Ho sempre mantenuto un atteggiamento netto, risoluto, nei confronti del tradimento: “Se lei mi tradisce è finita!”. Nell’imbastire un rapporto questo è stato per me il caposaldo attorno a cui costruire tutto il resto, puntellando le fondamenta della relazione su fedeltà e fiducia. E su questo non ci piove, restano principi validi ed inderogabili.

 

Io non so se sono mai stato tradito, se diamo retta alla statistica che ho riportato nel precedente post, secondo cui il 41% delle donne ha ammesso di aver tradito o di tradire il partner (perciò quasi una su due), probabilmente ci caso dentro. Dicevo, non so se sono stato tradito, so però come avrei reagito: “è finita”. Ma il modo in cui noi reagiamo di fronte ad un evento che coinvolge la sfera emotiva dipende da due fattori:

  • l’esperienza, ossia bisogna provare per capire, razionalizzare a mente fredda “io farei così, io farei colà” non funziona;
  • il tempo, con ciò intendo che io cresco, io muto e con me muta l’idea che ho del mondo, della morale, del rapporto di coppia, di me stesso, ecc.;

Io all’esperienza non posso attingere, ma in me agisce il tempo. Se una volta sarei stato categorico “addio cocca”, riconsiderando la cosa adesso mi è venuto da pensare che, forse, io ero così sicuro perché in fondo non ho mai amato veramente qualcuna, e quando è successo ero troppo giovane per capire la fortuna che mi era capitata a tiro, perciò se lei mi avesse tradito avrei mandato tutto in malora più per inesperienza (e paura, quanta paura spesso in un rapporto, ma forse funziona così solo per me) che per tacitare il mio ego mortificato dall’infedeltà.

 

Parlo di un unico tradimento, non di una pratica reiterata (in quel caso non c’è problema a scaricare la fedifraga). Mi chiedo se avendo trovato la persona giusta, l’amore con la A maiuscola, uno possa decidere di rinunciare a tutto in modo drastico “è finita!”. Senza chiedersi il perché, senza cercare di capire. In più: oltre alla mortificazione personale, quanto conta il giudizio degli altri, quanto conta il giudizio della “società” che riconosce indistintamente il tradimento come categoria asettica uguale per tutti, e per tutti un male terribile e chi se ne macchia deve essere bandito da me? Tutto ciò ci porta a reagire più come vogliono “loro”, che non come desidereremmo noi? Io la amo però… magari è la persona giusta… e se non mi capitasse più di incontrare una come lei? “Amico, le donne sono come gli autobus, aspetta alla fermata e prima o poi ne passa una. Ma quale persona giusta, se ti ha tradito non può essere la persona giusta” ma se lo fosse? “sì, la persona giusta per un cretino quale tu sei, fate proprio una bella coppia. E poi ricorda che se qualcuno tradisce una volta lo farà ancora!” È davvero così automatico? È solo una questione di tempo e poi scatterà la seconda volta?

 

Nell’amore non conto solo io, contiamo noi, certo, preservando le differenze (diversità di vedute, gusti, interessi arricchiscono il rapporto), rispettando la singola identità personale, i bisogni e le aspirazioni dell’altro, altrimenti il rapporto è sopraffazione. E se io accantonassi la ferita del tradimento subito, dato che quella ferita coinvolge prevalentemente il mio ego, io, per salvare il noi? Vivere un rapporto speciale significa creare una dimensione in cui esistiamo solo noi due, e il resto del mondo è il casino che ci lasciamo alle spalle quando chiudiamo la porta di casa. Io e te, un rapporto esclusivo di gratificante intimità emotiva: riconoscersi nell’altro, appoggiarsi all’altro ecc. Tale fiducia ci porta ad essere più vulnerabili perché ci affidiamo al partner: condivido con te la mia parte più autentica, quella che gli altri non vedono perché io ho deciso di non mostrargliela (ci sono dei lati di noi che solo il partner conosce). Questa per me è la sintesi del rapporto perfetto, ed è questo che fa scattare la molla del “ti lascio qui ed ora, stronza”, perché c’è la spiacevole sensazione che quella parte autentica e vulnerabile di me che diventa noi, lei l’abbia condivisa con il suo amante. Lei non ha posto l’amante in mezzo a noi due, lei ha regalato e condiviso con l’amante la parte più autentica di me. Così facendo si spezza quel noi, si allarga tirando dentro quel mondo che fino a poco prima avevamo lasciato fuori di casa. Ma non è più possibile ricomporre il noi? E che ne so. Boh.

 

Infatti, alla fine, io ho più domande che risposte, non so come reagirei, so però che proverei a rifletterci per benino, come so che l’infedeltà, comunque, non è qualcosa da tollerare (di sicuro la seconda volta scatta l’“addio bella”). Il mio non è un atteggiamento passivo o rinunciatario. È proprio il non voler rinunciare ad un rapporto importante che mi porta ad interrogarmi.