Come uno scorfano colpito da una fiocina che va verso il fondo (Kenzaburo Oe)
La mia vita è cambiata nell’ultimo periodo ed io da, più o meno, un anno mi sento così…
perciò ho deciso di provare a ricominciare, non so bene come, non so quanto impegno tale decisione richiederà, ma intendo provarci.
Quante volte mi è capitato di ripetere questa frase idiota, tante che ormai non ha più senso, o quantomeno, sentirla che mi rotola in bocca, mi mette a disagio perchè in fondo so quanto vuote siano quelle parole. E’ più forte di me.
Certo, come ho detto, ultimamente ci sono stati dei cambiamenti, ma sostanzialmente sono solo trasformazioni esteriori che non mi coinvolgono fino in fondo. Anche quando provo a pensarci, a stendere ed ordinare i giorni passati, a valutare i fatti, tutto mi appare distante ed evanescente, come se si trattasse di avvenimenti che riguardano la vita di un estraneo. Ed alla fine ogni cosa mi sembra al di sopra delle mie capacità, ed ogni tentativo di far sterzare la mia vita, anche con una manovra brusca, dopo un primo entusiastico slancio, mi prosciuga le energie, lasciandomi insoddisfatto. Ogni piccola azione diventa insostenibile e mi appare maledettamente insulsa. Rigetto per tentativi: dovrei convincermi che, quando una persona cerca qualcosa dalla vita, è probabile che la vita le chieda qualcosa in cambio, in termini di impegno, energia, pazienza, delusioni, anche se non in egual misura a tutti, a chi più e a chi meno. La componente necessaria per tirare avanti è un’incrollabile cocciutaggine (o un certo grado di stupidità). Esistono persone di questo tipo: caparbie, sognatrici, illuse, ognuna con il suo carico di buona volontà, c’è sempre chi spera in un piccolo miracolo, in un sussulto, in una distorsione della realtà entro cui infilarsi per poter costruire la tana. Io, però, non sono mai stato uno di questi tenaci, micragnosi, ottimisti. A me capita sempre di infilarmi dentro un tunnel, finire sotto una macchina e ritrovarmi a raccogliere i pezzi, e non lo dico intonando uno stucchevole te deum, una manfrina da perdenti, né lo dico con compiacimento, è solo una constatazione oggettiva. Io vivo così, non che la cosa mi faccia impazzire, ma questa è l’unica forma sotto cui la vita mi si è presentata.
Maggio 9, 2008 at 4:32 pm
Wow.
Che ritorno.
Che classe.
Che.
E… sono il primo ad averti trovato per davvero? Figo.
However, che dire, Io rientro nella categoria dei sognatori, degli illusi forse. Ma fidati, le “macchinate” le sento anch’io ed anche spesso. E forse pure piu’ forte di quanto le senta tu, che silenzioso “perseveri nell’incertezza”, come me ma piu’ a lungo di me, con piu’ autocontrollo mentale di quanto ne abbia Io, che in quelli spiragli mi ci butto a capofitto. Forse vorrei essere un po’ piu’ come Te, sai? E farmi un po’ meno male da me. Forse no, perche’ detesto l’idea di star fermo ad aspettare che la vita faccia il suo corso.
Ma forse mi sto soltanto illudendo di esser diverso da Te.
Comunque sia, bentornato, Taglia.
Ricomincia pure tu.
Poi si vedra’.
Maggio 9, 2008 at 4:50 pm
Grazie Ani, è che negli ultimi giorni ci stiamo facendo troppi complimenti, aggiungo solo l’ultimo: anche il tuo commento è di classe, e francamente mi fa piacere che tu lo abbia lasciato.
Questa cosa l’ho scritta qualche mese fa, vado a periodi (niente autocontrollo mentale), ma di fondo resta quella sensazione di non riuscire a cambiare la vita, che ormai si sia incanalata, nonostante gli sforzi, in certi binari, e che fatica provare a cambiare, e che frustrazione quando nonostante gli sforzi (nonostante l’apparenza) in realtà ti accorgi che non cambia niente, che la trama del tessuto è sempre la stessa, al massimo un po’ più lisa.
Maggio 10, 2008 at 10:04 am
Gregory House said:
“Nessuna persona cambia soltanto per il fatto che lo vuole”.
Probabilmente ha ragione lui.
Io me ne accorgo ogni giorno di piu’.
