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Archive for marzo 2009

La mozzarella in carrozza

In questo periodo mangio. Ho ritrovato il piacere ed il gusto di mangiare.  Ho ritrovato in generale il gusto ed il piacere di fare un sacco di cose, perché quelle cose non le faccio più da solo. L’idea di condividere i momenti di gioia tende ad esaltarli, sia mentre uno la gioia la vive, sia  dopo quando ci ripensa. Gioia che diviene ricordo indelebile. L’altro giorno, mentre tornavo a casa attraversando a piedi il centro città, mi sono mangiato una mozzarella in carrozza con l’acciuga. Quelle fatte in casa sono tutta un’altra roba.

Ricetta di origine campana. Ingredienti: fette di pane raffermo dello spessore di 1 cm (va bene anche pane da toast); mozzarella, uova, un goccio di latte, pane grattuggiato.

Tagliare la mozzarella a fette e lasciarle un attimo sgocciolare. Successivamente, usando la mozzarella e le fette di pane, comporre dei panini. Semplicemente pane sopra e sotto, in mezzo la mozzarella. [Questo è ciò che prevede la ricetta originale, che può essere ulteriormente arricchita mettendo nel panino: o fette di prosciutto cotto, oppure delle acciughe  salate e sott’olio; ad essere onesti la ricetta originale al posto del pane grattuggiato prevede la farina, ma io preferisco il primo]

A parte preparare un composto sbattendo le uova con una frusta, aggiungere un goccio di latte (ma non troppo altrimenti il panino una volta immerso si affloscia e si va male a friggere) e sale. Amalgamare bene il tutto. La classica panatura per capirci.

Passare i panini in questo composto d’uovo e latte e poi nel pane grattuggiato. Ripetere l’operazione almeno due volte, in modo che l’impanatura formi una gabbia croccante attorno al panino (tra l’altro ciò evita che la mozzarella fuoriesca in cottura).

Friggere in olio bollente

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Ok, tecnicamente la lasagna è solo una, quella alla bolognese, eccola (com’è difficile trovare una foto decente, quel prezzemolo lì ad esempio non ha alcun senso, è come mettere le mutande ad un nudo di Tiziano):

Io però ne ho preparate diverse varianti:

  1. solo con il pomodoro e la besciamella;

  2. solo con il pomodoro e verdure;

  3. lasagna con pasta fresca all’uovo verde (o diversamente colorata);

  4. bianca alle verdure (con le varianti: solo carciofi, solo radicchio di Treviso);

  5. lasagna di carciofi senza besciamella;

  6. lasagnetta di cernia (o con il persico di mare, la mia specialità);

  7. lasagna di pesce (o pasticcio di pesce?);

  8. ragù e piselli (la mia preferita);

  9. alla bolognese con fette di prosciutto cotto e cubetti o fette di formaggio che si sciolga (asiago, fontina);

  10. alla bolognese con funghi;

  11. alla bolognese con fegatini;

  12. alla bolognese arricchita con verdure miste fritte e polpette;

  13. alla bolognese con salsiccia;

  14. lasagna bianca salsiccia e radicchio;

  15. lasagna bianca con gorgonzola (per chi ama le emozioni forti), volendo si possono anche aggiungere gli spinaci (per chi non si accontenta mai);

  16. fuori tema: lasagna di crespelle e salmone (altra mia specialità);

  17. con ragù di carne varia ed eventuale (lepre, anatra, cervo, chianina, ecc.);

  18. lasagna con baccalà (mai provata, ma qualcosa mi potrei inventare anche qui).

Tecnicamente queste possono essere definite lasagne? Non lo so, di una cosa sono certo: la lasagna è un cibo indiscutibilmente afrodisiaco. La discriminante per capire se un cibo può veicolare diverse forme di emozioni per me è una sola: se il cibo mi piace, se mi mette di buonumore, è afrodisiaco, altrimenti nisba. Non vedo, ad esempio, nonostante ciò che gli esperti dicono, come potrei trovare afrodisiaca l’ostrica, che solo al pensiero di mangiarne una mi si chiude lo stomaco e poi mi chiudo io in bagno a vomitare e addio serata romantica.

