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Archive for aprile 2009

“Già, proprio così, sono in vena, su di giri, allegro-andante con moto, ho voglia di ridere e di far ridere, ho voglia di far battute spiritose, ironiche, acute, ottuse, ho proprio una frenesia dentro… eddai eddai e che ci vuole? Sono al top, ho sonno ma non ho freni, sono un vulcano di idee divertenti,  ma quante ne so? Quante? Vedo solo il lato comico della vita, sono…”

“Ma va a cagare!”

Esatto, proprio così, eccolo il punto dolente: distorsioni della vita, paradossi insopportabilmente inconcepibili, roba che per conservare il buonumore ci vuole una certa dose di sangue freddo.

Quando sono in viaggio, quando esco, vado regolare di corpo; quando rientro a casa mi blocco. Il contrario di ciò che accade alle persone normali, ma credo dipenda dal fatto che quando sono in viaggio io mi sento a casa, quando torno a casa vorrei essere lì, in viaggio, proprio lì eh. Ma io rido, che me frega? Non troppo che poi mi partono certe ventate essendo pieno d’aria al pari di uno zeppelin, comunque rido! E ridendo provo le tisane alle erbe. “Devono prorpio essere buone” fa mia madre “se le bevi con quel sorriso sulle labbra”; “prova” faccio io ridendo e lei capisce che si tratta di una trappola. La gente, quando le proponi qualcosa ridendo, non si fida, e fa bene. Pure Berlusconi ride sempre, voi vi fidate? Fassino non ride mai, ma io non mi fido neanche di lui.

Me ne sto in spiaggia, è quasi deserta, telo mare farlocco Benetton (non per darmi arie, specie le arie di prima, ma perchè quello costava poco) io steso sopra (al telo, non a Benetton) temperatura gradevole, brezza dal mare che concilia il sonno, il sole scotticchia, mi sto beatamente appisolando quando arriva il trattore che fa la pulizia della spiaggia. Io mi alzo. Parlo di una spiaggia immensa, e viene a rompere le scatole a me. Passa, pulisce, pare si tolga dalle palle, io mi stendo di nuovo, chiudo gli occhi e quello torna indietro, via in piedi per non farmi schiacciare. Se ne va, io mi distendo e quello da duecento chilometri, appena mi vede steso, torna indietro. Via su in piedi. Ma io rido, ah ah ah, che mi frega? Mi pare una maratona su e giù, manco in palestra a tormentare gli addominali: io mi stendo, chiudo gli occhi rilassato e quello torna indietro. Allora mi sposto dove ha già pulito, sempre con il sorriso sulle labbra. Mi stendo e il trattore, che credevo ormai distante, torna indietro dove aveva già pulito! E io mi alzo e sempre con il sorriso sulle labbra gli chiedo: stronzo, ce l’hai con me? Avanti così per quasi un’ora. Non scherzo è andata esattamente così, alla fine è sparito, sì, ma erano anche le sei di sera! Ma io rido, sì io rido, rido sempre

sono arrivate le foto della laurea di mia madre, foto di gruppo:  ma perché cazzo non ridi e hai sempre quella faccia da deficente nelle foto? Ma perché cazzo ridi se il trattore rompe le balle in spiaggia o se bevi la tisana al propano liquido e non ridi nelle foto, che paiono poi quelle segnaletiche dei ricercati dall’Interpool? Perché se fai una foto con la morosa pianti su quella faccia da baccalà? Perché? Ma sarai demente! Sì, ridi, ridi… la mia foto migliore:

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Sillogismi cinematografici:

  1. Socrate è un uomo;
  2. ogni uomo è mortale;
  3. ogni uomo è Socrate.

Woody Allen in “Amore e guerra”

L’ottimismo: buttarsi dal quinto piano e ad ogni piano ripetere: “cazzo,  non mi sono ancora fatto niente, però!” perché ciò che conta è l’atterraggio e l’atterraggio arriva sempre per ultimo, giusto? Allora tanto vale godersi il volo.

La lingua: conoscere perfettamente la propria lingua ti consentirà di non riuscire comunque a spiegarti bene come vorresti, ma almeno riuscirai a capire ciò che ti diranno gli altri… forse… no, boh… cioè volevo dire che…

Solitudine: oggi mi sento proprio solo – che? – ho detto che oggi mi sento proprio solo – ah – … … … in questi casi anche parlare con me stesso è noioso.

Motorino: perché le ragazze in motorino sono sempre sexy? Perché uno immagina di essere il sellino. A immaginare di essere un sellino uno rischia di dimenticare di essere un uomo.

Me stesso: ogni tanto mi perdo ma poi mi ritrovo, con sollievo mi guardo e constato di avere la solita faccia da culo, valeva proprio la pena di ritrovarsi?

Insoddisfazione: ah, se avessi un paio d’ali volerei via, me ne andrei in un posto migliore… per quello non servono un paio d’ali, basta un proiettile in fronte.

