
Quando faccio l’amore con Elisa, nel movimento le linee che formano il suo corpo paiono sfumare per poi ricomporsi mescolate, dandole una nuova forma ogni volta diversa, ogni movimento diverso. Non lo so… mi piacerebbe avere la forza d’essere io a sconvolgere e reinventare quelle linee, non solo d’essere spettatore passivo di quella metamorfosi. Quando sento le sue dita stringermi mi convinco che lei sia in grado di smontarmi e rimontarmi a piacimento, lo sento dentro, lo capisco da come mi guarda. Io, invece, non ne sono capace. La guardo ebete, sorrido e cerco di fare del mio meglio. Mi piace sfiorarle il corpo con le ciglia. Mi piace avvicinarle alle sue orecchie e muovermi seguendone la forma. Le orecchie di Elisa sono piccole e perfette, simili ad un corpo nudo rannicchiato che riposa: puoi baciarlo senza temere di svegliarlo. Puoi baciarlo senza correre il pericolo di indispettirlo. Non capisco perché la sua pelle così bianca non diventi mai opaca, piuttosto brilla. È curioso, ad Elisa non piace prendere il sole. Non piace neanche a me, in fondo, se uno ci pensa, starsene sdraiati su di una spiaggia è una cosa stupida. Tanto quanto starsene sdraiati a letto a fare l’amore. Entrambe le cose suscitano piacere, di entrambe c’è da pentirsi se si esagera. Mi piace esagerare quando faccio l’amore, ma non mi piace il sole. Anche la mia pelle è pallida e forse anche la mia brilla, sarebbe un peccato spegnere quella luce sporcandola di sole. Io ed Elisa siamo due bicchieri di cristallo, due immagini di cristallo. Magari siamo fragili come il cristallo, ma non altrettanto preziosi, almeno io non lo sono e lei non vuole esserlo.
“Dì” faccio “credi che se io fossi felice, veramente felice, potrei essere anche più bello? Una vita felice rende un corpo o un volto più bello?”
“non saresti più bello, ma il fatto di essere bello o brutto probabilmente non ti interesserebbe”
“per te la cosa è diversa, perché tu sei bella e felicità o dolore si limitano a dare una diversa qualità alla tua bellezza, ma per me non funziona così. Magari se fossi felice il fatto di non essere bello si noterebbe meno, magari riuscirei ad ingannare gli altri, la felicità comporrebbe le linee del mio viso diversamente, in modo migliore. Gli altri ci amano quando vedono in noi qualcosa da rubare: bellezza o felicità”
“tu non sei così brutto”
“appunto, essendo una via di mezzo, non avendo una qualità di bellezza o bruttezza specifica, forse un sentimento realmente vissuto come la felicità potrebbe lasciare un’impronta precisa su di me, darmi una forma più riconoscibile”
“sei felice quando facciamo l’amore?”
“non è la felicità di cui parlo io, non è quella che ti cambia la vita”
“in ogni caso, se sei felice quando lo facciamo ti dico che non sei più bello, sembri solo… più felice”
“e questo non cambia la mia faccia?”
“solo in minima parte”
“comunque non è la felicità di cui parlo”
“e quale sarebbe la felicità di cui parli?”
“qualcosa di vicino all’estasi, qualcosa in grado di riverberarsi in ogni tuo gesto, in ogni movimento, in ogni parola, di modificare il tuo modo di vedere il mondo e te stesso. Un orgasmo prolungato e continuo”
“una sorta di beatitudine”
“sì, credo di sì”
“quella allora non ti migliorerebbe l’aspetto, lo peggiorerebbe perché porteresti stampato sulla faccia un sorriso stronzo che diverrebbe l’emblema della tua ottusa stupidità, perché mica si può essere così felici, non ha senso, è idiota, non è naturale”
“vorresti dire che per essere così felici occorre essere un tantino fessi?”
“no, tu sei fesso ma non sei felice. Comincio ad annoiarmi”
“se mi baci non ci penso più, la tua faccia si stampa sulla mia e per il tempo del bacio anch’io sono bellissimo”
“ma da dove salta fuori ‘sta smania di essere bello?”
“una volta nella vita mi piacerebbe capire cosa si prova ad essere belli. Vorrei sentirmi desiderato persino in modo violento e ridicolo, non rispettato, o amato, ma desiderato. Mi piacerebbe che le ragazze si girassero verso di me, non dalla parte opposta rispetto a me, e mi sorridessero. Mi piacerebbe capire cosa si prova ad essere belli e camminare tra la gente. Tu che cosa provi?”
“se la gente diventa folla provo fastidio, perché io sono una che sa esattamente dove andare e la folla mi rallenta. Contento?”
“chiaro, tu sei inconsapevole della tua bellezza (ci sei nata bella), o ne prendi atto solo in limitate circostanze, per questo non mi puoi capire. Vorrei essere bello, vorrei provare per questo una gioia radiosa in grado di sconvolgermi, in grado di cambiarmi e con me di cambiare il mondo. Desiderio puerile da asilo nido?” mi chino verso di lei e le sussurro all’orecchio “ho paura che la mia bruttezza amorfa possa ferirti” lei prende il mio volto tra le sue mani e mi bacia “se un giorno ti capitasse di provare la felicità di cui parli, tienitela per te”.
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