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Archive for the ‘scacchi’ Category

Fin da bambino sono stato un appassionato di scacchi. Passione che ho coltivato crescendo e a cui, a fasi alterne, mi sono dedicato. Il mio giocatore preferito è Michail Tal. Ogni giocatore di scacchi ha un campione preferito o più di uno, e nel 90% dei casi  uno scacchista (me compreso) nella rosa dei preferiti mette Robert James “Bobby” Fischer (Chicago 9 marzo 1943 – Reykjavik 17 gennaio 2008). Genio e sregolatezza degli scacchi, campione del mondo nel 1972 contro Spassky. Il suo era un gioco limpido, cristallino, profondo, aggressivo, imprevedibile, limpido e razionale, ma non solo: universale lo ha definito Elie Agur (e prima di lui Alexei Suetin) nell’interessante libro dedicato al GrandeMaestro statunitense e al suo stile di gioco, Percorsi e stile di gioco di un grande campione, Prisma Editori, 2003.

Circa Fischer come uomo valgano le parole dello scacchista Max Euwe: “Bobby vive in un altro mondo”, contraddittorio, polemico ai limiti del surreale, persino folle se osservato dal punto di vista del senso comune, esule negli ultimi anni della sua vita, esiliato dal suo paese, in debito con la legge.

Circa Fischer come scacchista, ne sintetizza la levatura un altro gigante della scacchiera, il campione del mondo Botvinnik “Fischer è nato con il dono degli scacchi”.

La leggenda di Bobby nasce innanzitutto perché egli era un grandissimo giocatore. Inoltre è stato il primo (e finora unico) statunitense a diventare campione del mondo, battendo i sovietici in un momento in cui la cortina di ferro era ben salda. Nasce anche perché, eccentrico fino ai limiti del parossismo, tre anni dopo essere diventato campione del mondo, accampando cavilli e richieste per la FIDE inaccettabili, fece saltare il match per la difesa del titolo (che andò a Karpov a tavolino) e di lì a poco scomparve. Bobby Fischer scomparve senza lasciare tracce, fino al 1992 quando, in una Jugoslavia sotto embargo e in guerra, riapparve e disputò un match di rivincita con Spassky. Lo vinse e sparì di nuovo.

Passarono venti anni tra il primo eclatante match nel ’72, e la rivincita del ’92; vent’anni in cui il più formidabile giocatore di scacchi, all’apice del successo, lasciò dietro di sé un numero crescente di nuovi appassionati, e un buco nero difficile da riempire. Buio, vuoto.

Da ciò prende spunto il film Searching for Bobby Fischer; da noi tradotto come: Sotto scacco – in cerca di Bobby Fischer (1993) in cui viene raccontata l’infanzia del Maestro di scacchi americano Joshua Waitzkin, la sua passione per il gioco, il suo talento, i tornei, la scuola, la sua famiglia. Le riflessioni sul gioco si intrecciano con le riflessioni sulla parabola di Bobby Fischer. E’ un film ben fatto, in cui il senso e le sfacettature di un gioco tanto complesso quanto (potenzialmente) divertente, vengono mostrate sotto una luce priva di retorica, sensazionalismi, o invenzioni improbabili per allettare lo spettatore. C’è il gioco degli scacchi nelle sue diverse forme, ci sono i giocatori di scacchi, c’è il senso che ognuno di loro attribuisce al gioco. C’è anche la vita, reale (Waitzkin è un Maestro di scacchi che realmente esiste), di un giovane, le sue passioni, il confronto con un modello e un idolo del passato, e attraverso la vita di Waitzkin emerge, in un continuo dialogo fatto di rimandi, la vita di Fischer. Ci sono due giocatori: Waitzkin, il più giovane, per cui gli scacchi restaranno sempre una passione, ma con un ruolo ben definito in una vita che sia fatta anche d’altro, di molto altro; e un grande, indimenticato, unico, campione del mondo per cui gli scacchi erano la vita, fino a farsi da essi assorbire. Giudizi e valutazioni morali sono sfumate nel film, allo spettatore spetta il compito di cogliere ciò che è sottotraccia. Da appassionato di scacchi dico che questo è un film ben fatto, godibile però anche per un pubblico che non conosce il gioco.

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