Ho letto un’intervista rilasciata dallo psicologo Willy Pasini in occasione dell’uscita del suo ultimo libro. Ne riporto un sunto. Se qualcosa non vi quadra, o non dovesse piacervi, prendetevela con il prof.

 

Iniziamo con un dato: secondo le stime ufficiali le donne che ammettono di aver tradito il partner sono il 5%, gli uomini invece il 50%. Per il professore non è plausibile: troppo basso il dato femminile, troppo alto quello maschile (anche se quest’ultimo solo di poco), quindi Pasini fa riferimento ad un altro studio (la faccio breve) in cui emergerebbe un dato più credibile, secondo cui le donne che hanno tradito, o tradiscono, si attesterebbero attorno al 41% del campione indagato. Cominciamo bene, quasi una donna su due. Se faccio due conti è chiaro che io nella mia vita sono stato di sicuro tradito, invece giuro e spergiuro di appartenere al 50% dei maschietti che mai hanno tradito la partner, ma le mie considerazioni le rimando ad un altro post. Andiamo avanti.

 

Da cosa dipende il tradimento? Primo, le cause, che sono di natura psicologica e sociale, mutano con il passare del tempo ed il modificarsi della società e dello stile di vita. Vediamone alcune: perché non esiste più il senso (o il valore) della coppia tradizionale. Una volta ci si sposava o si stava insieme perché l’unione era finalizzata ad un preciso progetto di vita: famiglia, lavoro, mutuo. Oggi le cose sono cambiate, ad esempio si arriva al matrimonio e si intende la vita familiare prevalentemente sotto l’aspetto ludico, del piacere, oggi ti sposo perché con te mi diverto, sto bene, non perché voglio costruire qualcosa, e quando arrivano le prime difficoltà, o il divertimento si ammoscia, si cercano altre fonti di piacere. Ecco che scatta il meccanismo del tradimento, si cerca di compensare con l’amante la mancanza di quell’eccitante brivido che non c’è più con il tuo lui/lei. Attenzione però, c’è anche il rovescio della medaglia, proprio perché l’unione oggi è più libera, c’è più complicità e ci sono meno remore nel vivere la sessualità o più in generale la relazione, può scattare il meccanismo contrario, ossia, trovo già in casa ciò che cerco e non ho bisogno dell’amante. Cara tira fuori le manette e la frusta che stasera mi va di essere punito, per tute le volte che ti ho detto che avrei rimesso a posto il magazzino, e non l’ho mai fatto. Altro elemento: i ruoli non sono più definiti come un tempo, c’è un rimescolamento:  la donna lavora, è più libera e di frequente esce di casa, i contatti e le possibilità di conoscere altri aumentano (una volta invece bisognava chiamare l’idraulico e sedurlo). Ancora: la società in cui viviamo non basa le sue strutture sul noi, ma sull’io, perciò è difficile pensare a me come parte di una coppia, in quanto io sono io, conto solo io, e qui comando io e questa è casa mia. Infatti, qual è la coppia che funziona? Quella in cui i due partner pensano non io ma noi, pensano e si fondono completamente nella dimensione di coppia, appunto. Chi lava i piatti? Ci pensi tu caro? No, facciamolo noi! Chi lava l’auto? Noi. Chi va  a fare le spese? Noi. Al cesso posso andare io, o funziona noi anche lì?

 

Colpe ne hanno anche la tv e la pubblicità sempre più erotizzate, e poi la piaga dei reality che presentano l’infedeltà come qualcosa di accettabile, di non così brutto. Ancora: le storie che vediamo alla tv ci portano ad un processo di identificazione ed idealizzazione della realtà in cui vorremmo vivere, che non corrisponde alla realtà in cui viviamo. Questo confondere realtà e finzione ci spinge a cercare una via di fuga. Voglio fidanzarmi con Elisa di Rivombrosa! Lei alla mattina appena sveglia è sempre bellissima!

 

E le chat? Sono terribili per il prof. in quanto il tradimento qui ha un processo di coinvolgimento emotivo molto profondo. Non accade nulla a livello fisico, ma c’è un totale abbandono a livello di sentimenti perché si lavora con la fantasia nell’elaborare il tradimento, e in rete si è più sinceri e vulnerabili. Insomma, mettetevi il cuore in pace: è peggio essere traditi a distanza tramite un computer, perché quello della chat è un tradimento emotivamente pregnante, che non con una botta e via (lì è solo il loro corpo non la loro anima) del vostro/a partner con il/la vostro/a migliore amico/a. Ah, beh, senz’altro è così…

 

La peggiore forma di tradimento? Pasini conia la definizione di tradimento infame, quello che germina all’interno della famiglia: lui con la babysitter o con la sorella della moglie; lei con il padre del marito ecc. Vomito! C’è un caso illuminante: una donna fa sesso nello stesso periodo con due gemelli monozigoti. Rimane incinta ma non è possibile stabilire chi dei due sia il padre, in quanto i gemelli monozigoti hanno lo stesso dna. Non si sa chi sia il padre, ma quanto potremmo dire della madre…

 

Conviene confessare il tradimento? Pasini dice che è meglio nasconderlo (in questo le donne sono più avvezze a certa diplomazia, ecco spiegato quel 5% dell’inizio), risparmierete mille tribolazioni specie al partner maschile che riceverebbe un duro colpo (una ferita difficilmente rimarginabile) al suo narcisismo. Altro consiglio: se il vostro lui vi chiedesse con quanti uomini siete state prima di conoscerlo (ma chi fa una domanda del genere?) meglio sottostimare il numero (lasciate fuori la banda del paese, la squadra di pallanuoto e i congedanti della leva del ‘98 ) perché in certi uomini può destare, cito “inutili e dolorosi paragoni tra lui e gli altri”, specie se non ha giocato a pallanuoto e non ha fatto il militare.

 

Chiudo ritornando su quel 41% che mi frulla in testa (aveva ragione Pasini, è crollato il mio ego narcisista come è crollato di schianto il muro di Berlino, un crollo pauroso ma necessario, ora mi sento più maturo, emotivamente più forte e consapevole, adesso mi sento un vero uomo in grado di accettare e mostrare anche il suo lato femminile, cioè inizierò anch’io a tradire? Ma và và…) e rimando ogni considerazione personale sul tradimento al prossimo post.