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Archive for luglio 2008

Già, era da un po’ che ci pensavo e così ho fatto l’account a Meebo ed ho piazzato la finestrella della piccola chat-line. E’ quella in cima alla vostra destra, color verde intitolata “Taglia in the box” (che fantasia! Se avessi fantasia farei lo scrittore, o il porno divo). Credo sia poco utile in tempo reale, nel senso che uno ci passa due secondi nel blog, non sta lì in adoremus per secoli a guardare che bel design ha scelto o quante cose pregnanti ha scritto, ma dato che la cosa funziona anche in differita (non so bene come, nel senso che di sicuro io rispondo ma poi voi quando e come leggete? Boh) potete scrivermi, e poi io rispondo e forse voi potrete leggere? Boh (e due). Bisogna provare… conoscendo la mia attitudine nel far funzionare questi cosi siete in una botte di ferro.

Se vi va di provare, se siete in vena di scrivermi qualcosa e se magari dovessimo beccarci nello stesso istante, sappiate che la conversazione dovrebbe rimanere privata. Non ci capisco ancora molto, perciò all’inizio astenetevi dallo scrivere quanto io sia arrapante perché, se effettivamente non si tratta di conversazione privata (ma ne sono sicuro al 99% è scritto così… ah, se volete scrivere schiacciate con il mausss sulla finestrella con su scritto type here) magari ci fate pure le figure, o si rischia di trasformare il tutto in un’orgia se qualcun altro è in vena di prendere per il culo il sottoscritto.

Perciò sbizzarritevi: se avete voglia di dirmi quanto il vostro capoufficio vi spacchi le palle, se vi serve un consulto astrologico (che leggo i tarocchi), se volete che interpreti i vostri sogni, se siete innamorati di qualcuno, se lui o lei non vi capisce, se vi serve una ricetta, se volete dirmi quanto sia aumentato il prezzo dei fagiolini, se siete in fregola per l’ultimo acquisto della Juve, se volete leggere una voce amica… astenetevi! No, scherzo, scrivete ciò che vi pare ma soprattutto se vi pare.

Parla con me, trasformami nell’epigono di Serena Dandini, dimmi quanto sono arrapante che non ti costa niente e mi regali un momento di autentica gioia. Astenersi perditempo.

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Linee… forma… felicità

 

Quando faccio l’amore con Elisa, nel movimento le linee che formano il suo corpo paiono sfumare per poi ricomporsi mescolate, dandole una nuova forma ogni volta diversa, ogni movimento diverso. Non lo so… mi piacerebbe avere la forza d’essere io a sconvolgere e reinventare quelle linee, non solo d’essere spettatore passivo di quella metamorfosi. Quando sento le sue dita stringermi mi convinco che lei sia in grado di smontarmi e rimontarmi a piacimento, lo sento dentro, lo capisco da come mi guarda. Io, invece, non ne sono capace. La guardo ebete, sorrido e cerco di fare del mio meglio. Mi piace sfiorarle il corpo con le ciglia. Mi piace avvicinarle alle sue orecchie e muovermi seguendone la forma. Le orecchie di Elisa sono piccole e perfette, simili ad un corpo nudo rannicchiato che riposa: puoi baciarlo senza temere di svegliarlo. Puoi baciarlo senza correre il pericolo di indispettirlo. Non capisco perché la sua pelle così bianca non diventi mai opaca, piuttosto brilla. È curioso, ad Elisa non piace prendere il sole. Non piace neanche a me, in fondo, se uno ci pensa, starsene sdraiati su di una spiaggia è una cosa stupida. Tanto quanto starsene sdraiati a letto a fare l’amore. Entrambe le cose suscitano piacere, di entrambe c’è da pentirsi se si esagera. Mi piace esagerare quando faccio l’amore, ma non mi piace il sole. Anche la mia pelle è pallida e forse anche la mia brilla, sarebbe un peccato spegnere quella luce sporcandola di sole. Io ed Elisa siamo due bicchieri di cristallo, due immagini di cristallo. Magari siamo fragili come il cristallo, ma non altrettanto preziosi, almeno io non lo sono e lei non vuole esserlo.

“Dì” faccio “credi che se io fossi felice, veramente felice, potrei essere anche più bello? Una vita felice rende un corpo o un volto più bello?”