Maggio 10, 2008 at 10:18 am
Mitico: non ci crederai, ma mi sembra di aver letto la mia biografia
ora basta però, diamoci un taglio (anzi un Taglia) con i commenti di classe e i complimenti: chi ti credi di essere per mettere a questa pagina un titolo del genere? Alda
d’Eusanio?
ps: adesso ti riaggiungo al blogrollo, ma se poi mi obblighi a ricancellarti e a farmi venire l’ansia quando sparirai senza spiegazioni, sappi che ti sguinzaglio dietro i miei rottweiler
Maggio 10, 2008 at 10:23 am
Già, bentornato Taglia
Maggio 10, 2008 at 10:32 am
Grazie a tutti, dico davvero, specie della pazienza.
Tranquillo Chissene, piuttosto: ricomincio da qui è il titolo della trasmissione della D’Eusanio? Rabbrividisco.
@Ani: mi sa che House ha ragione, aggiungo maledettamente ragione. House come mio nuovo guru, la cosa è vagamente inquietante, tanto quanto le trasmissioni della d’Eusanio.
Maggio 11, 2008 at 9:10 pm
Oh cavolo, una volta ancora rieccoti
E una volta ancora, ti ho ritrovato per puro caso. Zitto zitto e discreto come l’altra volta, eccoti qua con un nuovo blog! Nuovo, si fa per dire… mi si strabuzzano le pupille a vedere che il primo post risale a MARZO! Mannaggia quanta robbba mi son persa!
):
Comunque, restando attinente al post e ai commenti (ma scartando la D’Eustakio, per l’amor del cielo), non sai quanto bene io capisca quel che dici. Seh, mo siamo io, Ani e Chissene… pare una riunione degli alcoolisti anonimi! Però è così, è vero, ho vissuto per tanto tempo questa stessa sensazione, questi stessi attimi di scossa in cui mi dicevo “Adesso le cose cambieranno”, e invece qualche piccola cosa cambiava senza però intaccare l’infelicità di fondo, uno stato di cose odioso, vizioso, una situazione che non sopportavo più, che mi disgustava ogni giorno.
“Eppooooi cos’èèèè successooooo” cantavano i Tiromancino. E’ successo che… boh, non so neanche. Sarà l’aver trovato sto nuovo lavoro, aver avuto un vero, enorme, grande, bellissimo stimolo, quello che mi serviva, la spinta giusta per cambiare davvero le cose. A volte mi viene da pensare di aver forse investito emotivamente un po’ troppo in quello che fondamentalmente è nient’altro che un lavoro, e per di più -fino a diverso avviso- a breve termine: ma io so cosa significa per me, e non penso, dopo tutto, di esagerare. Significa, in un certo senso, aver trovato un mio posto, aver ritrovato anche un po’ di quella che ero tanti anni fa, quando stavo bene. Quando ero IO.
Tanto per restare sul guru Doctor House (perdonami, ma io lo amo
-”Il tempo cambia tutto”
-”E’ quello che dicono le persone. Non è vero. Fare delle cose cambia le cose. Non fare niente lascia le cose esattamente com’erano.”
Mi sono ripetuta queste parole per molto tempo. Sai a cos’è servito? A nulla. Non che non sia d’accordo, anzi. Sono d’accordo con mia madre quando dice “aiutati che il ciel t’aiuta”, e cioè: sei tu, o ANCHE tu, l’artefice della tua fortuna. Sei tu che puoi cambiare le cose. Solo che bisogna crederci davvero, ed è quella la parte più difficile.
Basta così, sto commento comincia a sapere di retorica, di fumo negli occhi… di fumisterie
Ti blogrollo pure io. Bentornato, son felice davvero di rileggerti!
Maggio 12, 2008 at 4:46 pm
@Acrimonia: mi piace il dottor House, anche se non ho visto tutte le puntate.
A parte questo: niente retorica, hai centrato perfettamente la questione: il difficile mestiere di costruirsi un’identità, il difficile mestiere di conservare quell’identità anche quando tende a slabbrarsi, e allora bisogna riassestarla, darle una forma che si adatti ai nostri cambiamenti, alle nostre nuove esigenze.
Non credo molto al motto: costruisci tu il tuo destino, sono convinto che ciò che siamo sia diretta conseguenza e responsabilità delle nostre scelte o azioni, ciò non significa riuscire a fare o diventare ciò che si vuole. La cosa è più complessa, più stemperata, più fumosa.
Grazie anche a te
Maggio 12, 2008 at 5:06 pm
Ma certo, lo è. E’ molto più complicato di così. Ma è un buon punto di partenza, quello sì.
