Che se il premio nobel americano non fosse morto e sepolto, ci sarebbe da equivocare su di un titolo del genere. Ok, non voglio farne una malattia, voglio dire, è già il secondo post che dedico alla scrittrice siciliana, credo che dopo questo la parentesi si possa considerare chiusa. Oggi dalle mie parti ha piovuto, ha piovuto proprio bene. Ho sentito al Tg regionale che l’istituto nautico Morosini di Venezia, ora scuola militare, aprirà anche alle ragazze, non c’entra nulla ma mi andava di scriverlo. O meglio, è uno dei due elementi che hanno caratterizzato la mia giornata. L’altro è il mio rimuginare sull’intervista a Melissa. Una domanda in particolare mi ha dato il tormento: qual è stato il libro più triste che hai letto? Riferito a me, ci ho pensato ma non mi è venuto niente. Considero triste una trama che presenti una disfatta totale, roba da novelle di Verga per capirci. Ma nei libri che io ho letto il dolore è sempre stato ricomposto (persino sublimato) in forme di lotta, di dignità, di resistenza ad oltranza… mai di sorda accettazione, ed è questa che ti stringe il cuore, perché in essa (nella disfatta totale senza uscita, fosse anche e solo l’ultimo fiato per maledire l’universo) vedi un abisso infinito. Vedi il fondo del pozzo ed è tanto freddo quanto viscido. Chi vorrebbe che le proprie ossa riposassero là sotto?
Poi mi sono ricordato di Hemingway. “Per chi suona la campana” ha un finale potenzialmente triste, ma non è così, la categoria triste non può coincidere con gli eroi di Hemingway, ed in fondo la speranza è lì dietro l’angolo (peggio forse sarebbe Addio alle Armi, mah). Tra l’altro io sono costantemente alla ricerca di una Maria, mi ha lasciato secco il fatto che mentre lei e Robert Jordan fanno l’amore sentano la terra tremare. Niente terremoto, è una rarissima condizione avvertibile dai due amanti quando sono in compagnia del partner perfetto, quando emotivamente c’è totale abbandono e comunità d’intenti. Roba da romanzo, penserà qualcuno, io no. Ah, e poi mi ricordo questa frase che Pilar dice a Maria: “pochi uomini ti diranno la verità, le donne mai”. Hemingway era uno che con i dialoghi ci sapeva fare. Rischio però di andare fuori tema, di trasformare il post in un monologo interiore alla Pirandello (lascio fuori per rispetto Joyce). Dicevo di Hemingway e la storia più triste. Una volta lo scrittore scommise di riuscire a scrivere un racconto brevissimo, che però fosse anche pregno di significati. La storia l’ho sentita perciò non ho riferimenti precisi, e devo anche costruire a memoria il racconto, ma faceva così: “cedesi scarpe da bambino usate pochissimo”. Ecco, probabilmente questa è la storia più triste. C’è poco da aggiungere.
Sempre riguardo all’intervista di Melissa, vediamo cosa risponde Hemingway quando gli chiedono quale debba essere la migliore preparazione intellettuale per un aspirante scrittore (Melissa consiglia Stephen King e il suo libro su come scrivere). Ecco il consiglio di Ernest: “diciamogli pure di uscire di casa ed impiccarsi, perché scrivere bene è quasi impossibile. Poi, se qualcuno lo stacca dalla corda, allora il poveretto per il resto della sua vita dovrebbe costringersi a scrivere al meglio. Ma almeno avrà la storia dell’impiccagione con cui cominciare”.
E Ernest da chi ha imparato? Segue un elenco di scrittori (Tolstoj, Twain, Flaubert, Dostoevskij, Donne, Thoreau, Dante ecc.), compositori (Bach, Mozart) e pittori (Bosch, Bruegel, Patinier, Van Gogh, Giotto, Goya, Tintoretto ecc.) “è un ottima domanda e richiede un serio esame di coscienza. Ho fatto il nome di alcuni pittori, perché ho imparato a scrivere più da loro che dagli scrittori”.
Benedetto Hemingway, alla faccia di quella faccia da gremlin di Stephen King. Se la gioventù si forma su uno che sforna più libri di croissant il mio panettiere, stiamo freschi. Oggi faceva freschetto.
