Ieri, sul tardi, sono riuscito a trovare dieci minuti per andare a fare un po’ di jogging. Come da due mesi a questa parte a metà il tendine del ginocchio sinistro mi ha mollato “caro, io vado avanti, ti aspetto a casa!” e così ho dovuto passeggiare. Dietro a me sono arrivati due ragazzini, 15 max16 anni, un lui e lei (fidanzati) più staccato l’amico di lui, si teneva alla larga con la testa bassa. Io procedo a passo lemme e loro in breve mi raggiungono. Non avrei mai creduto che in una ragazzina così carina e magrolina fosse concentrato un simile vocabolario di parolacce. Ce l’ha con lui colpevole di averla lasciata indietro per fare il figo – il maratoneta da olimpiadi - con l’amico. Non è questo il modo per impressionarla, al massimo la fai incazzare. Povero cucciolo, nel rapporto si muove ancora a tentoni. Vorrei dirgli: consolati, sarà così per il resto della vita, comunque prendi appunti che ti servirà per il futuro. Passata la prima sfuriata lui prova ad abbozzare un “ma io pensavo…”

“eh, sì, tu pensi, certo, tu pensi sempre, eccome se pensi…” e giù la seconda ondata. Attenzione però, lei non usava un tono esasperatamente aggressivo, non so se per istinto o per esperienza (esperienza che lui immediatamente farà di come girano certe dinamiche nel rapporto di coppia, come interpretare certe situazioni e certi toni di voce) lei aveva impostato quel tono querulo un po’ supplichevole grazie al quale ti può dire tutto ciò che vuole (nello specifico anche parolacce ed improperi) e tu, invece di contrattaccare, ti senti maledettamente in colpa per averla fatta sentire così male, per averla egoisticamente ferita e ridotta in quello stato pietoso prossimo alle lacrime, e va a finire che ti convinci di essere il peggiore uomo venuto sulla terra dopo Hitler.  Occhio alla finezza che avvalora ciò che dico. Lei: “certo, sono la tua vergogna non è vero? Sono una vergogna perché non riesco a correre veloce come vorresti… vaffa di qua vaffa di là” deve affinare la tecnica ma la ragazzina ci sa fare

“ma no, io ti avevo visto che eri rimasta indietro…” mica lo lascia finire, riparte subito all’attacco dopo che lui ha buttato lì un massimo di cinque parole, che servono a lei solo per avere nuovo materiale con cui continuare la sfuriata

“certo, quella povera scema indietro ero io, spero bene che tu mi abbia visto, però non hai rallentato bla bla bla”

“ma io pensavo di fare una corsa…” ma ti pare il caso di insistere ragazzo, anche se la tua voce ha un tono profondamente contrito con te non funziona

“ah, perché io invece che cosa credevi che fossi venuta a fare? Solo che non ce la faccio, io, a correre come voi, faccio schifo, sono una vergogna, dai, dillo che ti vergogni di me”. L’alterco, o meglio il monologo, prosegue su questo tono ed ogni tanto (e mi si gela il sangue se penso alla mia di esperienza) lei mette dentro il “no! Basta!” una pietra tombale che chiude ogni conversazione, cioè, tu non sei autorizzato a parlare ma lei ne ha di cose da dire sul tuo conto, e ci tiene che tu le sappia tutte. Lei poi imposta una scena madre sedendosi sul ciglio della strada, ma io mi allontano e non so come vada a finire.

 

Quanto materiale, che background di esperienza per lui se ha fatto attenzione a ciò che è successo (lei invece ne sa già una pagina più del libro); ad esempio, teorizzo ma credo sia andata così: se lei ti chiede di andare a correre tu metti in preventivo di non andare realmente a “correre”, la accompagni fuori, segui il suo ritmo, ci chiacchieri, ma soprattutto non inviti il tuo amico (è chiaro che l’abbia invitato lui, e lei avrà sbuffato perché la corsa è solo un pretesto per stare un po’ insieme tu e lei, ed è altrettanto chiaro che lei aspettava l’occasione per fargliela pagare e lui gliel’ha servita su di un piatto d’argento) ma se anche lo inviti, in ogni caso, ti concentri su di lei, se all’amico va bene buona, se no cavoli suoi.

 

Mi hanno fatto venire in mente un cartone che ho visto un po’ di tempo fa (chiaramente la loro era una situazione da cartone) “le situazioni di lui e lei” (Kare Kano), che mi colpì perché in una puntata, quando lui e lei fanno per la prima volta all’ammmore, il momento era sottolineato da una variazione su di un preludio di Bach che era qualcosa di spettacolare. Ma perché noi in Italia che siamo il paese dell’arte, della cultura, della musica bla bla bla non abbiamo la stessa sensibilità musicale (e la stessa creatività) quando imbastiamo una fiction o un film?

 

 

MI piaceva anche la sigla finale, 30 secondi che mi mettevano di buonumore