The Blues Brothers: perché mi piacciono le storie assurde, fuori dall’ordinario, mi piacciono le persone fuori dall’ordinario, perché anch’io non sono tanto in asse, e perché mi piace la musica e mi piace stare da solo e mi piace fottermene, ma se qualcuno ha bisogno non mi tiro indietro (dovrò pur fare qualcosa della mia cazzo di vita, no?). Per farla breve sono il terzo fratello Blues: Jack, Elwood e Taglia, anche se non sono in missione per conto di Dio.
Asakusa: il quartiere di Tokyo, il quartiere di Kitano e Kawabata, il quartiere che fa convivere gli estremi in un perfetto, cristallino, equilibrio. Un quartiere in continua, magmatica trasformazione. Asakusa che è come la vita che ricompone i contrasti, li sana, non li fa sembrare più così distanti. Ad Asakusa convivono sensazioni antitetiche. Asakusa che è santa e puttana; dolce, compassionevole e crudele, è rifugio o luogo di perdizione e morte, in cui non c’è differenza tra giorno e notte. Dove ci sono gli Yakuza e le geishe e contemporaneamente trova posto uno dei maggiori santi templi di Tokyo. Asakusa è come la vita, come essa dovrebbe essere.
(foto di Tom Ruddock) Le ragazze: mi piacciono le ragazze (mi piace chiamarle ragazze che suona meglio di: donne), mi piace un sorriso spontaneo tanto quanto uno spudorato. Mi piace l’idea che se esco con una ragazza lei si trucchi, e mi piace credere che lo faccia per me, anche se più probabilmente lo fa anche per me. Mi piace parlare con le ragazze perché parlano di tutto, gli uomini (molti di loro) in genere scelgono un settore di conversazione, in quello si specializzano e da lì non si muovono: calcio, macchine, musica (se sei fortunato), qualche volta libri (ma è una snervante competizione a chi ce l’ha più lungo). Mi piacciono le ragazze con le palle (basta che quelle palle non siano le mie), come Kate Nash, che non hanno paura di mandarti affanculo, ma solo quando è necessario, e che sanno anche essere pazienti, disponibili, comprensive, ma solo quando è necessario, e che ci tengano davvero a me e questo sempre! Mi piacciono le Shirley McLaine, e non cambierei una Shirley nemmeno per dieci frigide Marylin Monroe.
L’arte, la pittura in particolare. Il mio rifugio, il luogo in cui mi nascondo e mi maschero perché sono uno che sogna ad occhi aperti e alla, talvolta, merdosa realtà ha sempre un’alternativa molto più spettacolare da opporre, un universo intero che si struttura tutto nella mia testolina. Se fossi Dio staremmo tutti meravigliosamente bene. L’arte, la sua storia, la critica d’arte era quello che nella vita sapevo fare meglio, semplicemente perché quella era (ed in parte è) la mia vita.
Gli scacchi: perché sono un convinto cultore del silenzio (non sempre, chiaro) come dimensione privilegiata per tirare il fiato e staccare da tutto e tutti, e siccome talvolta qualcuno nel silenzio potrebbe pure annoiarsi, o scoprire cose di sé che non gli vanno a genio: debolezze, alibi per mascherare quelle debolezze, fallimenti, errori, allora se non ha voglia di curare cicatrici è meglio che tenga la mente occupata, cercando di capire come evitare di farsi travolgere dall’avversario, pensando contemporaneamente a come fottere l’avversario, scoprendo poi di dover lottare sulla scacchiera contro quelle stesse debolezze a cui uno credeva di non dover pensare.
E per ultima il: più una. La più autentica, quella che meglio mi rappresenta. Purtroppo non si vede bene, ma sotto il collo mi ha punto una zanzara. L’unico uomo con bubbone da zanzara il 17 ottobre… ciò la dice lunga


