Quante volte leggendo un libro (almeno per chi legge molto) abbiamo avuto l’impressione che si stesse parlando di noi, o che almeno noi si abbia dei tratti caratteristici comuni, singolarmente, piacevolmente, dolorosamente comuni, con il personaggio rappresentato?

 

Mi è capitato con il libro che ho concluso da poco “E quel che resta è per te” scritto da Xu Xing, Edizioni Nottetempo. Poco tempo fa, circa la mia vita in rapporto a come essa si sia modificata di recente, una persona che mi conosce bene mi ha detto “sapevo che non sarebbe durata, non faceva per te, perché tu sei uno che prende le cose troppo sul serio, e quello non è un ambiente in cui per resistere si debbano fare le cose sul serio”. Vero, dovrei magari imparare ad adeguarmi, non che io non lo sappia fare, in generale ho sufficiente faccia di bronzo ed una spiccata attitudine al paraculismo, però non ci riesco quando qualcosa mi interessa davvero, quando quella cosa è il nucleo attorno a cui mi piacerebbe ruotasse la mia vita: arte e amore. E così, direttamente da “E quel che resta è per te” ecco cosa dice il protagonista:

 

Spesso mi è stato consigliato di adeguarmi, ma adeguarmi a cosa? E comunque lo scopo ultimo dell’adeguamento è il cambiamento e io vivo benissimo così, non vedo il bisogno di adeguarmi. Se anche sono un porco, non ho voglia di diventare uomo.

 

Ma non è finita, ultimamente sono sempre più così:

 

Soltanto io in fondo so di essere un fottuto imbroglione, il profondo scarto che esiste tra ciò che sento e ciò che lascio trasparire lo conosco solo io. […] Con Hanyu andò avanti così per un bel pezzo; io che ogni giorno le riempivo le orecchie di simili balordaggini, fingendo di sapere cosa stavo dicendo, e la poveretta che si sforzava di seguire il percorso contorto dei miei pensieri, fingendo di sapere cosa stavo pensando.

 

Il Taglia, cacato e sputato! Ho sempre avuto la capacità di trasformare la mia vita in letteratura, senza volerlo, chiaro, in questo sono davvero bravo, questa è l’unica capacità che mi caratterizza, e che non mi serve a niente e che forse alla fine è pure dannosa. Pace. Il profondo scarto che c’è tra ciò che sento e ciò che lascio trasparire lo conosco solo io… forse…