A casa…
Sulla via di casa mi affianca l’auto del comandante, lui è seduto dietro, tira giù il finestrino e mi dice “grazie”, “dovere” rispondo battendo i tacchi e mimando un saluto militare. Mi guarda più perplesso che schifato, tende più a compatirmi che non a disprezzarmi. Se mi conoscesse probabilmente opterebbe per la seconda, così invece dovrebbe disprezzarmi sulla fiducia ma un carabiniere, forse per deformazione professionale, è un uomo poco incline a concedere fiducia al prossimo. “Dicevo” prosegue il comandante “grazie a lei abbiamo preso l’assassino. Lo sa che si trattava proprio di quel suo amico? Quando ho mandato un’auto per interrogarlo ha tentato di fuggire, una volta catturato ha confessato”. Non aggiunge altro, forse non ha sufficienti dati. Una botta del genere ti scuote le ossa e ti riassembla gli organi interni, magari facendo finire il cuore sotto i polpacci – Allegro Chirurgo risistema al suo posto il cuore e guadagnerai mille euro… BZZZZ… non sono mai stato bravo all’Allegro Chirurgo, non ho la mano ferma, preferisco il Masrter Mind, necessita solo di un po’ di lucidità. Io sono moderatamente lucido “dice davvero? Perché se sta scherzando lei è così bravo che dovrebbe avere un suo show alla tv”, “tutto vero” risponde, si tocca il frontino del cappello e la macchina riparte, con il lampeggiante blu della sirena che taglia la spessa gelatina d’odio sospesa nell’aria. Magari leggerò i dettagli della storia domani sul giornale, il movente ad esempio… non credo proprio: sezionare una vita, sezionare i fatti, è roba per l’Allegro Chirurgo. Io preferisco il Master Mind.
Sono a casa “Ciao” la mia fidanzata mi saluta venendomi incontro “sei stato via parecchio, ti piace il mio nuovo taglio?” le lascia scoperto il collo, è incredibilmente sottile e così le sue dita. Mi piace quando quelle dita mi accarezzano, e mi piace poggiare le labbra su quel collo, con delicatezza, piccoli tocchi in punta di pennello. “Stai magnificamente, sai che mi piaci con i capelli corti, fanno risaltare la bellezza del tuo viso, allo stesso modo di come la bellezza di una ninfea risalta in uno specchio d’acqua” sì, come Ofelia, potevo trovare qualcosa di meglio. Lei non ci fa caso, sorride, è felice, mi piace il modo in cui sorride perché mi fa sentire giusto e puro, almeno per un attimo e, certo, anche felice. Felice. “E a te come è andata?” vuole sapere. “Questi sono per te” le dico porgendole un mazzetto di fiori gialli e viola, fiori spontanei, fiori senza nome come un corpo riverso tra i rovi di more. Aggiungo solo “fiori, erba, sole, un po’ di vento, il cielo è ancora appiccicato sopra le nostre teste, le solite cose, niente di nuovo”.
Maggio 14, 2008 at 11:05 pm
Letto tutto

Bellissimo, Taglia. A quando il prossimo?
Anch’io ero una frana all’Allegro Chirurgo, ma diciamoci la verità: c’è VERAMENTE qualcuno che è/era bravo? Il Mastermind non lo conosco, ma decisamente non sono il tipo da Allegro Chirurgo: sezionare gli organi e le vite altrui non fa per me. Ci sarebbe troppo da sezionare in me, dovrei fare l’allegra chirurga di me stessa, ecco!
Maggio 15, 2008 at 11:38 am
Fare l’allegro chirurgo di se stessi credo sia la cosa in assoluto più difficile, presupporrebbe nervi saldi, imparzialità e la capacità di vedere la prorpia vita in prospettiva uscendo da se stessi, dalle nostre gabbie mentali. Troppo complicato.
Mai giocato a master mind? http://it.wikipedia.org/wiki/Mastermind
Non era uno dei miei preferiti, nel racconto funziona come opposto rispetto all’allegro chirurgo in quanto: nel chirurgo si usano le mani, nel master si usa la testa per indovinare la sequenza. Preferire uno all’altro serve a connotare il personaggio.
Ultima cosa: ’sta roba l’ho scritta lunedì, ho lavorato tutto il giorno (il Michelangelo degli imbianchini), nella pausa pranzo ho preso carta e penna ed ho scritto. Per me funziona come per Primo Levi (con le dovute proporzioni, chiaro), in “se questo è un uomo” quando nel campo di concentramento (ripeto con le debite proporzioni riferito a me) per superare la bruttezza che lo circonda, il protagonista rievoca a memoria alcuni versi della Divina Commedia e li commenta. L’arte come finestra verso un mondo altro per dimenticare dove si vive. Per me la scrittura per non pensare troppo, una pausa, staccare la spina, non vedere.
Maggio 15, 2008 at 10:45 pm
Bbbbooooh io sto Mastermind non lo conosco proprio!
Beh è bella però questa cosa della fuga nella scrittura, la pausa, il sollievo, per dimenticare, alleggerire la testa, perdersi in un mondo tutto tuo. Un universo parallelo!
Maggio 17, 2008 at 8:47 pm
“Fiori, erba, sole, un po’ di vento, il cielo è ancora appiccicato sopra le nostre teste, le solite cose, niente di nuovo”.
Bellissimo questo finale, bellissimo. Una visione della vita leggera ma dannatamente profonda allo stesso tempo. E splendida anche la metafora con contrapposizione Allegro Chirurgo-Mastermind, ma questo te l’ha gia’ detto Monia.
Io dal canto mio, anche se suona veramente brutto, ti auguro di “staccare la spina” piu’ spesso se il risultato finale e’ sempre questo. Fa bene anche a Noi leggerti.
Il tuo antidepressivo preferito ha parlato.
Maggio 18, 2008 at 12:12 pm
Grazie, mi becco sempre volentieri una dose massiccia di “antidepressivo”
Tra te e Monia va a finire che mi prende una paresi in faccia a forza di sorridere.
Maggio 18, 2008 at 10:25 pm
Cariiiiini siamo dopo!
Io ho la bocca storta per il dolore, tu per la paresi! :/
Maggio 19, 2008 at 12:16 pm
Ottimo, così finiremo a lavorare in un circo come fenomeni da baraccone *_*