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Archive for the ‘televisione’ Category

Ho letto con piacere questo post di Alessia, che condivido in pieno. Legato al tema trattato della natura, il cambio delle stagioni, persino la sacralità di certi momenti, il rispetto, l’amore… ieri sera in tv ho visto per la prima volta una pubblicità della Yamaha, uno spot coglione, che mi ha fatto girare le palle come credo non sia mai successo. Mi ha veramente dato fastidio, e credo rappresenti in pieno certo tipo e modello di motociclista (e parla uno che delle auto non gliene può fregare di meno, ma adora le moto) che ritengo nel suo machismo esasperato ed esaltato (più esibito che reale) un emerito coglione:

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[Mai stato bravo con i titoli] Che sia primavera è assodato, che spuntino le prime margherite anche, e non solo, ci sono le viole (chiedere a Monia per conferma), ma questo è un altro discorso.

Sono un fruitore appassionato di televisione, ma alquanto disordinato per quanto riguarda la scelta di ciò che guardo. Per me funziona così: faccio zapping, vedo qualcosa che mi interessa e mi fermo. Difficilmente pianifico in anticipo cosa guardare, specie quando si tratta di serie tv. Ci capito e fine. Se poi mi piacciono inizio a seguirle.

E’ primavera, spuntano le margherite e al disordinato fruitore di serie tv è venuto in mente Pushing daisies, telefilm che qualche volta seguivo l’anno scorso, ma che non ho più visto nei palinsesti. Un telefilm carino, insolito nei temi, quindi anche abbastanza originale, genere commedia, quindi si ride. Non mi dispiacevano le avventure di Ned il Fabbricatorte (the pie maker), del caffè-pasticceria PieHole, del suo dono: la capacità di resuscitare i morti (quelli che appunto da sotto spingono le margherite), da cui l’idea di indagare su casi di omicidio con l’amico (amico?) investigatore, potendo chiedere direttamente all’assassinato: chi ti ha ucciso? Anche se non sempre questo lo sapeva. E poi riscuotere eventuali premi in denaro sulla cattura dell’omicida. Era originale la storia d’amore con la zombie Charlotte “Chuck”, amica di sempre e zombie in quanto è Ned a riportarla in vita. Ma il dono di Ned ha una particolarità: al primo tocco riporta in vita, al secondo tocco uccide. Può riportare in vita solo per 60 secondi, se poi non tocca di nuovo il Lazzaro di turno, qualcun’altro morirà al posto del resuscitato. Non so se mi sono spiegato, eventualmente c’è wikipedia per capire meglio come la cosa funzioni. Questo dà uno spessore diverso alla trama, e la rende più intrigante. Ned riporta in vita la ragazza che ama e che lo ama, ma non può più toccarla. Se indiga su di un omicidio può far domande alla vittima solo per 60 secondi.

Il mio personaggio preferito era Olive dalla voce squittente, collaboratrice al PieHole di Ned e segretamente innamorata di lui. Le storie d’amore hanno una certa importanza, ma un ruolo non invadente. In effetti il telefilm è abbastanza orientato a tinte rosa, ossia si rivolge ad un pubblico dedito a festeggiare l’8 marzo, più che il 19 dello stesso mese, ma non essendo una soap, mantenendosi quindi su registri più unisex nella trama, è godibile anche per un pubblico maschile, nonostante le torte e le margherite.

Bon, ho scoperto che Pushing Daisies è durato pochissimo e poi è stato cancellato: la prima serie ha solo 9 puntate, causa sciopero degli sceneggiatori; la seconda è stata anche l’ultima. E neanche il tocco di Ned pare aver funzionato sulla serie dopo la soppressione. Non è così assurda la cosa, scrivere un genere di telefilm di questo tipo richiede, a mio avviso, per una duratura programmazione e sicuro appeal su pubblico un punta di maggiore causticità, huomor nero, persino cattiveria, che la serie non aveva. Tale mancanza alla lunga poteva portare (e forse era già così in parte) ad una ripetitività delle storie che sviliva un concept iniziale che aveva molte potenzialità, e un grado di originalità che in tv non è così facile da trovare.

Si parlava della possibilità di proseguire la storia via fumetto, ma evidentemente non sarà la stessa cosa.

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… ieri, 10 marzo, ha compiuto 71 anni l’inossidabile (perché è fatto di plastica) Chuck Norris. Però: già 71, in effetti se si considera che Rete4 trasmette le repliche di Walker Texas Ranger da almeno 40 anni, i conti tornano. Ma Chuck Norris è molto di più: grandissimo karateca; è stato attore in film come L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente, di cui io ricordo la scena del combattimento con Bruce Lee (al Colosseo se non sbaglio…), in cui Bruce Lee strappa i peli del petto a Chuck Norris. E poi Invasion U.S.A. e Delta Force, roba così (ma sempre mille volte meglio dell’inutile Steven Segal). Gran patriota, ultimamente lo ricordiamo come il più famoso (e forse unico) sostenitore del candidato presidente ultrareazionario Huckabee.  Lo spot fatto insieme meriterebbe l’oscar:

E insomma, anche se in ritardo: buon compleanno Chuck, buon compleanno Walker Texas Ranger.