“non saresti più bello, ma il fatto di essere bello o brutto probabilmente non ti interesserebbe”

“per te la cosa è diversa, perché tu sei bella e felicità o dolore si limitano a dare una diversa qualità alla tua bellezza, ma per me non funziona così. Magari se fossi felice il fatto di non essere bello si noterebbe meno, magari riuscirei ad ingannare gli altri, la felicità comporrebbe le linee del mio viso diversamente, in modo migliore. Gli altri ci amano quando vedono in noi qualcosa da rubare: bellezza o felicità”

“tu non sei così brutto”

“appunto, essendo una via di mezzo, non avendo una qualità di bellezza o bruttezza specifica, forse un sentimento realmente vissuto come la felicità potrebbe lasciare un’impronta precisa su di me, darmi una forma più riconoscibile”

“sei felice quando facciamo l’amore?”

“non è la felicità di cui parlo io, non è quella che ti cambia la vita”

“in ogni caso, se sei felice quando lo facciamo ti dico che non sei più bello, sembri solo… più felice”

“e questo non cambia la mia faccia?”

“solo in minima parte”

“comunque non è la felicità di cui parlo”

“e quale sarebbe la felicità di cui parli?”

“qualcosa di vicino all’estasi, qualcosa in grado di riverberarsi in ogni tuo gesto, in ogni movimento, in ogni parola, di modificare il tuo modo di vedere il mondo e te stesso. Un orgasmo prolungato e continuo”

“una sorta di beatitudine”

“sì, credo di sì”

“quella allora non ti migliorerebbe l’aspetto, lo peggiorerebbe perché porteresti stampato sulla faccia un sorriso stronzo che diverrebbe l’emblema della tua ottusa stupidità, perché mica si può essere così felici, non ha senso, è idiota, non è naturale”

“vorresti dire che per essere così felici occorre essere un tantino fessi?”

“no, tu sei fesso ma non sei felice. Comincio ad annoiarmi”

“se mi baci non ci penso più, la tua faccia si stampa sulla mia e per il tempo del bacio anch’io sono bellissimo”

“ma da dove salta fuori ‘sta smania di essere bello?”

“una volta nella vita mi piacerebbe capire cosa si prova ad essere belli. Vorrei sentirmi desiderato persino in modo violento e ridicolo, non rispettato, o amato, ma desiderato. Mi piacerebbe che le ragazze si girassero verso di me, non dalla parte opposta rispetto a me, e mi sorridessero. Mi piacerebbe capire cosa si prova ad essere belli e camminare tra la gente. Tu che cosa provi?”

“se la gente diventa folla provo fastidio, perché io sono una che sa esattamente dove andare e la folla mi rallenta. Contento?”

“chiaro, tu sei inconsapevole della tua bellezza (ci sei nata bella), o ne prendi atto solo in limitate circostanze, per questo non mi puoi capire. Vorrei essere bello, vorrei provare per questo una gioia radiosa in grado di sconvolgermi, in grado di cambiarmi e con me di cambiare il mondo. Desiderio puerile da asilo nido?” mi chino verso di lei e le sussurro all’orecchio “ho paura che la mia bruttezza amorfa possa ferirti” lei prende il mio volto tra le sue mani e mi bacia “se un giorno ti capitasse di provare la felicità di cui parli, tienitela per te”. 

 

 

 

 

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Sto aspettando, pochi minuti prima di andare… guardo fuori dalla finestra… piove, non fa freddo, anzi, però la sensazione è che il cielo abbia già quella coltre settembrina che a me concede un insieme di inesplicabili eccitanti emozioni… e così mi viene in mente questa canzone (Dearest)… silenzio… solo la pioggia furoi, è un peccato rovinare questo momento pensando di dover andare, perché questa è una serata in cui non si dovrebbe andare, un momento da non sprecare banalmente, irreparabilmente; bensì da assaporare, godere, gustare, piantare nella memoria, così, una piccola cosa, un’inezia, un momento di pace… beata, ripiegata, ricca, solitudine… autentica felicità…

 “Dearest” di Ayumi Hamasaki qui in versione per pianoforte

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Non so perché ma questo spot mi piace parecchio: forse perché nonostante il pupazzo sia un pupazzo (appunto) ha una faccia espressiva; forse perché lei è, in modo assurdamente divertente, un’isterica folle… o magari… boh… non mangio più un chupa chups da duemila anni, gusti preferiti: limone e cola… comunque, perché lui non apre il suo tenero cuoricino? PERCHE’!