Jane Austen scriveva guardando il Canaletto (l’hai detto tu, da Monia, io ero convinta preferisse Turner…)
La Melissa cos’avrà guardato?? Forse forse le pecore naftalinate di Hirst o i letti sfatti della Emin, ma più probabilmente MariaDe Filippi e Bimbumbam….^^
Certo che scrivere con davanti un Bosch, o un Bruegel…mmmhhh…potrebbe dare delle idee al vecchio zio Stephen (o ai suoi negri….)
Il libro più triste che ho letto credo sia “Fine di una storia” di Graham Green; ma forse mi è rimasta quest’impressione perchè l’ho letto in un momento particolare della mia vita. Di certo l’argomento non è allegro, anche se non lo ricordo benissimo; soprattutto non ricordo come finisca. Non è un punto a suo favore. Magari lo rileggerò, in un periodo più favorevole…
@Micia: se Melissa avesse guardato bim bim bam quando c’era Bonolis secondo me ne avrebbe guadagnato il suo modo di scrivere, ma è troppo giovane. Hirst sicuramente no, in quanto alla Emin Micia mi metti in difficoltà perché non la conosco, ma mi documenterò. Bosch e Bruegel sono due dei miei pittori preferiti, sarà che ci ho fatto un esame sulla famiglia bruegel in St. dell’arte fiamminga ed olandese. Di Peter il vecchio tra gli altri a me è piaciuto molto la natività con la neve.
@Fede: non ho mai letto Graham Green, ma devo dire che concordo con te: è vero che in base al nostro stato d’animo noi percepiamo in modo diverso ciò che leggiamo… però da qui a dimenticarsi il finale di un libro
(capita spesso anche a me, e anche per alcuni libri che ho amato, specie se li ho letti da molto).
te lo devo dire…a me i quadri dei bruegel mi mettono…paura.
l’umanità cinquecentesca rappresentata dai Bruegel mi riempie di ansia…
Non so perchè.
Anche a me succede spesso (diciamo pure quasi sempre) di dimenticare finali di libri o anche film che ho pure amato, a meno che non siano stati tanto sconvolgenti da renderne impossibile la dimenticanza.
Restando in tema di libri ma andando OT, ragassi ho finito “L’abbazia di Northanger”, che bello!
M’è piaciuta davvero la Austen qui, ha avuto uno spirito formidabile, una strisciante ironia che faceva sorridere ad ogni pagina!
Ora comincio invece un libro su cui mi avevi incuriosito tu, Taglia: “Mentre morivo”.
Come dicono entrambi i miei capi (sono fratelli) e il giudice Santi Licheri: ci aggiorniamo!
@ taglia: il fatto che non ricordi il finale ti fa capire quanto mi avesse preso il libro! In raltà mi sono messa a leggere Graham greene perchè l’ho sentito nominare in Donnie Darko. Ho cominciato con “Il nostro agente a L’havana” (da cui hanno tratto Il sarto di panama; questo autore è stato selvaggiamente saccheggiato dal cinema) e mi era piaciuto. Un genere però molto triste, che parla di uomini rassegnati e umiliati. Ti farò sapere quando lo riprenderò in mano.
Non so perche’, ma ho avuto i brividi sulla spiegazione della “terra che trema mentre fanno all’ammmore”.
Anzi si’, il perche’ lo so, l’avete spiegato quassu’ tu e la Fede: stato d’animo.
Anche qui faceva freschetto, comunque.
@Monia: credo che quel libro della Austen piaccia perché è il più atipico rispetto alla consueta produzione della scrittrice.
Che responsabilità, ora leggi “mentre morivo” che è un libro (proprio come il suo autore) che non ha mezze misure: o ti piace o lo detesti. Se lo finisci fammi sapere, nel bene o nel male, cosa ne pensi. Ci aggiorniamo (come i computer)
@Fede: ho visto anch’io Donnie Darko credo che l’idea fosse buona, ma che la trama non sia stata sviluppata benissimo. Beh, se riprenderai Green non mi resta che dire anche a te: ci aggiorniamo
@Ani: o stato d’animo, o per il freschetto
@Taglia: Vedremo da che parte pendo!