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Jumping the shark

Il salto dello squalo è un’espressione utilizzata dai critici televisivi statunitensi, per indicare il punto (la puntata) in cui una serie televisiva inizia un’inversione di tendenza sia negli ascolti, che la porta a non essere più popolare, sia qualitativamente nella scrittura delle trame che risultano inverosimili o non più incisive come prima. L’espressione deriva da una puntata di Happy Days in cui Fonzie scommette di poter saltare uno squalo facendo sci nautico (in effetti quella doppia puntata non è granché, e da lì in poi neppure Happy Days sarà più granché). Il calo e la perdita di qualità di una serie sono, a mio modo di vedere, fisiologiche, è curioso però isolare il momento esatto in cui la serie intraprende la via verso il baratro.

Mi piacciono le serie televisive e ho i miei personali Jumping the Shark:

Dottor House: da quando la “squadra” lo lascia e inizia il toto nuovi assistenti.

E.R.: la puntata in cui muore il dottor Green.

Gilmore Girls: quando Rori inizia l’università, la puntata con il primo giorno in cui arriva a Yale, quella del materasso, quel materasso che Luke deve trafugare/portar via dal dormitorio di Yale, per sostituirlo con quello che piace a Rory…

N.C.I.S.: la puntata in cui uccidono Kate.

Friends: la puntata in cui Chandler e Joy vincono per scommessa l’appartamento di Rachel e Monica.

I Robinson: quando Denise ritorna a casa Robinson con un marito ufficiale della marina e una figlia acquisita.

I Chips: quando Baker esce dal cast alla fine della 5^ stagione.

Pappa e ciccia: quando Roseanne e la sorella Jackie vincono la lotteria.

Samurai: non ha avuto alcun jumping shark! Rispettosamente porgo i miei omaggi al grande Itto Ogami.

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Le giornate si allungano, fa più caldo, la primavera è ormai alla porte. E’ questa la stagione in cui ho più bisogno di tirarmi su, usufruendo di un aiuto esterno, per non cadere in uno stato catatonico permanente. Caffè, ho bisogno di un caffè, magari anche più di uno, non fa male, e se si arriva a quota 100 in pochi giorni…

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Prima di High School Musical, prima di Zac Efron c’era lui: il leggendario Vinnie Barbarino (John Travolta).

Non so quanti di voi abbiano visto questa divertente sit-com (appartiene alla mia infanzia, la trasmettevano su tv locali) titolo originale “Welcome back Mr. Kotter” ambientata in una scuola newyorkese di un quartiere degradato, tra povertà, poca voglia di studiare (la classe di Vinnie è una classe ghetto in cui finiscono gli studenti con i voti più bassi, derisi dagli altri compagni, odiati dal preside in quanto sovvertitori dell’ordine, non pecoroni buonini e sorridenti, ma gente che guarda in faccia ciò che non va e prova a reagire a suo modo, grazie all’aiuto di un prof che ha a cuore le sorti dei suoi studenti), necessità di emergere, questione raziale ecc. ma tutto trattato con grande umorismo e senza retorica o fare la paternale al telespettatore.

Io comincerò a diventare un vecchio rincoglionito eh, ma perché ho tanto l’impressione che High School e minchiate del genere ottenebrino le menti dei giovani, mentre le care vecchie sit-com di un tempo (o i film di un tempo) oltre a farci divertire ci insegnavano qualcosa, azzardo ci aiutavano a crescere, ma senza falsi moralismi, senza storielle blande e vuote per decerebrati incapaci di pensare. Ma forse si vuole proprio che sti giovini non sviluppino una loro lucida e analitica capacità critica? Che siano tanti pupazzetti come quelli che dimenano i fianchi tra larghi e mostruosi (perché vuoti) sorrisi come Zac Efron e compagnia? Mah.

Fatto sta che tra le zuccherose e avvilenti storie di High School, tra la banalità dei film genere giovanlistico che vanno adesso, il vecchio Vinnie Barbarino (come Bluto-John Belushi di Animal House) i suoi compagni Washington e Horshac, il caro vecchio prof. Kotter risultano ancor più leggendari.

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Quando fa caldo…

Se dovessi utilizzare un’immagine pregnante per rappresentare il mio rapporto con l’afa, direi che quando una cappa di caldo appiccicoso attanaglia l’atmosfera: mi cascano le palle. Sto fisicamente in uno stato di prostrazione che mi fa venire l’angoscia. Niente da fare, il caldo mi butta giù, con il freddo la mia mente è sempre attiva, sveglia, propositiva, sopportabilmente ottimista, con il caldo non ho forze né fisiche né mentali.

In queste occasioni una sana, intelligente, risata mi dà un po’ di sollievo (oltre alla doccia). Se sono solo la risorsa principale per rilassarmi e ridere senza subire gli urti del caldo (ma anche degli altri) è la televisione. Se uno fa affidamento alla tv per rilassarsi e divertirsi sta fresco! Cioè: ciccia. In queste occasioni penso a cosa mi picerebbe guardare, cosa mi manca di più alla tv. In questo momento avrei voglia di ridere con Daria:

 

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