Bene: è afrodisiaco, stuzzica, solo ciò che piace… banale ma insindacabile come affermazione in quanto lucidamente cristallina . Il resto, il fatto che il sedano, la polenta, il Grana o il cioccolato siano eccitanti in grado di risvegliare gli istinti sopiti, lo lascio ai servizi di Studio Aperto (qui chiudiamo con un appunto polemico!).

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Il bellissimo post di Monia “Un post chiamato desiderio” mi ha fatto venire in mente la scena finale del film La tigre e il dragone di Ang Lee, le ultime due battute.

Esprimi un desiderio… scommetto che ad ognuno di noi ne basterebbe solo uno, la possibilità di chiedere che ciò che maggiormente desideriamo diventi realtà… uno solo… io e te nel deserto

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“In amore, come in ogni altra cosa, l’infrastruttura è essenziale” (Amélie Nothomb – né di Eva né di Adamo)

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Pare che il sole sia tornato… ho voglia di…

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Big my secret (Michael Nyman)

Dalla colonna sonora del film “La Leçon de Piano” di Jane Campion.

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Euclide ha proposto un’idea che rilancio volentieri, coinvolgendo tutti coloro che non mancano di fantasia e buona volontà. L’idea è questa: scrivere una sorta di racconto collettivo in cui ognuno partecipi, come desidera e quante volte vuole, lasciando un commento nello spazio di questo post (poi io di volta in volta aggiornerò il post stesso, che alla fine trasformerò in una pagina del blog) in cui scrive come la storia dovrebbe proseguire e svilupparsi. Spero di essere stato chiaro, continuate da dove gli altri hanno lasciato ed integrate, fate crescere il racconto.

Partiamo proprio da Euclide che come inizio propone:

Il protagonista ha un gatto…

… vive in un appartamento dove è assolutamente vietato tenere animali, ma la cosa ancor più curiosa è che il protagonista è allergico al pelo di gatto… (Tagliaok, chi voglia proseguire lasci un commento sotto, grazie)

infatti il protagonista è uno scienziato alla ricerca di una cura contro le allergie… (Godot)

…o forse solo un solitario che trova nella silenziosa compagnia del felino un balsamo al suo male di vivere? Dov’è la scienza, cosa può la gaia scienza in questi tempi dove l’unica cosa che conta è trovare una cura ai mali, e non una risposta agli interrogativi… i gatti forse hanno le risposte, forse per quello una volta erano dei… (Micia)

era dei demoni, infatti li troviamo spesso nella storia associati al diavolo
e lo scenziato se lo tiene ben stretto, chi si prende il mal di pancia di andar contro al bel biondo Lucifero? (Irish Coffee)

…ma questo non è dato saperlo. Quel che si sa che nella terra di origine del gatto, questo portava fortuna, infatti il gatto veniva dal Giappone ed era un “Maneki-neko”… ed essendo una statua portafortuna e non un felino in carne e ossa quindi non aveva pelo. Era stato regalato all’uomo da una vecchietta muta e storpia. Ma una notte… (Godot)

….ma una notte di luna quella statua, che dentro di sè aveva una divina scintilla felina, prese vita, si mosse, si pulì ben ben quell’angolino di orecchio che da troppi anni prudeva, si stirò, fece vibrare i baffi, ammirò le sue affilate unghie uscire e rientrare tra il soffice pelo delle zampette, guardò i tetti, agitò la coda…. e spiccò un salto attraverso le tende che sventolavano lievi… (Micia)

… si librò dolcemente nell’aria planando sopra i tetti, senza far rumore, senza che nessuno potesse vederlo, e fece il giro della città, nutrendo i suoi lucidi occhi con le ombre delle persone che passeggiavano. Forse quel gatto era l’anima dello scienziato, bloccata a metà strada tra colui a cui apparteneva e il suo desiderio di barattarla con Lucifero per… (Taglia)

…per uno sguardo, solo uno sguardo della bella Alice, Alice che guarda i gatti….ah, come Faust, vendersi l’anima per amore!! Ma i gatti non amano, si dice, non si affezionano, si narra…e infatti Lucifero (lo chiameremo così questo gatto, un po’ perchè ricorda Behemoth di Margherita e un po’ perchè è nero come la notte e sorridente come il micio del Cheshire) ha già cambiato obiettivo, ha già cambiato amore…. (Micia)

