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Archive for the ‘frasi utili’ Category

Qualche settimana fa stavo facendo zapping: non so che film fosse, non conosco titolo o trama, né so chi fossero gli interpreti (tranne uno), so solo che nel momento in cui ci sono capitato Walter Matthau ha recitato questa battuta:

  • chi non sogna, e chi non suda, accumula veleno.


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“In amore, come in ogni altra cosa, l’infrastruttura è essenziale” (Amélie Nothomb – né di Eva né di Adamo)

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Al capoufficio/datore di lavoro becero: “amico, tu da una natura di merda sei riuscito a distillare il massimo grado di stronzaggine possibile, sei talmente stronzo che dovresti essere esposto in fiera come un prodotto raro, o in un museo come opera d’arte, testimonianza imperitura dell’idiozia umana e della fallibilità della natura”

 

Al vigile che ti mette la multa in quei tre nano secondi in cui hai lasciato la macchina fuori dalle strisce blu, perché non ci sono parcheggi liberi: “ma voi nascete così, oppure ci diventate dopo aver subìto serie turbe emotive?”

 

A lei/lui quando parlano a ripetizione, producendosi nei discorsi più inutili che orecchio umano abbia mai ascoltato: “baciami, così la pianti di ciarlare!”

 

Alla zia che vedi solo a Natale e che nonostante tu sia prossimo alla pensione continua a riempirti di baci appiccicosi “mai sentito parlare della mononucleosi e dell’herpes? Io li ho entrambi, fai tu se ti conviene ancora baciarmi”. Alla stessa zia che ripete fino allo sfinimento “me lo ricordo quando era uno scricciolo alto così, ma quanto sei cresciuto”, “zia il tempo passa, se ti guardassi più spesso allo specchio te ne saresti (drammaticamente) accorta anche tu”. Questa io non la direi mai perché mi accorgo, quando vedo i figli delle cugine di mia madre (credo di poterli chiamare nipoti, ma non me ne intendo in fatto di gradi di parentela), di pensare (ma non lo esterno mai): cacchio come sono cresciuti.

 

Lui: “cara, ti ho sposata solo per avere qualcuno che d’inverno, nel cuore della notte, quando mi viene quel certo languorino, si alzi dal letto al posto mio per prepararmi un tramezzino, così che io non debba prendere un sacco di freddo”.

Lei: “caro, ti ho sposato solo perché avevo bisogno di qualcuno che se ne intendesse, ed ogni tanto portasse la macchina a fare la revisone ed il cambio dell’olio”. O in alternativa “caro, ti ho sposato perché ho sentito dire che il sesso fa male, con te non corro pericoli”.

 

All’amico con gli stivali di pitone, all’amica che mette quella gonna che proprio non le sta, e che ti chiedono “che te ne pare?”, “è in momenti come questi che preferirei essere una talpa e non vedere alla luce del sole”

 

All’amico/a che si presenta o telefona sempre nei momenti meno opportuni (e tutti hanno un amico/a così) e che prima di parlare premette, non so se con faccia tosta o spudorata incoscienza “ma ti disturbo?”… “sì!”.

 

Alla cameriera carina, che è stata così gentile da portare ogni piatto con un sorriso stampato sulle labbra: “vorrei lasciarti di più di mancia, ma non vorrei che tu pensassi che lo faccio perché ti credo una puttana o roba del genere; vorrei per una volta sentire il suono della tua voce che modula le sillabe del mio nome, non solo quelle dei piatti del giorno sul menù; vorrei che anche uno solo di quei tuoi sorrisi fosse stato sinceramente ed esclusivamente per me, roba mia; vorrei poter essere la persona che ti massaggia dopo che per tutto il giorno te ne sei stata in piedi a correre e a farti vomitare addosso ordini da gente maleducata; vorrei essere l’ultima persona che vedi prima di addormentarti e la prima quando ti svegli; vorrei che il ricordo di me, in qualche modo ti aiutasse a sopportare le giornate di merda. Vorrei essere in grado di dirti qualcosa di più intelligente di tutta ‘sta menata, ma se fossi intelligente probabilmente non starei qui a sparare banalità facendoti perdere tempo, mentre tu devi lavorare… lo posso avere il tuo numero? Beh, dimmi almeno come ti chiami… [ed io mi fermerei qui, ma niente di più facile di trovare qualcuno che aggiunga] … come no? Con quello che ti ho lasciato di mancia”, “con quello che mi hai lasciato di mancia al massimo posso dirti la lettera iniziale del mio nome, il resto, dato che hai un sacco di fantasia e tempo da perdere, inventatelo tu”.

 

All’ostetrico/a che ti ha fatto nascere “ma dovevi proprio tirarmi fuori così presto? E non basta, mi sculacci pure, ma che ho fatto di male? Tutte quelle voglie non erano responsabilità mia, se le inventava la mamma. Doc. vaffa!”

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