Oggi mi è capitata una cosa (beh, più di una) e mi andava di condividerla con voi, mica per darmi delle arie (che non ce n’è motivo), ma perché in un certo senso mi va di dirvi grazie, non solo perché credo abbiate agito da miei talismani portafortuna, ma anche per quello che mi avete dato, e spero vorrete ancora darmi. Grazie. Due cose: o ti sposi, o stai provando il discorso per quando ti daranno il nobel (nobel? Cala, cala), l’oscar (l’oscar? Cala, cala), ok il premio fedeltà con i punti della benzina (bravo).
Trattasi di una cosa per me importante, ma che a giudicarla con obiettività non è poi così importante (lo capisco). Oggi, verso l’una, mentre stavo uscendo di casa ho preso la posta. C’è un plico per me, guardo il mittente e si tratta di una casa editrice, ah, faccio, conosco, sì, avevo partecipato con un dattiloscritto ad una selezione per opere inedite. Si tratterà di pubblicità, poi vedo che nel timbro c’è scritto sede legale. Faceva così schifo che mi hanno fatto causa? Apro credendo si tratti di pubblicità, roba del genere, ed invece mi viene spiegato che ciò che ho scritto è loro interessato e nella busta avrei trovato allegate copie del contratto di pubblicazione, con tanto di condizioni ecc.
Calma, non è esattamente: complimenti lei ha vinto un milione di euro, deve però comperare la nostra batteria di pentole. Io ho bazzicato l’ambiente per un po’ (non vuol dire niente, non è facile comunque orientarsi) facendo da correttore e valutatore di bozze e manoscritti. Mi sono informato e parecchio capendo che: se vai da un piccolo editore quello ti pubblica in due secondi, basta pagare; se vai da un editore grande e non sei la Litizzetto, il comico di turno o uno scrittore già acclamato ti considerano meno di zero. Ma è possibile puntare su quelle case editrici medio-grandi, medio- piccole che con tanta passione tirano avanti, perché ci credono. Questa casa editrice (di cui magari dirò più avanti) si conosce nell’ambiente, vi scrivono importanti scrittori, vi collaborano importanti personalità, ha distribuzione nazionale, i loro autori, anche tra gli esordienti, hanno partecipato a trasmissioni televisive o radiofoniche, hanno vinto premi letterari; tenendo conto di ciò ho deciso di rivolgermi a loro in quanto li ritengo seri, e non gente che si sputtanerebbe a livello nazionale tirando fregature, o inserendo nel loro catalogo il primo cialtrone che capita, avendo appunto una reputazione da difendere. Li contraddistingue poi la professionalità nel promuovere e supportare gli esordienti. Il contratto (che è standard) è interessante per alcuni particolari a livello di promozione che non è facile trovare in altre situazioni simili, magari dirò più avanti (ma magari anche chi se ne frega, te lo ripeto: cala, cala) ok, ho capito, ho capito.
Ora, non è che d’improvviso io sia diventato il Pavese della laguna (non ci sono dubbi), l’Eco de noantri, tutto ciò non mi darà ricchezza, né fama, ma un po’ di soddisfazione sì però, per due motivi: primo, qualcuno dell’ambiente ha realmente letto ciò che ho scritto, ed è questo ciò che conta molto più del giudizio finale su ciò che ho scritto. E poi poter dire “cosa fai adesso?” io, il folle che ha lanciato l’università e le prospettive di miserie e frustrazioni con il dottorato per diventare “quello che capita a giornata” (almeno finché non otterrò quella benedetta seconda risposta che sto aspettando) “sai, sono uno scrittore, adesso sono impegnato nella promozione del mio libro” stronzate del genere senza crederci troppo, ma l’idea mi piace, mi piace anche se sarà qualcosa per poco e da poco, però sentirmi una specie di Bukowsky in giro per librerie (cala, cala, cocco) con molto meno alcool e molte meno ragazze (bravo), credere per un attimo di vivere il sogno che ho sempre sognato (ma che miseria amico, non ti metterai mica a piangere adesso, vero? Perché non lo sopporterei)… già, mi piace illudermi e non mi importa, ne ho bisogno, quello che sarà, tutto quello che verrà, sarà comunque qualcosa di nuovo, qualcosa per darsi una smossa. Niente di speciale per una persona che veda la cosa da fuori, me ne rendo conto, ma qualcosa di buono per me. Non rivoluzionerà la mia vita, ma un piacevole diversivo di sicuro sarà. Magari, dato che il ciclo di merda che sto vivendo è stato proprio la molla che mi ha fatto inchiodare un po’ di parole su carta in quel libro, magari, dico, quanto sta succedendo chiuderà quel ciclo (sì, sì, continua ad illuderti). Cacchio, ‘sta maledetta coscienza: ti avverto cocca, se continui così fai la fine del grillo parlante di Pinocchio.
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