“Eternal sunshine of the spotless mind”: mi piace la storia di questo film (come ho già avuto modo di dire), ma mi piace anche l’impatto visivo (ed emotivo) che hanno le immagini, i colori, il modo di concepire le diverse scene, di presentarle trasfigurandole in un clima magico, dove l’uso del colore (talvolta solo un colore dominante sfumato nei suoi diversi toni, ed il resto è contorno per rendere più credbile ed evidente il colore principale) è decisivo per creare quella mescolanza ibrida tra mondo onirico e realtà (ricordo e presenza), facendo intersecare le due dimensioni, facendone sfumare i confini proprio come sfumano i colori…
E poi c’è questo: “Lost in traslation” e alcune sfumature del blu di Tokyo, il blu che cola dai neon, il blu che permea la città nei giorni di pioggia in giugno (Shinya Tsukamoto e il suo “Snake of june”), il blu che colora di un’inedita tonalità l’alba ed il tramonto di Tokyo trasformandola in una città annegata nel cielo…
E quanto mi piacciono i contrasti ombra-luce di ascendenza rembrantiana de “I Duellanti” di Ridley Scott.
Sono tre bei film.
Gondry è un asso nel giocare col labile confine tra mondo reale ed onirico.
Di “Lost in translation” ricordo molto più volentieri dei colori le passere giappo che fanno le comparse (quella che trucca Bill Murray prima dello spot del Suntory è una dea!)
“I duellanti” ha una fotografia eccezionale, tipica del primo Scott. Il fondale dell’ultima sfida è meraviglioso!
E ci risiamo! Ecco che il Taglia mi fa un post sul mio FILM “Lost in translation”…che posso dire? La fotografia è eccezionale,mi sono definitivamente innamorata di Tokyo dopo aver visto questo film, anche se la mia passione per il Giappone risale a qualche anno fa…e non solo grazie a LAMU’ e MOROBOSHI
sono indecisa sul voto, devo vederne altri episodi e poi ti so dire meglio cosa ne penso
Adesso mi hai fatto venire voglia di rivederlo….ah, dimenticavo: ho visto I TUDORS
“Se mi lasci ti cancello” ti lascia senza fiato per certi versi, t’innamori dei personaggi, del loro stesso amore che non hanno paura di rivivere nonostante la consapevolezza di soffrire, della tristezza di Jim Carrey e della sua timidezza.
“Lost in Translation” ti lascia senza fiato invece perché ci vedi una Tokyo che ti affascina e avresti voglia di vedere subito, un Bill Murray come sempre magnifico e una Scarlett che per me carina così non è mai stata, né prima né dopo.
(“I duellanti” non l’ho visto, ma non ditelo a nessuno)
Ma che è sto Tudors?
Io non ho visto, almeno non in modo completo “Lost in translation”. Amo molto invece il film “I duellanti” (monia probabilmente è troppo giovane per conoscerlo
) con la sua fotografia e gli ambienti e l’atmosfera che l’autore è riuscito a creare.
“Se mi lasci ti cancello” è inquietante.
@Giovanni (meglio che legga solo lui): in effetti il marchio di fabbrica di Gondry è giocare sul confine tra realtà e sogno.
In Lost in Traslation ci sono tante belle signorine
Credo che io e te si condivida una certa passione per il Giappone, e se non ricordo male anche per Kitano: in tema di ragazze hai visto Sonatine? Lì c’è il più spettacolare paio di tette mai apparse sul grande schermo
@Scarlett: allora aspetto il tuo giudizio sui Tudors, in effetti anch’io per ora sono un po’ perplesso… toglici quel paio di scene hot, non è che resti poi molto. Mah.
@Acrimonia: d’accordo con ciò che hai scritto. L’amore per Tokyo nasce in me anni ed anni fa con il manga, poi cartone, Maison Ikkoku. I Tudors è la nuova serie televisiva di canale 5 sulla vita di Enrico Ottavo, presentata come la serie scandalo perché ogni tanto ci mettono un po’ di sesso (niente di che) e perché tutti i protagonisti maschili sono giovani e fighi (anche le ragazza non scherzano).
@Euclide: è vero, i Duellanti è un film molto bello che si regge sull’atmosfera che regia e fotografia sanno creare.
“Se mi lasci ti cancello” a me invece è piaciuto, l’ho trovato poetico, romantico (un pochino inquietante), spiazzante…
Gli ultimi due film non li ho visti, quindi posso giudicare solo il primo. Bellissimo, piaciuto molto anche a me; ti spezza il fiato, ti confonde e ti fa ritrovare allo stesso tempo. Unica pecca della versione italiana: il titolo assurdo ed inconcepibile. Fammi un favore, chiamalo col titolo originale: “Eternal sunshine of the spotless mind” verso preso da una poesia di Pope. Forse troppo complicato da capire per i traduttori italiani… Impossibile tradurlo letteralmente, ma almeno uno sforzo per trovare un titolo più originale e meno banale…
I Duellanti manca anche alla mia lista dei film visti ma i primi due sono invece irremovibili tra i miei preferiti. E son d’accordissimo con Te, cio’ che spicca in entrambi e che principalmente rapisce sono i colori, la fotografia. Per dirti anche se mi sforzo nel pensarci non mi vien in mente alcun film piu’ “visivo” di Lost in translation. Poesia sparata nelle retine, ecco cos’e’.
@Fede: quella dei titoli massacrati è una costante sia per i film che per i libri
@Ani: il dubbio che io ho sempre avuto con Lost in Traslation è che in fondo la Coppola ogni tanto tende a perdere la giusta via e a trasformare il film in un videoclip, e che ciò che lei mette in Lost in Traslation non ho mai capito se sia citazione consapevole di un maestro del cinema giapponese come Ozu, oppure no. Resto comunque un bel film, non fraintendermi.
Forte impatto visivo: mi vengono in mente Sogni di Kurosawa, alcuni film di John Ford, ci metto anche Blade runner, la ricerca estetica di Shinya Tsukamoto (ma quelli sono film un po’ particolari), Hana-bi di Kitano; beh, anche “Hero” con Jet Li è basato prevalentemente sulla fotografia e variazioni di colori, e poi… e poi ci devo pensare