La cometa: una cometa distruggerà la Terra! – dici davvero? E dove cadrà? – Esattamente a xxxx – Che figo, prenderà in pieno la casa al mare del mio capo!

Amleto: ho un dubbio… o no? Ma in fondo che mi importa? O no?

Da che prospettiva?: felicità e dolore prevedono che una persona investa la stessa identica misura di energie mentali e fisiche in entrambi gli stati d’animo, non ce n’è uno più facile dell’altro da affrontare e vivere. Gioia e dolore prevedono la stessa identica responsabilità, stessa necessità. Così noi siamo una specie di clessidra formata da un doppio fondo di uguale capacità, la clessidra un po’ gira da una parte e riempie un fondo svuotando l’altro, un po’  gira dall’altra.

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Oggi voglio provare l’opzione sondaggio, almeno tento.

Dato che il mio blog non è che sia granché frequentato, se voglio raccimolare qualche risposta dai lettori occasionali, giusto per vedere se la cosa funziona, proverò a parlere di sesso.

Il tema di questo post sarà il sexy shop. La domanda è molto semplice:

Parlo della mia esperienza. Mi sono reso conto di una cosa, di quanto in realtà il sesso in Italia non sia ancora stato completamente sdoganato per quello che è: pura e semplice gioia e condivisione. Se ne fa un gran parlare di sesso, ovunque: riviste, quotidiani, tv, libri… fateci caso però, la maggior parte delle volte si discute dei problemi del sesso, oppure di perversioni sessuali, o di cazzate tipo: i cinque modi per farla/o impazzire a letto. Raramente si parla, e con discernimento, della gioia del sesso in sè. Mi pare sia proprio questo che viene trascurato, ossia lo scopo per cui uno fa all’ammmmore. Viene a mancare la dimensione ludica e di piacere del fare l’amore, viene a mancare quel senso di profonda condivisione, rispetto e scoperta di sé e della propria/o partner che presuppone e prevede il fare l’amore, come se in qualche modo di questa connotazione positiva e vitalistica si avesse paura, di questa che a mio avviso è la radice profonda del sesso da cui poi deriva tutto il resto, un albero che germoglia dando vita a mille diversi rami.

Provate ad andare in una libreria, troverete la sezione erotica, con tutto il corollario di pubblicazioni atte più a “scandalizzare”, ergo vendere, che non a parlare un po’ di sesso, roba del tipo – sono una gheisa ti va un te o preferisci me? – a vent’anni mi sono già scopata metà della mia città frazioni comprese – sono una manager e lo faccio da perversa con tutti quelli che guadagnano meno di 25mila euro l’ano – sono giovane e figo e mi vendo perché non trovo posto fisso, neanche a letto ho una posizione stabile – Ok, bene, perfetto, mica dico niente.

Ma se uno invece cerca semplicemente qualcosa di divertente, istruttivo, piccante, ingegnoso ecc. da leggere e provare con la propria ragazza, qualcosa del tipo: come farlo in vasca da bagno senza allagare il pavimento; si accorgerà che tali pubblicazioni sono quasi del tutto assenti. La dimensione divertente, la dimensione gioiosa, sana, vitalistica, chiamatela come vi pare, del sesso non esiste, non è contemplata; piuttosto si troveranno un’infinità di libri sul sesso tantrico (come cazzo abbiamo fatto a scopare e a goderci una scopata in occidente prima che arrivasse l’illuminazione tantrica), che poi guardi le illustrazioni e sono sempre vestiti che fanno streccing, ah che divertimento… inoltre tali pubblicazioni sono catalogate nel reparto “psicologia” come se si dovesse nobilitare il sesso mettendogli una ridondante (e moralmente accettabile) etichetta, in quanto il sesso di per sé non può esistere e se esiste è qualcosa di sbagliato.

 Allora non resta che il sexy shop. Ma il sexy shop è un’incognita. Io ci sono stato una volta, a comperare i profilattici convinto di trovarne una gamma infinita tra cui scegliere, sbagliavo. Entrato ho trovato un ragazzo cortese, per carità, però dando un’occhiata in giro mi pareva più che il sexy shop fosse organizzato per gente dedita al fai da te o per professionisti del sesso, e che mancasse l’attenzione alle coppie che semplicemente intendano trovare consigli o qualche idea stuzzicante per i loro passatempi da camera. Mah. Forse, avendoci passato cinque minuti, non ho guardato con attenzione.

Ma è davvero così strano pensare al sesso come ad una componente del rapporto di coppia, una componente sana e importante e pulita e gioiosa non solo del rapporto di coppia, ma della vita delle persone?

 

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Stiracchiamento di ogni istante fra la nostalgia del diluvio e l’ebbrezza del tran-tran (E. M. Cioran)

Vita, addizione di attimi, tutto qui, ma in quel tutto ci sono milioni di vite e milioni di pensieri, milioni di discorsi e sogni e desideri, e paure e gioie, vissute senza una piena e totale consapevolezza, per fortuna. Attimi come note in una composizione musicale mai ascoltata prima, note che si percepiscono indistinte in una melodia che risulta omogenea e continua, anche se è formata da singole note, tanti distinti sfuggenti attimi. Vita.

