Sto aspettando la nuova macchina fotografica che ho ordinato con mio padre, così, perché mi è sempre piaciuta la fotografia ed ho deciso di dedicarmici. Mi piaccerebbe fare prevalentemente ritratti in bianco e nero (o scorci vuoti di città, una come si deve, non la mia). Così, mentre trafficavo con la vecchia macchina fotografica scattandomi alcune foto, mi sono reso conto per la prima volta di quella che per molti forse è una banalità, ma a cui io non ero ancora arrivato, ossia che un’immagine altra da me (anche se rappresenta me), fuori da me, svela particolari di me che io non conoscevo. Non mi riferisco a particolari che per ovvi motivi sono preclusi alla mia vista, ad esempio il mio retro (verrebbe voglia di dare a ’sto tizio una bella sberla sulla nuca, di quelle con lo schiocco :D vero? No, me stesso, stai tranquillo che se solo avessi la bocca sulle orecchie te lo bacerei quel collo… sbang! L’ho detto solo per distrarlo/mi mentre gli/mi tiravo la sberla, è proprio una goduria):

Non particolari a cui non ho mai fatto caso, o davo per scontati perché la familiarità che presuppone il fatto che io, da quando sono nato, allo spechio veda questa faccia me li ha fatti trascurare. No,  proprio particolari di cui ignoravo l’esistenza (la loro che pare estranea alla mia, soprattutto se per così tanto tempo siamo riusciti ad ignorarci) cose che non avevo mai visto prima. Mi riferisco ad esempio (la scoperta più sconvolgente) alle mie ciglia (ammesso che possa scrivere mie), non avevo mai visto in realtà quale fosse la loro forma, quali le loro dimensioni, come si allunghino, come si cerchino, come si leghino, come puntino leggermente verso l’alto come se cercassero qualcosa, magari una via di fuga, quanto siano lunghe. Beh, va a finire che se prese fuori dal contesto “faccia del Taglia” quelle sono pure ciglia di cui potrei innamorarmi. Roba da ricovero immediato? Probabile.

    

Se confronto le foto con l’immagine delle mie ciglia che avevo costruito nella mia testa, non ci capisco più niente perché mi sembra che quelle non siano mie, non siano da sempre attaccate ai miei occhi. Quello sono io? 

Perché questa curiosità verso di me? Sarà perché da anni non mi facevo più fotografare (e chi ti credi d’essere Mina?). O forse perché non riesco più a scrivere, dopo anni di furore adesso non scrivo e siccome scrivere, in parte (solo in parte), era rappresentazione di me, adesso cerco delle forme meno complicate della scrittura, meno impegnative, per guardarmi in faccia. Sono arrivato al capolinea? Non ho più un cacchio da dire? Storie da raccontare? Ma magari quelle tecnicamente non le ho mai avute. Si sta sfilacciando il legame tra me e tutto ciò che nella mia vita contava? Si sta smorzando il sacro fuoco che mi ha visto studiare e scrivere, studiare e scrivere, studiare e scrivere? Magari sto solo tirando il fiato? No, è che proprio non me ne frega più niente. Non ci riesco, sbuffo, butto giù qualcosa saltuariamente, già, magari qualcosa di simpatico, io però non ho mai scritto roba simpatica, magari buona per essere pubblicata, ma che mi lascia profondamente insoddisfatto. Sto cambiando? Ancora? Perché comincerei ad averne le palle piene. Và che le foto adesso rappresentano un’immagine cristallizzata di tutto ciò che non sono e non sono mai stato, mmh, bello (non io la cosa in sé).