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Archive for agosto 2009

Vota il tormentone

Mi sono detto: tiriamo fuori qualche tormentone per fare un paio di sondaggi, e così mi sono reso conto che la lista è potenzialmente infinita, perciò eccone una scelta e chi volesse aggiungerne qualcuno che io mi sono dimenticato faccia pure

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Ho sonno

Non so… stamattina stavo pensando,  preda di un sonno micidiale, di quella spossatezza senza causa o precisa origine che pare tu non abbia dormito da almeno tre secoli, che uno ha voglia di dire: io dalla vita voglio questo, io cerco quest’altro, il mio sogno è, i miei obiettivi sono, il senso della vita, libri, filosofi, santi ecc.

Se ci pensiamo, in fondo, tutto ciò che chiediamo alla vita (e questo secondo me vale per tutti) è solo di poter dormire mezzora in più. 

Che giornata di merda: sonno e afa!

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Pensavo: vi è mai capitato di restarci male, oppure di incazzarvi, per dei motivi che agli occhi degli altri paiono futili, incomprensibili, insignificanti sciocchezze? Scommetto di sì, è normale, senz’altro ci siete passati, senz’altro vi capita. C’è qualcosa che vi tocca nel profondo, in quella zona intima su cui non avete un razionale controllo, potete anche chiedervi: ma perché reagisco così per una siocchezza? Perché non me la faccio passare? Perché non ci passo sopra? Perché per me è così importante? Perché se ci sto male non la supero questa cosa? Perché se sono sciocchezze, e riconosco che sono sciocchezze, non le accantono per evitare che mi feriscano, per evitare di farmi guastare l’umore, la giornata, più in generale la vita? Perché sono fatto/a così? 

Ma la cosa forse più faticosa in queste occasioni è poi tentare di spiegare agli altri che quella determinata cosa, quel comportamento, quella situazione ecc. vi ha dato fastidio e vedere che gli altri ti guardano come se fossi un povero/a scemo/a, con uno stupore inebetito come se fossi un alieno appena sbarcato da Marte, ed è così perché effettivamente determinate reazioni appartengono al nostro io più profondo, a quel pianeta che orbita lontano dalla Terra. O peggio con una certa commiserazione per il tuo fragile, sconclusionato, infantile metro attraverso cui misuri la vita, ciò che ti accade e chi ti sta intorno. 

Alla fine uno reagisce nel modo che ritiene opportuno, meglio se sensatamente, almeno io cerco di fare così. Non si può cancellare la traccia di quelle spiacevoli sensazioni, però si possono accantonare, superare, sublimare. Mi sono reso conto che in simili situazioni, il mio primo istinto è prendere in mano la macchina fotografica: sensata, concreta reazione. Essa è diventata una sorta di copertina di Linus, o se vogliamo uno scudo su cui far scivolare ciò che non ti torna, quelle cose che non puoi impedire che ti feriscano perchè ti colpiscono in profondità, e quando si infilano così dentro di te non ci arrivi per tirarle fuori e sbarazzartene, scompaiono negli abissi del tuo essere e ci fanno la tana. Ok, accomodatevi, finché loro si occupano del trasloco, io faccio foto. Pulitevi almeno i piedi prima di entrarmi dentro, grazie.

Ce l’avete voi uno scudo, una copertina di Linus?

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Da chi celebra quest’anniversario, da chi vi dedica articoli sui giornali o servizi in tv, si sente ripetere una domanda: che cosa è rimasto di Woodstock? Che cosa è rimasto di quel clima, di quel modo di intendere la vita? Cosa è rimasto di quel periodo?

Io mi chiedo se sia possibile che chi come me, che all’epoca non era ancora nato, possa sentire la nostalgia per un periodo che non ha conosciuto né vissuto perché francamente, guardando attorno la vuota desolazione che ci circonda, io ho tanta nostalgia per quello che deve essere stato un periodo vivo, attivo, propositivo, intenso. E non ne faccio un discorso limitato alla musica, ma un discorso più generale di coscienza e vita: la voglia di prendere la vita, considerarla, sbatterci pure il muso contro, analizzarla e sovvertirla, accettarla ma a modo proprio, incazzarsi ma vivere, costruire, creare, sentire. Non dico che fosse tutto perfetto, non dico che non ci fossero stronzi o ipocrisia (tanta quanto oggi), dico solo che mi pareva venisse assorbita in qualcosa di più grande, che la merda puzzasse meno, o quantomeno che fosse più facile trovare un angolo incontaminato dove condividere qualcosa di speciale con persone speciali.

E allora che cosa resta di Woodstock? Niente, ma non è questo il problema, non si può vivere eternamente nel 1969, il problema è che dopo quel periodo entusiasmante in cui credere che il mondo sarebbe potuto cambiare, o almeno una parte di esso, non era utopia, di quella botta di vita oggi non è rimasto più niente. Da una botta di vita ad un letargo che toglie il fiato, se restiamo ancora in apnea non so come andrà a finire, cioè lo so ma non ci voglio pensare.

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Non sta mica bene questa donna qui…

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