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Archive for febbraio 2011

inizialmente sbattere con decisione, successivamente lavorare poco per volta ma con una certa energia, fate sentire che ci siete, ciò permetterà che aumenti bene il volume, ci vuole pazienza ed attenzione, imparerete con la pratica […] procedere sollevando e sbattendo […] non scaldare troppo, la temperatura non deve essere eccessivamente elevata, altrimenti non funziona […] a questo punto procedere con un movimento avvolgente, ritmato, dal basso verso l’alto ma delicato in modo che i due composti si uniscano alla perfezione uno sull’altro, non bisogna avere fretta, piano e con cura. Quando sarà tutto ben montato…

… se volete anche le dosi per fare la torta margherita servono: 130 gr di farina, 150 di zucchero, 70 di fecola, 4 uova, 1 bustina di zucchero vanigliato, 2 cucchiaini di lievito, a piacere 100 gr di burro.

Non mi piace e trovo riduttivo lo stereotipo cucina-seduzione/cucina-sesso, presupposto su cui si basano tutti i film che ho visto e che trattano di cucina, tranne l’unico veramente sensato e ben fatto che è Ratatouille; direi piuttosto che più azzeccato è  il connubio pasticceria-sesso.

Mi trovavo a trascrivere una serie di ricette per impasti base di pasticceria e più leggevo e trascrivevo, e più nelle azioni descritte mi pareva di cogliere metafore più o meno velate (come lo zucchero o la crema inglese ben cotta), rimandi, verbi, che rappresentassero non il modo di procedere per preparare un dolce, ma un appagante incontro amoroso, con un inizio fatto di energici preliminari pieni di passione e poi una fase d’amore prolungata ed attenta.

Mai piaciuta la pasticceria, ma mi sa che mi ci converto.

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Le giornate si allungano, fa più caldo, la primavera è ormai alla porte. E’ questa la stagione in cui ho più bisogno di tirarmi su, usufruendo di un aiuto esterno, per non cadere in uno stato catatonico permanente. Caffè, ho bisogno di un caffè, magari anche più di uno, non fa male, e se si arriva a quota 100 in pochi giorni…

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Il post di Nicchia che qui trovate, mi ha fatto riflettere come uno specchio. Io ho il senso dell’orientamento di una talpa costretta a camminare nel sole cocente del deserto del Sahara. Non a caso quando mi muovo (anche nella mia città), porto con me il  Tom Tom.

Quando esco dai confini nazionali (che per me significa uscire dal mio quartiere) ho la morosa che funge da badante e mi introsa (termine tecnico) sulla retta via. Una foto tipica delle nostre vacanze è lei con la cartina aperta che sceglie la strada che dobbiamo fare. Una situazione tipica delle nostre vacanze sono io che dico: mi ricordo, per tornare all’hotel dobbiamo passare di qua. E sbaglio.

E per fortuna c’è Lei. Lei (con la elle maiuscola) che arriva lì dove persino il navigatore Tom Tom si perde, e capita che succeda. Come quest’estate: Lei mi aspettava in piscina in un’oasi di verde, le telefono: “pronto? Sono uscito dal paese, sono in mezzo alla campagna, non capisco più dove sono, ho parcheggiato di fronte ad un ristorante (almeno non sarei morto di fame), c’è un grande silos e poi niente… per dove devo andare, dove devo andare?”.

Bene, il punto è questo, mi chiedevo: ma come farei io a Tokyo, lì dove non ci sono i nomi delle strade, né i numeri civici, né lo Stregattoastratto? La stella polare sì però, ma solo di notte…

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