Prima considerazione: scrittori, poeti, pittori, artisti in generale, ma anche filosofi (e pure scienziati e uomini di fede) hanno cercato di dare un senso a tutti i costi al fare sesso, quasi fosse una necessità ineludibile, ed in alcuni casi tale tentativo ha portato a mitizzare il sesso (rendendo il tutto dannatamente complicato), aprendo poi in parallelo la questione amore e qui si entra spesso in un labirinto di banalità.
Secondo: hanno informato il sesso di diversi caratteri e significati, a volte persino complementari: diventa rivalsa e lotta contro la morte (necessità di perpetuare la specie, bisogno atavico perciò), e rivalsa contro la vita: il mezzo più semplice per superare, o sopportare, sofferenza, mortificazioni, delusioni, sconfitte, insuccessi… e può anche essere così, se poi consideriamo che il desiderio sessuale ha come molla la paura (ad esempio: paura di rimanere da soli, paura di non essere accettati, paura di non essere come gli altri “i miei amici sono sposati, ed io non ho neanche la/il fidanzata/o) tutto ha un senso.
Seconda considerazione, questa personale: il sesso, al di là di ogni mito, può essere ridotto ad una forma di comunicazione in cui si riesce spesso a raggiungere un grado di onestà (non del tutto, certo), che neppure in una conversazione intima, a cuore aperto, si ha. È un modo per scambiare calore umano, un modo per divertirsi, per stabilire delle gerarchie, è un modo per conoscere gli altri e noi stessi, è un modo per esplicare tanto l’affetto quanto la crudeltà, e così pure l’indifferenza ecc.
Terzo (molto prosaicamente): oppure il sesso, molto più semplicemente, è sintetizzabile con ciò che Kenny canta nella sigla di South Park “mi piacciono le ragazze con la vagina grande e le tette grosse”, e tutto il resto (ipotesi, elucubrazioni, ricerca di significati, analisi) non è che un corollario per tenerci occupati tra una scopata e l’altra (questo vale almeno per i più fortunati).