io cerco un fottuto libro e tu
te l’ho ordinato – (caro vecchio libraio).
/
Caro libraio che sbuffi angustiato
le grandi catene mi han fottuto il mercato
il problema è , se fai attenzione,
che hai solo tre libri e manco d’occasione.
ma io ho i libri giusti
tutto dipende sempre dai gusti.
/
Alla fine però sai che ti dico?
che in fondo avere l’anima deve essere fico.
Da te la si compra e ad un prezzo onesto,
ma sai che ti dico?
Io trovo sto mercimonio un tantino molesto…
… e pure funesto

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535Carlo M. Cipolla, insigne storico, ci ha regalato nella seconda parte del suo “Allegro ma non troppo” un sapiente teorema che illustra le leggi fondamentali della stupidità umana. Ora, sottolineando che indipendentemente dalla nostra propensione alla vita: che si sia persone mondane o misantropi, inevitabilmente si viene a contatto con gli altri, è bene prendere nota. Vediamo:

Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione, in effetti se ci pensiamo ciò dipende non solo dal fatto che, come sottolinea la Bibbia, Infinitus est numerus stultorum, ma capita anche che persone da noi considerate savie di botto manifestino una latente stupidità .

La probabilità che una certa persona sia stupida non dipende da altre caratteristiche della persona stessa, né fisiologiche, né sociali. Per dire, il livello di istruzione o l’appartenenza ad un determinato ceto sociale sono irrilevanti. La stupidità è come la fortuna: un dono inaspettato!

Attenzione, veniamo alla definizione dello stupido: una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona, o gruppo di persone, senza realizzare alcun vantaggio per sé, anzi, spesso creando un danno anche a se stesso. Se analizziamo l’azione compiuta da uno stupido, che causa a noi un danno, ci accorgeremo che tale azione non ha proprio senso né coerenza, l’unica spiegazione: è un’azione stupida. Le azioni compiute da uno stupido per antonomasia sono incoerenti e inaspettate, perciò difendersi risulta difficile perché l’azione è talmente stupida che non riusciamo ad organizzare un modo efficace per contrastarla. Shiller scrisse: “contro la stupidità gli stessi déi combattono invano”.

Le persone non stupide sottovalutano sempre la pericolosità degli stupidi.

Una persona intelligente sa di esserlo, così una persona furba, o uno stronzo, mentre lo stupido non sa di essere stupido, ergo la sua pericolosità è infinita.

Si noti come spesso in una società in declino il numero degli stupidi sia estremamente alto, inoltre sono la categoria della società più attiva; in piena decadenza chi è al potere si colloca in quella sotto categoria definita bandito (che agisce in base ai prorpi interessi) stupido (che ci riesce solo parzialmente, invece riesce benissimo a creare un danno generale).

Vediamo di tirare le somme: gli stupidi sono tanti e spuntano quando meno te lo aspetti, le loro azioni sono imprevedibili e causano un danno generale, inoltre non è possibili difendersi, va a finire che pure noi che pensiamo di essere savi in realtà potremmo comportarci da stupidi… non c’è via di scampo, è la fine, il baratro, l’inevitabile, il declino, l’Apocalisse. A questo punto non resta che prodursi nell’azione più improbabile che ci sia: se il pericolo incombe tu che fai? Se l’umanità è sull’orlo del precipizio, se la tua stessa vita è minacciata dalla stupidità, se tu stesso potresti appartenere all’esclusivo stupid club e manco sai di averne la tessera onoraria, come reagisci? Perché qualcosa bisognerà pur fare…

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Già pare anacronistico il titolo, se pensiamo che oggi (ma anche nei tempi passati eh) ci sono molti uomini che fanno largo uso di trucchi, creme, lozioni (l’abominio vero a mio avviso è la depilazione delle sopracciglia e quella integrale, ma la mia è una considerazione tanto personale quanto gretta, ossia spiritualmente limitata). Tanto per dire: il nuovo, già ex (credo, non intendo approfondire) moroso dell’Arcuri girava con gli occhi più truccati di lei.

Ora, in fatto di trucco (viste anche le premesse) non è che io sia un esperto o abbia granché da dire: sia come uomo che non pratica la cosa sia, d’altra parte, come uomo privo di genio.

make_up_01L’ispirazione per ciò che segue (che ultimamente in fatto di ispirazione per aggiornare il blog – ma più che ispirazione che quella c’è, direi in fatto di voglia – più che gretto sono greto, prosciugato nello specifico) viene dal post di Eppifemili, e possiamo pure citare il salvifico mantra di Alessia “lucidalabbra”  o le disavventure di Monia che causa caviglia dissociata, non ha potuto partecipare ad un matrimonio vestita e preparata come avrebbe desiderato. Tutto ha a che fare con l’arte delle donne di farsi belle (più in generale di attraversare la vita con un tocco di sublime classe). I link ai post ci sono, non mi pare il caso di spiegare, anche perché chi legge qua sa già a cosa mi riferisco.

make-up-yslRagazze con trucco o senza trucco? La bellezza viene esaltata da un trucco ben fatto o viene mortificata? Trucco: estetica del bello alla sua massima espressione o, appunto, parva innaturalia?

