
Ne ho le palle piene di essere quello che sono, non di tutto me stesso, ma di quelle piccole incorostazioni infantili che mi portano a piagare i momenti di autentica felicità tra noi con inconsistenti paure, impalpabili incertezze, odiose ansie che non hanno ragione d’essere. Labirinti infiniti che costruisco nella mia testa, e nei quali mi perdo, paure irreali che io riesco a rendere concrete, a materializzare. E tu poi, tu dolce e meravigliosa, accanto a me che con una semplice carezza quei labirinti fai crollare uno ad uno. Tu che hai un’enorme pazienza, sì, ne hai di pazienza mia cara Julie, e la pazienza è una virtù rara, è la virtù di chi è esiliato, lontano da casa, dal bell’ovile, e attende il ritorno. Io quando sto con te, ovunque ci troviamo, mi sento sempre a casa. Il tuo coraggio, la tua pazienza, sono ciò che mi sostiene, la mia determinazione, la mia forza (che io trovo in te) ti sosterrà.
Mai come in questo momento ho considerato il tempo come mio (come nostro) nemico, mia adorata Julie, mai come ora in tutta evidenza ho capito quanto sono minchione, e che ogni occasione persa è un momento di vita tra di noi che nessuno potrà più restituirci. Ci rifaremo, te lo prometto, ci rifaremo, lo recupereremo quel tempo che io non ho saputo impiegare per renderti completamente felice, lo voglio, lo desidero, lo sogno, te lo devo, ce lo devo. Adesso basta con i labirinti, basta con i puerili infantilismi, voglio sbocciare in te. Liberami amore, liberami perché solo tu puoi, solo te voglio perché ti amo.
Ora, mia Julie, voglio essere la tua portaerei, quando puoi vieni, plana su di me e fa rifornimento. Julie tu per me sei un giardino in primavera, e io come un maggiolino voglio suggere da quel giardino tutto il nutrimento da cui dipende la mia vita. Fammi sbocciare Julie sul tuo meraviglioso prato, ho bisogno di te, solo di te, di te, ancora di te, sempre di te. Non sono che un vaso vuoto e sberciato. Sberciato come ogni cosa che non è bella. Vuoto lo sono sempre stato ed ora mi riempio di te, solo di te, di te, di te, ancora di te, sempre di te, non trabocco perché non ne ho mai abbastanza. Voglio solo sentirti scorrere dentro di me, voglio solo che tu sia accanto e dentro di me.
Hai una voce che sa accarezzarmi, scuotermi, soprendermi, estasiarmi, trilla come una sorgente nascosta che riverbera gioia pura, limpida, vergine. Le prime volte, quando non ci vedevamo, mi rammaricavo perché la tua immagine svaniva lentamente ed era doloroso, ma peggio era il fatto che in fretta si spegnesse il ricordo della tua voce, non la sentivo più. Ricordavo tutto ciò che mi avevi detto, che si sedimentava in me, ma non ricordavo la musica della tua voce, i mezzitoni, i sussurri, la melodia delle risate. Mi restava il forte piacere dell’impressione che essa mi dava (mi dà), mi sosteneva ed alimentava il ricordo della gioia di essere con te, di essere tuo.
Sfiorami come tu sai fare con il tuo nasino, lungo il collo e poi fin sull’orecchio a giocare con il mio lobo. Se mi sentirai mugolare, quello è il suono dell’estasi. Se ti chiedessero qual è il suono della falicità, tu risponderai che è il mio mugolio. Se dovessero chiederti che colore o che forma ha la felicità, tu ricorda i miei occhi nel momento in cui il tuo sguardo si posa su di me, e magari mi sorridi, ricordali Julie, quella che vedi è la felicità, si imprime talmente in profondità in me che io stesso, guardandomi allo specchio, stupisco di ciò che vedo, stupisco di quanto io sia cambiato, di quanto la mia vita ora ti appartenga. Quando tu mi guardi, nei mille modi che sai, quando mi parli, quando mi baci, quando mi sfiori, io non respiro, non respiro Julie.
Ogni volta è un miracolo quando constato che sono proprio io! Che sei tu, mia Julie, che non sei un personaggio ritagliato nella carta, una figurina, ma sei vera e sei accanto a me, che hai spessore e profondità, che sei meravigliosa e grande e io sprofondo di piacere quando scopro una nuova stella nel cielo immenso che sei. E quando la luna in quel cielo è uno spicchio quello è il tuo sorriso, e quando è piena quello è il tuo abbraccio, l’abbraccio in cui ho fatto la tana, la nostra tana. Sei uno spettacolo, mia bellissima, sei la mia casa, la mia gioia. Mi manchi.
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