Maggio 21, 2008 at 12:30 pm
io ho lasciato che il destino mi guidasse; ma lungo quella strada che mi ha indicato, quella obbligata, ho seminato tanto sassolini…e ora, solo ora, li raccolgo piano piano…
Qualcosa l’ho fortemente voluto io, ho sfoderato un machete che neppure sapevo di avere, e mi sono aperta una scorciatoia nel bosco, però troppe cose erano lì, sulla strada maestra ( a cui poi si ritorna, perchè la foresta si fa insicura, e fitta) e le ho tirate su perchè erano bellissime, altre utili, altre strane…
E’ come dici tu, il destino si asseconda, costruirlo dal nulla è impossibile, il destino è quel treno che ha la coincidenza giusta con il tuo, e quello che tu puoi veramente fare è solo salirci su, o no.
Il destino è la persona nuova che ti si para davanti, e tu esiti a stringerle la mano …
Questa secondo me è la nostra parte di azione nella nostra vita, ma dove porti il treno, come sia la persona che incontri, ecco…quello non dipende da noi…
ma è il bello della vita, e ti dirò, ti permette di farti dei flim mentali alla sliding-door…
Maggio 21, 2008 at 5:09 pm
@Micia: mi fa piacere che anche tu abbia lasciato un commento in questa pagina. Indirettamente (perchè non è merito mio)sono fiero di questo spazio perchè ognuno di voi ha lasciato scritte delle cose veramente importanti. Non è una slinguazzata la mia, ci credo e lo scrivo.
Posso dire (ormai sono in tarance agonistica) che ho trovato molta speranza nel clima generale del tuo commento, un certo pragmatismo (che è un attegiamento ben diverso dal fatalismo, che forse appartiene più a me), molta sincerità. Hai anche usato delle belle immagini e l’averlo fatto, per come io ho percepito il commento, lo ha informato di una patina rassicurante (sì, suona magari strano, ma io l’ho trovato rassicurante). Mi sa che mi stampo i vostri commenti e me li piazzo in camera, ci trovo dei suggerimenti molto utili.
Io ora vivo in una posizione di stallo, sempre per la questione identità che metteva in campo Monia, situazione che spero in un modo o nell’altro di sbloccare a breve. Mi trovo un po’ impegolato in una situazione da sliding-door, in cui mi chiedo se (dannati se, dannate domande) avessi seguito a suo tempo la strada che sentivo realmente essere la mia e non assecondato, a causa del mio carattere accomodante, certe scelte che non mi appartenevano, mi chiedo se ora vivrei diversamente e se magari potrei essere più felice. Però è vero ciò che dici, lungo la strada maestra, lungo ogni strada, è possibile cogliere delle gemme, delle cose utili, preziose, basta saperle riconoscere, basta avere pazienza, basta rimboccarsi le maniche quando pare che qualcuno, o qualcosa, di non definito (e qui sta il problema perché contro un nemico invisibile non è possibile combattere, è sfiancante) faccia di tutto per impedirti di coglierle.
Dopotutto io sono ciò che sono in base alla strada che ho percorso.
Maggio 21, 2008 at 5:19 pm
Ma chi di noi non ha la tentazione di farsi la “sua” storia con i se e i ma(in barba al detto!)
E se non avesi avuto subito figli?
E se ci fossimo trasferiti a ravenna?
E se ….
Ma se davvero avessimo fatto-detto-visto tutto quello che ci manca, che ci riempe di nostalgia(o meglio…non è nostalgia, parola che si lega ad un ricordo, è rimpianto, parola dell’occasione perduta…)saremmo ora felici, completi, perfetti? Io credo di no.
Maggio 22, 2008 at 11:34 am
Ritorna quanto detto fra i commenti dell’altro post (chi l’avrebbe mai detto, partendo da Melissa P.!
): è bello confrontarsi, ritrovarsi qui così estranei eppure così simili. Non ci si conosce che tramite cose dette in un post o nei commenti, eppure finisce che in sti commenti-fiume ci si rivela di tutto, andando a creare una comunione (il mio capo, con espressione sprezzate, direbbe: “Comunisti!”
), o anche solo dicendo cose che per qualcuno risultano importanti, penetrano a fondo, colpiscono, “rimangono”.
Una cosa che ho imparato dalle mie ultime disavventure è a non processarmi, a non mettermi sul banco degli imputati, ad essere un po’ più indulgente con me stessa. Non hai idea di quanta severità ho applicato su di me in passato, e di quanti danni abbia così fatto. Non accettavo di sbagliare, di fare errori di valutazione, di non essere chi volevo essere, di non aver fatto ciò che andava fatto, e non accettarlo era a sua volta sbagliato, e quindi continuavo a sbagliare e sbagliare. Come chiunque, solo che forse sono un po’ più sensibile al senso di colpa, e soprattutto sono tanto generosa con gli altri quanto sono rigida con me stessa, capace di vero disprezzo.
