Da curioso e appassionato ricercatore in ambito culinario (in questo spronato, aiutato, coadiuvato dalla morosa), volevo scrivere un post sulla cucina in TV. Mi accorgo che l’argomento è vasto.
La cucina è diventata una tale presenza ingombrante nei palinsesti che ormai, dopo quest’abbuffata, cominciamo ad essere sazi. Persino in Geo e Geo c’è l’angolo delle ricette. Potremmo parlare a lungo di tutte le trasmissioni culinarie: dall’interessante Eat Parade di rai 2, al più sofisticato Gusto rotocalco del tg di canale 5, al noioso Cuochi e Fiamme. Potremmo parlare dei cuochi: dall’estro poetico di Fabio Picchi (maestro e depositario della tradizione) che partecipa ad Eat Parade, alla ragguardevole competenza di Vissani, fino all’insipienza della Ravaioli. Ma io mi vorrei concentrare su un aspetto particolare.
La cucina, essendo elemento di moda (crescono a macchia d’olio le scuole e i corsi di cucina, per non parlare dei blog), fa sì che tutti si improvvisino cuochi. In questo non c’è nulla di male, anzi! Non c’è nulla di male se vi si avvicina con rispetto, attenzione e curiosità. Se invece ci si improvvisa e si butta là senza un minimo di amore e scienza, si crea un circuito mostruoso ed abberrante. Ed eccoci al punto: il successo di Cotto e Mangiato che raccoglie attorno a sè un giro di adepti del cattivo fare che mi ha sinceramente stupito. Guardando talvolta la Parodi all’opera sono rimasto senza parole. Usa prevalemtemente ingredienti in busta, i preparati, tutto già pronto. Per me è una cosa che sta fuori da ogni logica, tanto più se si vuole consigliare (non dico insegnare) la cucina alla gente: mirepoix di legumi già tagliata , in busta e pronta. Addirittura il parmigiano già grattato in busta. Ma mi volete dire che le persone che lavorano ed hanno poco tempo, non ce la fanno neppure a grattugiarsi un pezzetto di formaggio? O pelare una carota fresca da mettere nel fondo di cottura di un risotto? Ora, la cucina proposta non solo deve essere abominevole nel gusto, ma è anche insana: un coacervo di conservanti, additivi e chimica nociva. E’ quanto di più lontano possa esserci dal cucinare italico, dalla tradizione, dal gusto, mi vien da dire dal buonsenso di un paese che sa mangiare (almeno lo credevo) e che sempre più ha coscienza di quanto importante sia scegliere il giusto e sano ingrediente per vivere bene.
E la questione: “c’è poco tempo il già pronto conviene” riferita a chi lavora, è un alibi che non regge: basta vedere la ricchezza e la varietà di ciò che, per chi ha poco tempo, chef Gordon Ramsay fa e insegna nel suo F Word. E tutto con ingredienti freschi.
Questa non vuole essere una contrapposizione partigiana tra chi è professionista e chi non lo è, distinzione che in cucina ha senso solo fino ad un certo punto, ma una distinzione precisa tra buoni e cattivi maestri.
Ricorrono i 150 anni dell’unità d’Italia:
celebriamo degnamente anche la ricchissima tradizione culinaria italiana, fatta da un microcosmo di piatti regionali che ci vorrebbero 10 vite per sperimentarli tutti; fatta di ingredienti sani e freschi (e di stagione!). E celebriamo la sapiente capacità degli italiani di mangiare, anche se la mia incrollabile fede (forse fin dall’inizio troppo ottimistica) sulla sapienza italica a tavola comincia a vacillare.


