L’amore al tempo del blog, o una sua svilita manifestazione. Nella mia esperienza di internauta ho osservato che se un blog è gestito da una ragazza (guai poi se la donzella mette la sua foto nell’avatar e risulta pure essere una creatura attraente) svolazzano stormi di passeri nel suo spazio, che dopo rapidi convenevoli imbastiscono un più o meno strisciante (ingenuo, o fastidioso, spesso banale) corteggiamento. Non è importante che la ragazza li incoraggi, o li assecondi, la cosa funziona a meraviglia anche a senso unico, diventa così un modo economico per gratificare il proprio ego. Se poi la ragazza esterna in un post un momento di sconforto, di tristezza, di delusione, si trasformano tutti in cavalieri serventi dall’armatura scintillante.
La rete (come il mondo) è piena di missionari, è piena di missionari che sperano di mettere qualcuno nella posizione del missionario.
Maggio 16, 2008 at 6:51 pm
Bella l’ultima frase!
Quello che dici mi ricorda discorsi fatti sul mio blog sul quarto d’ora (o anche solo cinque minuti) di figume di quei signori sposati con prole che facevano i provoloni (o i caciottoni) con me al ristorante. Non per arrivare chissà dove, non perché io sia un bocconcino particolarmente appetitoso, ma solo perché “ci sto provando con una ventenne, quanto so’ figo!”. Che trishtezza però.
Maggio 17, 2008 at 12:42 pm
Una ricognizione sull’universo maschile. Triste, o se preferisci patetico, impostare un rapporto come l’ho descritto (e succede) perché in quel caso l’altra (la blogger) non esiste, non è una persona ma è solo un tramite per il “mio” piacere. Non si costruisce un rapporto egualitario: uno scambio di idee per il gusto di farlo fine a se stesso, ma dialogo perché spero di ottenere un vantaggio da ciò che dico e per farlo niente di più facile che si arrivi a mentire.
Prendi ciò che ho detto e trasportalo alla realtà concreta: fuori dalla rete le cose non sono tanto diverse.