La situazione da sliding doors è normale e naturale negli esseri umani, credo. Ma come dice Micia, ho la sensazione che un po’ si sia per natura insoddisfatti, quindi se le cose fossero andate secondo quei “e se”, è possibile che non si sarebbe felici lo stesso. Anni fa ho fatto dell’insoddisfazione una religione, una scelta di vita: mai accontentarti, corri a cercare sempre il meglio. Ma quando corri non cogli niente, e finisci per cercare qualcosa che vedi nebuloso e lontano e magari irraggiungibile perdendoti quello che sta a due passi da te e che potresti goderti se rallentassi. Guardare troppo indietro e troppo avanti è ugualmente nocivo al godimento del presente.
Ora io non farò mai un torto al mio orgoglio dicendo che “mi accontento”: ho cambiato punto di vista, rendendomi conto che ciò che a 17 anni chiamavo “accontentarsi” ora lo chiamo “godere di quello che si ha e non di quello che si sogna”. Irrinunciabili sogni e desideri, per carità, basta che non si sostituiscano alla realtà. Perché Cenerentola e La Bella Addormentata Nel Bosco li hanno avverati tutti, loro sì, ma io non mi chiamo Aurora e per fortuna non passo le giornate a servire sorellastre e matrigna, e la mia vita quotidiana è decisamente migliore. Toh, sono più felice di Cenerentola, chi l’avrebbe mai detto!
Lo stallo è una situazione che conosco bene, Taglia. Ci sono rimasta a lungo, e come ti ho già detto mi ritrovo perfettamente in quello che dici, nelle scrollate periodiche in cui pensi che d’ora in poi cambierà poi invece non cambia niente. Io dicevo che, oltre che in stallo, mi sentivo in transizione. Perché sapevo che andare avanti così non potevo, quindi sentivo che prima o poi qualcosa sarebbe cambiato davvero, e infatti così è stato. In una congiunzione di fatalismo e pragmatismo, ho dato una spinta determinante al momento giusto (le spinte poco convinte al momento sbagliato non erano mai servite a nulla). Vedrai, arriverà il momento in cui anche per te tutti i pezzi si metteranno al posto giusto, e tutti in una volta. E’ quello l’aspetto più meravigliosamente stronzo: che per mesi, magari anni, ti sembra un puzzle impossibile da risolvere, con i pezzi tutti uguali e difficilissimi da incastrare, poi invece in un mese prendi i pezzi giusti e magicamente vanno tutti al loro posto. Sti cretini, dove v’eravate messi prima?!
Mi hanno sempre fatto sorridere le persone che dicono di essere diventate proprio quello che volevano, ho l’impressione che mentano a se stesse per orgoglio, perché è più facile dirsi di non aver dovuto accettare compromessi coi propri desideri. Ma percepisco la vita come un eterno bivio (argh, Enrico Ruggeri!): quale via imboccare la scegli sempre tu e ne sei dunque responsabile in tutto e per tutto, ma è pur vero che quel bivio l’ha costruito qualcun altro, non tu.
Maggio 22, 2008 at 12:29 pm
@Monia: non posso mica rispondere così di botto, come se si parlasse di Melissa P, prendo appunti, ci penso e poi commento. Intanto grazie
Maggio 23, 2008 at 7:46 am
Di che, d’averti stordito?
Figurati, sempre volentieri… (E non pretendo mica risposte, mi basta che il messaggio arrivi. Se poi non arriva, me la piglio con le Poste che tanto ci sta sempre bene!)
Maggio 23, 2008 at 11:22 am
@Monia: invece ecco la risposta
Si può discutere all’infinito della nostra relazione con il destino, di quanto la vita ci appartenga, di quanto siamo responsabili di ciò che ci accade, ma a monte di tutto questo (e di tutto ciò che ci capita che lo si accetti o meno) c’è da considerare, come tu hai scritto, il rapporto con noi stessi: quanto pretendiamo da noi, che cosa realmente desideriamo, perché siamo i peggiori critici di noi stessi, o perché verso di noi siamo così indulgenti, dovremmo pretendere di più, oppure dovremmo imparare a, non accontentarci, ma a considerare ed amare ciò che abbiamo, ecc.
Quel conosci te stesso dell’oracolo di Delphi è un consiglio tanto prezioso quanto aleatorio. È difficile riuscirvi per due motivi: primo, pensando a noi (per eccesso o per difetto) non siamo mai obiettivi; secondo, noi nel tempo mutiamo e con ciò ogni volta dobbiamo ricominciare da capo. Eppure chi riesce a trovare un minimo di equilibrio (e lo si vede perché è una persona che in genere sorride di gioia non di superficialità) è non solo fortunato, ma anche qualcuno da stimare (nella migliore delle ipotesi qualcuno da amare).