Certo che lascia secchi davvero quella scena che racconti. Io peraltro non ho mai avuto il piacere di leggerla, di Hemingway mi manca giusto quello!
Altra curiosità suscitata, grazie!
@Monia: “da che part pendo” la Monia di Pisa, conviene sempre pendere, non piacciono a nessuno le cose simmetriche
aspetta a ringraziarmi và, non vorrei poi finire nel libro nero sotto la voce: piuttosto che ascoltare un consiglio letterario di questo bacerei Calderoli.
Io ho appena finito “Bellezza e tristezza” di Kawabata, e mi appresto ad andare ad acquistare Pennac, così siamo pari
Ah io pendo, pendo… Son tutta asimmetrica!
Per ora (sono a pagina 50) mi sta piacendo, poi ho sempre molto apprezzato i racconti a più voci. In ogni caso, deve proprio farmi taaaaaaaaaaaaaaannto schifo sto libro per farmi preferire un bacio a Calderoli a un tuo consiglio! Ma tanto eh! Ma tanto tanto!
Mi raccomando se vai con Pennac e intendi (se ti piace) seguire la saga Malaussène, parti da “Il paradiso degli orchi”, il primo!
Poi vedremo se pendiamo dalla stessa parte
@Monia: perfetto, dato che conto di passare in libreria domani che sono a casa tutto il dì.
[...] mettiamo il caso che il vero amore esista, quello che, citando una citazione di Taglia, fa sentire a due amanti, ai loro corpi intrecciati, la terra che trema nonostante non vi sia in [...]
Finito! M’è piaciuto moltissimo, sai? Mi ha preso da subito, ha una tecnica narrativa così inusuale che ti cattura. E dirò di più: non mi capitava da molto tempo di tremare davvero leggendo qualcosa, e stavolta l’ho fatto, nella scena del fiume. Coinvolgente e terribile. Mi sentivo un po’ come la Catherine di Northanger Abbey, che s’immedesima tanto nei suoi romanzi gotici da tremare di paura.
Emozionante, umano, tragicomico e triste: davvero un gran bel libro.
Grazie dello spunto!
Anch’io ho finito il mio, cioè “il paradiso degli orchi”, mi sono venute tutta una serie di considerazioni che ti risparmio (come tutte quelle su Faulkner), sintetizzo: è andato giù come un bicchiere di acqua leggermente frizzante con due gocce di limone, con cui mi disseto dopo aver fatto jogging d’estate. Una goduria. Grazie anche a te.
Lascio sedimentare un po’ e poi magari passo al secondo della serie. Ho in arretrato ancora Hornby ma prima il libro scritto da una persona che conosco che mi ha chiesto un parere.
Guarda che io le considerazioni, sia per l’uno che per l’altro, le leggo volentieri, e lo sai. Son contenta però che ti sia piaciuto.
Io ora son passata a un altro che amo, Veronesi, di cui ho trovato un libro che non avevo gnanco mai sentito nominare, suppongo sia il suo primo… Vedremo!
Tu le considerazioni le avresti lette perché sei una ragazza con un cuore grande così (e mi riferisco proprio al cuore, perché se uno dice cuore guarda il petto e allora può sentirsi rispondere “porco, altro che cuore grande, tu stai pensando alle mie tette!”). Se mi chiedessero com’è Monia? Non lo so, però la immagino impegnata a curare passerotti con le alucce ferite. E se non ci sono passerotti feriti? Immagino la Monia che spezza le ali ai passerotti per poi curare le loro ferite. Sto scherzando, eh
e probabilmente sto anche banalizzando.
Però una cosa voglio scriverla su Pennac, è più una sensazione, è forse un’intromissione non calibrata, mi muovo sempre come un elefante dentro ad un negozio di cristalli, ma mi va di fare questa considerazione.