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Il santo del giorno è stato Santttt…. Iddio che magnifico sorriso ha quella ragazza!

Il sole è sorto… non lo so perché dormivo. E’ tramontato… non lo so, non ci ho fatto caso.

Hanno compiuto gli anni… di sicuro qualcuno ha festeggiato il compleanno, ma dato che me ne sono dimenticato non mi pare il caso di fare figure qui.

Ora la rubrica: è successo! Pappa-pa-para-parapì-pappara…

  • La vendetta di Giovanni, chiappe a go-go: in copisteria il tizio che mi deve fare le fotocopie si cala per prendere la carta porgendomi le terga. L’amico non indossa mutande, i jeans larghi gli scendono ed io mi trovo sotto gli occhi (per un nano secondo, perché poi mi sono girato dall’altra parte trattenendo i conati di vomito) metà del suo culo pallido “ti illumino d’immenso”. Ora, io ritengo che la cosa più bella dell’universo (in assoluto) sia il fondoschiena di una ragazza (però un fondoschiena con un fianco da ragazza, come madre natura comanda, che quelli delle modelle non mi piacciono, perché un didietro così ce lo avevo io a dodici anni); di contro la cosa più brutta del creato è il deretano di un uomo 😕 ed è ancora più brutta la stupidità umana!

  • Ce ne fossero di più di cittadini così: sono fermo al semaforo del passaggio pedonale. In strada arriva un tizio in bici, gli cadono gli occhiali da sole, quando se ne accorge è già un paio di metri avanti. Dietro arriva un individuo in scooter e cosa fa? Si ferma e raccoglie gli occhiali per porgerli al ciclista che intanto si avvicina per recuperarli? Macché. Fa finta di niente e tira dritto? Magari. Lo scooterista rallenta e cominci a spingere a calci! Avete letto bene: a calci! gli occhiali da sole verso il ciclista, due destri ben assestati e gli occhiali arrivano ai piedi del poveretto che non sa cosa dire. Io un bel vaffanculo lo tengo sempre pronto per casi come questi.

Hanno detto. Allison camminando con il suo Norman nel film “I peccatori di Peyton Place” afferma (ringrazio per la segnalazione fatta da Alfonso Signorini dalle pagine del Tv Sorrisi e Canzoni):

“Sai, le ragazze desiderano le stesse cose dei ragazzi…” cioè, anche le ragazze vogliono fare l’amore con le ragazze? 😯

Cocludiamo con il proverbio della settimana:

Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle

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Si può scegliere sia un maschio che una femmina, l’importante è concentrarsi sulle caratteristiche del carattere del personaggio che io ho isolato, non sul sesso del personaggio. Ad esempio una ragazza può sentirsi più vicina a Joy che non a Monica.

 

                   

 

Joy: niente impegni (specie di natura sentimentale), leggerezza nell’affrontare la vita, ho sempre il sesso in testa (cioè l’idea di fare sesso, che la frase risulta ambigua), amico leale;

 

Chandler: faccio costantemente lo spiritoso per mascherare la mia inadeguatezza, o l’angoscia;

 

Ross: studioso, ligio al dovere, ma anche imbranato, perseguitato dalla sfiga (un tantino tonto) con una vita sentimentale tanto complicata quanto disastrosa;

 

Rachel: sono una ragazza alla moda, sempre impeccabile, carina, intraprendente, pretendo il massimo da me, oltre la superficie però c’è molto di più, solo tendo a sottovalutarmi, ad essere insicura;

 

Monica: devo avere tutto sotto controllo, in maniera quasi maniacale, il mio punto di forza (paradossalmente) è la creatività;

 

Phoebe: lo spumeggiante, fantameraviglioso mondo che ho nella mia testa difficilmente viene compreso dagli altri, ma in fondo che me ne frega?

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Diamonds Weblog

Per prima cosa vorrei ringraziare Euclide che mi ha inserito tra i suoi magnifici 7, adesso io snaturerò leggermente la cosa (d’altronde è ciò che faccio sempre) e colgo l’occasione per parlare brevemente della comunicazione nei blog, poi ci metto la mia lista senza seguire regole.

 

Che il mio rapporto con la comunicazione che si sviluppa nei blog sia difficoltoso è cosa nota, nota a me almeno in quanto ha a che fare con il mio modo d’essere nella realtà che qui tendo a modificare. 