Baudelaire ha le idee chiare: in tutto ciò che è naturale (che ha a che fare con la natura) risiede il lato più terribile dell’uomo: ad esempio il delitto come istinto di sopravvivenza, o piacere ecc. Quanto di buono c’è nell’uomo avviene per via di virtù, e la virtù è frutto di ragione e calcolo. La virtù è artificiale (ossia non connaturata alla natura), la virtù eleva al soprannaturale. Il male si fa senza sforzo, naturalmente, il bene è sempre il prodotto di un’arte. Detto questo come premessa, Charles dice che la donna è nel suo pieno diritto, e addirittura compie un dovere, sforzandosi di apparire magica e soprannaturale grazie al trucco; bisogna che stupisca e affascini: essendo un idolo deve indorarsi per essere indorata, deve divinizzare la sua fragile bellezza. Deve prendere a prestito tutte le arti e i mezzi per elevarsi al di sopra della natura, non deve nascondere il trucco, può farne sfoggio ma non con affetazione e piuttosto con una sorta di candore. Pure Ovidio è d’accordo, l’importante per lui è che quando una donna si trucca non ammetta mai nella sua toletta gli uomini, che non devono esser messi a parte dei suoi segreti di bellezza.

shrek-the-fifthC’è pure chi la pensa diversamente, tanto per citarne uno: Tertulliano non la vede mica bene la cosa, se Dio avesse voluto una pecora blu l’avrebbe dipinta di blu, perciò il trucco che modifica ciò che Dio ha creato è più competenza e manifestazione del demonio, perciò non va bene. Il trucco è una manomissione della natura. Non vi dico della storia degli angeli che si invaghiscono delle donne, ci danno dentro per un po’ ma poi si stufano, e allora i demoni per riaccendere il loro desiderio forniscono il maquillage alle donne ecc. Interessante poi la sintesi del suo pensiero: truccarsi è divenire immagine. Tertulliano amava le immagini come io e Dracula amiamo l’aglio. Sulla stessa scia il pedagogo Clemente di Alessandria: truccarsi è distruggere la bellezza della natura.

Cosmetic applicatorE così molti altri: chi a favore, chi contro. Ma leggendo ho osservato che nessuno considera ciò che c’è alla base dell’operazione di truccarsi, e non mi riferisco tanto all’esperienza, non mi riferisco alla misura (sapere come esaltare l’immagine di sé senza esagerare fino a ridursi ad una maschera grottesca), non mi riferisco alla grazia, qualità che connota il viso di una donna ben truccata, ma mi riferisco alla fatica! La fatica. Una ragazza si prepara perché ha piacere di essere bella, lo fa per sé, certo, ma lo fa anche per te (se è fidanzata, e per gli altri: amici, parenti, sconosciuti, alte donne) e siccome spesso truccarsi è un piacere, ma come ogni attività umana rappresenta anche una fatica e se parliamo di depilazione pure una tortura, se quella graziosa ragazza è la tua fidanzata lei non solo ti offre un’immagine e una prospettiva della sua belleza, ma ti offre la fatica che ha fatto per preparare quell’immagine di sè. 

Se la mia lei mettendosi il sandaletto mi fa vedere con piacere lo smalto che si è data e io lo trovo bellissimo, è così non solo perché lei è bellissima e lo è sempre anche senza il trucco (mutano però i riflessi della sua bellezza, perché dire sei bella sempre, senza cogliere le diverse forme in cui la sua bellezza si manifesta, con o senza trucco, è da superficiali e da cialtroni, significa che in realtà non la guardi – lei è bellissima quando è truccata e preparata per un’occasione speciale e la vedi sorridere, lei è bellissima quando appena sveglia e senza trucco ti sorride, il suo sorriso ha forme, implicazioni, riflessi e una luce completamente diversi in un caso o nell’altro, ma qualitativamente non c’è differenza, e se tu ti trovi in uno scalino della scala evolutiva che ti permette di cogliere la diversa  forma della bellezza e ti senti tremare le ginocchia e senti una sensazione di benessere che dallo stomaco si propaga in tutto il corpo, allora sai che hai di fronte una ragazza non comune, sai che quella bellezza non è solo immagine di sé ma ti arriva dentro e incide in te così a fondo, perché è una bellezza  profonda radicata dentro di lei, e ogni volta lei te ne mostra una parte diversa e tu sei un privilegiato, un felice fino all’estasi privilegiato) ma è bellissima perché c’è lei, c’è la sua fatica, c’è il suo piacere di essere bella. C’è un attimo sospeso di infinita gioia da condividere.

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