…per una cura contro l’allergia o contro un’altra delle gravi malattie del mondo perché il sogno dello scienziato era quello di diventare tanto famoso e riverito da vincere il premio nobel della medicina. Così forse quella ragazza smorfiosa del quarto piano si sarebbe accorta di lui e finalmente gli avrebbe rivolto la parola. Era perdutamente innamorato di quella ragazza da quella volta che……. (Euclide)

…l’aveva vista andare in giro con un cesto. E nel cesto 9 piccoli gattini che… (Godot)

…miagolavano cercando di uscire. L’aveva fermata con la scusa di fare i complimenti ai gattini, “sa com’è signorina, anche a me i gatti piacciono tanto”, ma con sua grande sorpresa si era sentito rispondere che a lei i gatti non piacevano affatto e che stava andando nel vicino fiume per annegarli. “Caspita” aveva pensato, “finalmente una donna decisa e senza paura, questa è la donna che fa per me, potrebbe mettere ordine nella mia vita” e allora … (Euclide)

…per un attimo rimase di sasso. L’avvenente signorina continuava a fissarlo con suoi glaciali occhi verde ramarro.
L’uomo era chiaramente in difficoltà.
“Sei un idiota!” pensava tra sé e sé, “Fai qualcosa! Qualsiasi cosa ma evita questo imbarazzante silenzio!”
“Lo sai che una volta ho giocato a sette e mezzo con il Papa e ho vinto duemila euro con una mano fortunata e un cardinale è esploso?”
L’espressione della bella signorina improvvisamente mutò.
“Ma sei veramente un coglione!” Pensò dopo averle detto la prima cappellata che gli era venuta in mente. Ma in quel momento passò un carabiniere idrofobo con la sciarpa del Chievo.
“Maria Idraulica!” gridò la guardia, visibilmente ubriaca.
“Oddio che palle!” Sussurrò la ragazza.
“Ti prego, inventa un DETERSIVO, altrimenti non se ne va più!” Chiese sottovoce allo scienziato mentre il braccio deficiente della legge continuava ad avvicinarsi barcollando.
“Ciao Alfionso! Quanto tempo! Come stai?” Disse la donna alla guardia con fare apparentemente amichevole.
“E’ incredibile come le donne riescano a stamparsi quel sorriso a trentadue denti in ogni circostanza…” Pensò per un attimo lo scienziato, poi iniziò a guardare la scena pensando ad un escamotage per liberare la ragazza dal francobolloso carabiniere.
“Alfionso! Sei ubriaco anche stasera!”
“Non è vero, sono solo un po’ brillo!”
“Salve. Mi chiamo Utnapishtim, ma gli amici mi chiamano Liberismo. Molto piacere!” Esclamò lo scienziato interrompendo volontariamente il dialogo tra i due.
“Piacere mio, sono il maresciallo Alfionso Locrio.” Rispose la guardia tentando di dare la mano allo scienziato. La sbornia gli rallentava visibilmente i movimenti.
“Lei capita a fagiolo, maresciallo! Lo sa che questi gatti farabutti alla Caffarela hanno tentato di stuprare una bambina dalle bionde trecce gli occhi azzurri e poi?”
Utnapishtim gli mollò in mano il cesto con i gatti, prese la ragazza per mano e salutò la guardia allontanandosi lestamente.
“Grazie, mi hai salvato!” Le sussurrò nell’orecchio la bella Maria Idraulica mentre camminavano lasciandosi alle spalle il maresciallo Alfionso, occupato a chiamare rinforzi mentre chiedeva il permesso di soggiorno ai gatti.
Maria Idraulica era la figlia dell’ingegnere alimentare Fausto Scorribande, e abitava al quarto piano insieme ai genitori e ai fratelli Cinzio, Corinto e Propano. I suoi occhi verdi e i suoi rossi capelli ricordavano allo scienziato un po’ la ragazza amata da Charlie Brown, un po’ la bella Giulia Beccaria… (Giovanni)

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