Vivere è passare da un attimo all’altro, come quando si percorre una strada la cui lunghezza si misura scandita dalla presenza di diversi semafori che a volte possono essere verdi altre volte rossi. Ferma restando la necessità, ogni tanto, di fare rifornimento, si tira dritti, non c’è alternativa.

Niente punti fermi, o pochissimi, quelli che contano: la famiglia, quella che hai, quella che costruisci e costruirai, quella che scegli: ti amo… un mutare continuo, il più delle volte un confuso vorticare, spesso improvviso, sempre spiazzante, talvolta doloroso, altre sorprendente: felicità, estasi! Para il colpo, oppure vivilo, assorbilo, metabolizzalo e vai avanti. Non esiste ciò che già c’è stato, il passato vive esclusivamente come deposito di rimpianti, come costruzione di ricordi all’eccesso: ciò che ho vissuto se ricordato diventa bellissimo o terribile, il ricordo sforma e reinventa la nostra vita; non esiste il futuro se non come campo di infinite possibilità che noi creiamo e immaginiamo, solo alcune di esse si realizzeranno e mai nel modo che avevamo immaginato, e non sempre ciò è un male, anzi, non lo è quasi mai, la vita sa sorprendere positivamente. C’è solo il presente per noi, è qui, e il presente è collazione di attimi privi di una precisa scansione o di dimensione. Attimi. 

Persino l’amore vive di attimi, tanti: ti amo ti amo ti amo… una reiterazione che non svilisce il sentimento, ma lo fortifica, ogni ti amo ha un senso diverso, ogni ti amo scava così in profondità dentro di te da far emergere ciò che non credevi d’essere, ti fa sentire in un modo che credevi fosse per te precluso, ti fa scoprire un’altra persona che senti essere una parte di te come tu sei una parte di lei. Ti amo ti amo ti amo… ogni ti amo un mattone che assieme agli altri ti amo crea una fortezza ed è lì dentro che gli attimi, la vita, si affrontano, insieme, al sicuro, in un abbraccio, in un bacio, nelle stesse lacrime, le nostre, nei medesimi sorrisi, i nostri… insieme. E allora l’amore assume una tale connotazione e si mostra con tali sfaccettature, tali e tanti angoli e prospettive che sarà impossibile con un unico sguardo comprendere e vedere l’insieme del sentimento, al massimo sarà possibile sentirlo quell’insieme sfociare in una kermesse di emozioni, l’unica è farsi pervadere da esse di attimo in attimo, lasciando perdere inutili tentativi di capire, lasciando che si espanda dallo stomaco in tutto il corpo come un salvifico tepore che lenisce ogni male, ogni male! che amplifica ogni gioia, che svelenisce ogni frustrazione e la rabbia, che attenua ogni dolore.

Ti amo, in fondo questa è la vita e ogni attimo scandito da un ti amo è un attimo che valeva la pena di essere vissuto.

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Mi piace guardarti ballare… mi piace guardarti… mi piace ogni cosa con te… “mi piace” ora ha finalmente un senso… per tutto quello che sei, per tutto quello che fai, per tutto quello che hai fatto e continui a fare per me…

 

GRAZIE!!!!!!!

E perché mi si dovrebbe amare? Perché io invece di un altro? Puoi rispondere a questo Thérèse? Ogni volta è un miracolo quando constato che sono proprio io! (Daniel Pennac “La Fata Carabina”)

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I can’t wait

“La fantasia umana è immensamente più povera della realtà” Cesare Pavese

Ho voglia di viverla quell’immensa, ricca, sorprendente realtà. Ho proprio voglia di viverla, di viverLA, di vivere.

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Seduti in un teatro con lei accanto che si protendeva per meglio sentire la musica. Arabeschi dorati e candelabri a muro e le lunghe pieghe del sipario come colonne ai lati del palco. Lei teneva la sua mano in grembo e lui sentiva l’orlo delle calze sotto la stoffa leggera del vestito estivo. Fermate quest’immagine. E adesso fate venir giù tutto il buio e tutto il freddo del mondo e andate all’inferno. (”La strada” Cormac McCarthy)

 

… fermate le mille immagini che affollano la mia testa – ricordi cristallizzati in un eterno presente: io e te – che danzano nella mia testa, mille immagini di vita, come nel dipinto la Danse di Matisse, fermatele, fermate gli arabeschi d’oro screziati di verde che illuminano i suoi occhi, rilucenti di vita e desiderio e amore e tenerezza (i miei sono solo due punti oscuri), fermate il tempo quando sto con lei, quando siamo nudi, stretti in un abbraccio il cui tepore formicola attraverso i nostri corpi (i miei occhi sono due punti oscuri, ma vivi e frementi), fermate la baracca e fate venir giù tutto il buio e tutto il freddo di cui è capace l’intero universo, io sono in pace, e che l’universo intero se ne vada al diavolo.

 

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