All’inizio, mentre leggevo di Malaussène e in particolare della sua famiglia, es. la prima telefonata di Louna e come essa venga strutturata, mi è parso di cogliere, di riconoscere, anche un po’ il mondo di Monia, quello del suo blog. Cioè, il modo di raccontare, certo modo di approcciare le cose che c’è nei tuoi post. Ok, tu lo fai senz’altro in modo meno disilluso, meno stanco, meno acre, con una prospettiva più aperta e pronta ad accogliere, ma il piglio della scrittura, certe dinamiche mi sembrano simili. Non volutamente simili, non intendo una spece di pedissequa imitazione, solo funzionate su due registri paralleli, magari hai avuto la fortuna di incontrare un autore che ti somiglia, un amico, una parte di te. Perciò leggendo sono entrato nel mondo di Pennac e, di straforo e di striscio, ho sfiorato una parte (una parte) di quello di Monia.
Ok, lo ammetto, stronzate da rabdomante senza il legnetto: amico sei distante dall’acqua anni luce.
Curiosa st’immagine che hai di me, e dire che io mi vedo tanto spesso nel ruolo del passerotto invece!
Mia madre me lo dice sempre che sono maleducata, perché non conosco quella dote preziosa per il quieto vivere nei piccoli paesi come il mio che è l’interessamento cortese ed educato per le altrui cose. Cose del tipo “Tutto bene a casa?” o “Saluta tutti e statemi bene”. Il giorno che mi sentirò dire “E la famiglia?”, saprò di essere definitivamente LESSA. E non Fernanda.

E comunque ribadisco (perché da qualche parte già lo dissi, solo che non ricordo quando né dove) che non è mica per gentilezza che io sto ad ascoltare!
Quindi, dicevamo, se io chiedo è sempre perché m’interessa, mica perché c’ho le tet… ehm il cuore grande!
Io non so se il tuo legnetto funziona, ma è bello quello che dici, considerando che Pennac è uno dei miei scrittori preferiti capirai quanto mi gonfia il petto (aridaje co ste tette) vedermi paragonata a lui! E forse questa tua considerazione non è poi così campata in aria, e potrebbe essere il motivo per cui Pennacchioni mi piace così tanto. C’è un po’ di Pennac in me, o c’è un po’ di me in Pennac!
Mi fa davvero piacere, davverodavvero
Solo il passerotto ferito aiuta gli altri passerotti feriti, perché conosce il dolore, e decide di darsi da fare (spesso accantonando altruisticamente, e questo a volte io non lo capisco, il suo di dolore) in maniera disinteressata.
Sì, non intendevo alludere a gentilezza-ipocrisia, ho capito che lo fai volentieri, ma io credo sia necessario, proprio per questa tua caratteristica, usare un po’ di misura perché mica posso trasformarti in una specie di spugna su cui buttare tutto ciò che mi passa per la testa “che tanto Monia legge”. Devo starci attento specie io che non sono campione di “misura”.
L’idea che ognuno di noi si fa dell’altro può apparire curiosa a chi è oggetto di quell’idea e magari gli capita di leggerla. L’idea che ho di te probabilmente non corrisponderà a ciò che tu senti d’essere, ma, appunto, a ciò che a me pare di percepire. C’è però un dato incontrovertibile: che tu sia una persona che vale (e specifico che scrivo ciò non per leccare, non per piaggeria, non con reconditi idioti viscidi striscianti secondi fini), una persona “speciale” lo dimostra il tuo blog.
Dai un’occhiata a chi e quanti commentano: tu non hai un target definito e perciò statico: tipo i ragazzini che seguono i tokio hotel trovano un argomento comune e fanno comunella; non hai il simposio delle comari che fanno comunella, non hai solo mosconi che volano dalla Monia perché essendo ragazza è come il miele. La gente viene da te formando una comunità eterogenea perché ha piacere di leggere ciò che scrivi e dialogare con te. Non è una cosa né scontata, né così automatica.
Due ultime cose: 1, per carità che la Fernanda Lessa non la sopporto!
è talmente squallido ciò che ho scritto che non devi mica rispondere, è che se non ci infilo almeno una cazzata a commento non dormo sereno la notte.
2, e poi, in tema di doppi sensi che abbondano tra cuore e compagnia… ma che significa quel: “non so se il tuo legnetto funziona”…
Passerotta non andare viaaaaaa!! (Visto che mi autorizzi i raptus canterini!
)
) e mi godo i complimenti.
Ahahah, non avevo mica pensato alla doppia valenza del legnetto!!
Eh benben, che iniezione di autostima! Non dico più niente, ti ringrazio di cuore (e non di tetta