 

Blog che parlano d’arte o di libri: capitolo visto, chiuso, disgustato quanto basta. Alla faccia della mia candida idea che da qualche parte si potesse creare un’utile agorà virtuale in cui scambiarsi pareri, informazioni, spunti, riflessioni. Macché: ibride, tautologiche, autoreferenziali mescolanze di niente, trincee che negano ogni forma di costruttiva comunicazione. Tutti nascosti nei loro blog a parlare prevalentemente a se stessi, tutti a nascondersi per non far vedere che in fondo non hanno un cazzo da dire (consideratemi umanamente il più grande imbecille sulla Terra, ma concedetemi un attimo di credito in ambito arte, non fosse altro perché l’arte è stata la mia vita per dieci anni, e lo è ancora, anche se in modo diverso), e se ci provano non fanno che reiterare comode quanto svilite formule da pseudo-critica, tanto vuote quanto dannose. Ringrazio sentitamente invece Monia, Micia ed Alessia che da questo punto di vista mi sono state utilissime, fornendomi preziosi e ricchi consigli.

 

La comunicazione nel blog ridotta alla sua essenza è “riconosco me stesso nell’altro”. La cosa può essere alternativamente negativa e positiva. Negativa se in quel riconoscersi perdiamo di vista la specificità dell’altro, cancellandolo, cerchiamo solo ciò che ci accomuna (cerchiamo noi stessi) e non cogliamo le sfumature che ci differenziano. Positiva, invece, quando questo lavoro di ricerca e selezione delle differenze lo si fa, così si evita di specchiarsi su di uno schermo colorato e si inizia a dialogare.

 

Benone, l’ho fatta moderatamente breve. Io mi trovo qui, ritirato come Voltaire o Petrarca a coltivare (faticosamente) il mio piccolo orticello, il mio mondo virtuale, ed è una cosa che mi dà un gran gusto.

 

Credo che nessuno si offenderà (spero soprattutto non la blogger in questione) se dico che metà di quel mio mondo virtuale (anzi, più della metà) è rappresentato da Acrimonia, come testimoniato dall’imperituro gemellaggio. Ne avrei di cose da dire su di lei: molte stupide (perché è il mio marchio di fabbrica l’idiozia, ma qui non è proprio il caso) altre personali, qualcuna di intelligente (capita anche a me), ma poi rischierei di fare un post nel post, rischierei soprattutto di perdere la misura. Tò beccati questo :mrgreen:

 

Ho in quell’orticello anche dei punti di riferimento, segnano i confini della proprietà 😀

Alessia che tra le altre cose mi ha insegnato che non è necessario giustificare ciò che si scrive, o farsi tante paranoie. Bene, registrato. E che deve insegnarmi un sacco di cose sullo shopping perché lì sono carente;

Ani l’ex principe azzurro (è passata di moda come definizione, ma tanto io sono uno che vive fuori dal tempo… sì, magari) il fratello che non ho mai avuto, il figlio che vorrei, uno che a dispetto di tutto e tutti sa usare il cervello (e che scrive bene!), anche perché conviene farlo prima che scada la garanzia. E poi sull’ammmore la pensiamo allo stesso modo.

Giovanni e i suoi Myspace, una boccata d’ossigeno, uno a cui rompere le balle quando ti serve un consiglio in materia musicale, uno che ama l’arte, uno che si fotografa mostrando le chiappe, un grande in definitiva.

Fede che si incazza, sbollisce, le viene mal di testa e poi si incazza di nuovo e poi… e poi è finita la giornata e se ne va a letto, l’angolino di questa Terra che ama di più. Come darle torto.

Meriinga che me la tengo buona perché è l’unica persona che io conosca ad essere stata in tv (almeno non nella pagina della cronaca del tg regionale), c’è più lei su Rai1 che il papa.

Euclide che è una prof che non pare una prof. Perché adesso esiste il modello prof, l’archetipo? Certo, ognuno di noi ha in testa i suoi modelli di prof, e lei non riesco a incasellarla, e vuole essere un complimento.

 

Una menzione speciale va a Micia che non ha un blog (credo) ma che sono orgoglioso di poter vantare come visitatrice del mio orticello. Già, per me lei è come l’Uomo del Monte. E chiaramente chi a tutto ciò mi ha iniziato coinvolgendomi a colpi di caustica, intelligente ironia ossia Chissene.

 

E poi, come quando si ritira il premio Oscar, mi va anche di ringraziare chi passa da queste parti e lascia un commento: Scarlett, Matteo, Warp9, Sara.

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